Esterhazy

"IL MIO BUON PADRE ERA PARTITO A GALOPPO IN UNA PIANURA BELLISSIMA"
mercoledì, 15 novembre 2006

BELLEZZA ARTE E FATICA
 
 
La bellezza è innocenza, vale a dire assoluta assenza di intenzionalità o studio, casualità sublime, per cui la curva di un volto, la colorazione di una foglia, come l’accostamento di due parole, il fluire di alcune note, il cadere di una pennellata in QUEL preciso punto piuttosto che in un altro ( magari discosto di pochi millimetri) irradia in chi ci s’imbatte la lancinante certezza - che sia pienamente razionale o perturbantemente intuitiva – della categoricità del Bello, della sua indiscutibile Verità.
 
Eppure : se nell’estasi della percezione del bello, mi pare di essere convinta di questo, non riesco, ripensandoci, ad accettare una idea del bello come frutto di naturalezza e di spontaneità assolute. Al cospetto di chi pensa all’arte, alla poesia, come a qualcosa che fluisce in una sorta di trance psico-sensoriale, a una specie di invasamento profano, inesorabilmente si affaccia la mia tendenza naturale al sogghigno, allo scherno nei confronti di chi ingenuamente cade nella trappola della semplificazione e della creduloneria.
No, no, mi dico, la cosa deve essere assai più complessa. Mi viene in mente la fatica dell’artefice, sia che lavori un materiale duro e resistente, sia che operi su sostanze puramente mentali come il ritmo, come la parola…La funzione insostituibile della fatica, dello spasimo della ricerca, del rodìo della insoddisfazione, del vaglio del tentativo, dell’insistenza ossessa del demiurgo, del lento lentissimo percorso di chi si avvicina al punto focale finché riesce a centrare quella fatale combinazione di elementi, da cui si sprigiona come una fiamma la bellezza. Magia alchemica che può sembrare causale, ma che in realtà ha in sé un viaggio – di discesa e di ascesa, di andata e ritorno, di essoterico e di esoterico. Fatica che assomiglia a una spremitura di umori ( sudore lacrime e sangue), a un dolere di ossa e di muscoli, a un contrarsi di nervi; e accanto, o meglio ad essa compenetrata, la pazienza, la dispositio ad patiendum, a patire, a sopportare un compito che aliena dal "mondo", che spesso impedisce di gustare il Piacevole Fugace, e non tanto perché lo si disprezzi orgogliosamente, quanto perché non interessa più.
 
Mi viene in mente ora la scena finale – il nesso è da vedere – di “Morte a Venezia”:
l’artista morente e – a distanza – l’immagine della bellezza oggetto del suo disperato amore .
Fra i due , piantato sul lido deserto e crepuscolare,collocato in modo da costituire il vertice di una triangolatura , l’arnese della mediazione , il filtro fra il grezzo e l’elaborato, lo strumento che rende pensato il casuale . 
Il treppiedi della macchina fotografica .
 

 
postato da Esterazy alle ore 17:00 | Permalink | commenti (18) / commenti (18) (pop-up)
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Commenti
#1   15 Novembre 2006 - 20:37
 
La bellezza non solo non è innocenza ma probabilmente il suo esatto contrario...l'assimilazione della bruttezza e della degradazione.... Resta da stabilire il concetto di "vocazione alla bellezza" e la questione della "Grazia," nel senso del suo sviluppo per il quale non basta la percezione.
Tanto per citare un film, per me significativo.come quello citato da te, mi viene in mente "Milarepa" della Cavani che, dietro un apparente schematismo (che molta critica ha visto come un limite) tenta di illustrare un percorso del genere che, necessariamente, anche nell'artista passa attraverso la com-passione (intesa non in senso pietistico)che è anche consapevolezza dei propri orrori.
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#2   16 Novembre 2006 - 08:58
 
sono due tipi diversi di bellezza, una prodotta dalla spontaneità di un gesto filante, fluido, trasposizione immediata dell'emozione dell'artista, l'altra metodica costruzione, come hai descritto tu. non cito film, ma nella letteratura ho ben presente le due categorie.
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#3   16 Novembre 2006 - 14:17
 

