Plumbago bianco
Tragico, superbo e bello, il plumbago candido ostenta impavido la sua diversità.
I passanti si chiedono perché non sia azzurro come gli altri che formano la lussureggiante spalliera: quel loro bel colore pervinca è così gradevole, accattivante, confortevole, rassicurante… Lui invece ha il tremito di un bianco smarrito, con inclinazione al perlaceo o all’argento pavonato, a seconda dei punti e della luce. In certe ore del giorno quel bianco del fiore reclino è affranto, in altre ore tenerissimo, fino al patetico : una nuca infantile là dove i capelli sfumano nel candore del collo – a volte torpido e torbido tanto da apparire quasi sinistro : l’opaco pallore di un morente, la palpebra di una donna sopraffatta da un piacere contro cui ha lottato a lungo, troppo a lungo.
Fra chi passa lungo la siepe non c’è chi non gli getti un’occhiata perplessa,spesso non priva di diffidenza. Anomalia genetica? malattia? artificio? capriccio degli dei?