...Art, ho usato la parola "innocenza" - forse impropriamente, non ho badato infatti alla etimologia!- senza alcun riferimento al piano etico, all'idea del bene e del male, da cui sono del tutto lontana quando penso alla bellezza e all'arte. Piuttosto con innocenza volevo dire assoluta noncuranza dell'effetto da parte del "creatore" sull'eventuale fruitore della sua opera, l'assenza di "funzione" di qualsiasi tipo. Penso che chi avverte l'impulso di esprimere bellezza , di creare bellezza, non sia minimamente interessato agli altri,o ad altro che non sia il SERVIRE questo impulso, appunto.
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#4   16 Novembre 2006 - 14:20
 

...cinas, ma è proprio questo il punto : che cosa ci sia dietro alla APPARENTE spontaneità "del gesto filante, fluido...immediata (?) trasposizione della emozione dell'artista..."
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#5   16 Novembre 2006 - 15:06
 
penso che in questi casi dietro non ci sia fatica e costruzione.
penso che siano effettivamenti impulsi non costruiti, "gridi" artistici.
penso, peraltro, che siano casi rari e che esistano molte espressioni artistiche dove la spontaneità sia apparente, sia accuratamente costruita, controllatissima emissione di segni artistici.
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#6   16 Novembre 2006 - 21:31
 
....""funzione" di qualsiasi tipo. Penso che chi avverte l'impulso di esprimere bellezza , di creare bellezza, non sia minimamente interessato agli altri,o ad altro che non sia il SERVIRE questo impulso, appunto....."

Penso che la mia maggior debolezza come artista ,ma anche, forse, (spero) la maggior forza come "uomo"...al di là della didascalia o dello sviluppo programmatico (che sempre deludono chi li organizza e spesso non sono neppure utili) è il pensare che la bellezza (o l'impulso alla bellezza, che io chiamerei anche "Grazia") possano partire anche da un "massimo" interesse per gli altri (intesi più che come individui singoli, come collettività)fosse non altro per conoscere e approfondire il proprio mistero.... ma anche epr vivere un po' meglio con e insieme a loro.
Ma poi bellezza è anche amore e amore è anche partecipazione, come dico, fino al rimbambimento (già vicino) com-passione...e le divisioni o categorie per me non vanno in questa direzione, anche se per lo strumento del pensiero e della riflessione certo possono essere impiegate, con esiti e sviluppi interessanti.
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#7   16 Novembre 2006 - 23:52
 
Il legame secondo me è dato dal mezzo o meglio dalla comunicazione, più la comunicazione è chiara, chiara in ogni aspetto tra chi da e chi fruisce più la bellezza colpisce non solo la parte cosciente di noi, ma anche quella incosciente ed appaga vuoti profondi.
Concordo che si possa raggiungere una estrema capacità, ma per alcuni questa estrema capacità di padroneggiare la materia non si risolve in uno scambio, si limita solo a trasferire una forma vuota di contenuto al fruitore, lettore o spettatore.
utente anonimo

#8   16 Novembre 2006 - 23:59
 

...come in altre occasioni, art,avverto uno iato, uno scarto, nel tuo e nel mio percorso, da un certo punto in poi le direzioni divergono, in apparenza inconciliabilmente. ciò non significa , come osservi tu stesso, l'infruttuosità del contributo reciproco, tuttaltro. Ad es., per riferirsi solo al tuo ultimo commento, mi piace moltissimo la denominazione di "Grazia" per indicare quell'"impulso alla Bellezza" di cui si parlava.
Non condivido la tendenza che oggi sembra dominante a godere solo della identità di vedute e di sentire fra due persone...a me sembra molto stimolante il contrasto, la contrapposizione, la messa in discussione reciproca, purché naturalmente i registri coincidano.

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#9   17 Novembre 2006 - 13:48
 
x #7

...che cosa intendi con "comunicazione chiara"?
la chiarezza comunicativa mi sembra adatta al linguaggio referenziale, non a quello poetico...
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#10   17 Novembre 2006 - 15:51
 
ecco, a proposito di contrapposizione, la bellezza come "grazia" mi lascia estremamente perplesso.
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#11   17 Novembre 2006 - 20:06
 

..."Grazia" , non "grazia"
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#12   17 Novembre 2006 - 22:15
 
va bene. era un refuso. "Grazia". Non cambia la mia perplessità.
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#13   18 Novembre 2006 - 15:54
 
grazie del tuo commento.
benvenuta l'ironia.
è solo una questione di spazio.
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#14   20 Novembre 2006 - 21:15
 
Mi è piaciuto tanto quel che hai scritto...
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#15   23 Novembre 2006 - 19:37
 
Comunicazione chiara (comm. 7 comm. 9)

Se tu scrivi un post artisticamente perfetto perchè sia un capolavoro necessità che io ( ed altri) lo leggiamo. Necessità cioè che tu, dopo molti tentativi, prove, o forse nessuna perchè i tentativi e le prove li hai assorbiti in qualche altro modo mi proponi qualcosa ed io mi preparao a riceverla.
Io vedo la bellezza in questa prospettiva, cioè in una relazione fra te, che scrivi il post perfetto, che appaga una serie di miei bisogni e e me,il fruitore che ha il bisogno necessario.
Non può esistere bellezza fuori da questa relazione, perchè se tu facessi un post perfetto, ma non c'è un ricevente non sarebbe bellezza, ma solo una emissione di energia da parte tua destinata a perdersi nel nulla..

In merito invece alla fatica, punto di partenza del tuo post, credo di essere d'accordo con te, penso che quegli artisti che sembrano produrre tutto frutto di uno stato irrazionale, abbiano invece una predisposizione a trasmettere le loro espressioni con un diverso sistema di organizzazione della mente.

Anonimo Y
utente anonimo

#16   24 Novembre 2006 - 00:49
 

...è un commento interessante, y, che stimola ulteriori riflessioni. La prima che mi viene in mente è : creare bellezza è un'azione che rientra nella sfera della relazionalità o è - come dire... - un'azione "autistica"?
e poi, ancora : ciò che a me pare illusorio e riduttivo, e cioè il creare "senza fatica", non è piuttosto un diverso modo di filtrare esperienze, secernere essenze, e rielaborarle in espressioni proprie?
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#17   24 Novembre 2006 - 17:27
 
Creare bellezza secondo me rientra nella sfera della relazionalità.
Tutti i blog che ho letto, mi limito al percorso virtuale, anche quelli scritti da persone con intelligenza e sensibilità superiore alla media, muoiono senza un dialogo coi commentatori.
Ed il dialogo è tanto più fecondo quanto il commentatore non è d'accordo con lo scrivente del blog, ma è da quest'ultimo accettato e preso in considerazione anche se anonimo.
Come vedi parlo di bellezza in un ambiente ristretto, non parlo di bellezza per forme d'arte canoniche, per dire anche che la bellezza, per me, sta in moltie vari gesti e relazioni nel mondo.

Anonimo Y
utente anonimo

#18   24 Novembre 2006 - 17:39
 
Da come è formulata la tua seconda riflessione contiene già in sè la risposta e diciamo che mi trova d'accordo.
Per creare bellezza è sempre necessario un "lavoro" parlerei di lavoro, non di fatica, la fatica dipende dalla persona e dal percorso che questa sceglie per arrivare ad una ipotetica vetta.
Un astronauta che volesse scolpire una statua nello spazio farebbe più fatica di uno che volesse semplicemente scrivere una poesia sempre in quel posto.
Ma fare più fatica o lavorarci di più non significa necessariamente raggiungere prima il posto desiderato.

anonimo Y
utente anonimo

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