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venerdì, 21 luglio 2006

'Nessuna metamorfosi dello spirito ci è più familiare di quella che, partendo dalla simpatia CON la morte, ha come conclusione la decisione di servire la vita'

T.M.

...sì sì sì...la cosa  notevole è precisamente quel CON, mentre ci si aspetterebbe piuttosto un PER...

postato da: Esterazy alle ore 15:17 | link | commenti (6)
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Commenti
#1   21 Luglio 2006 - 16:49
 
non è notevol, è solo banalmente ovvio per chi e lo può permettere.
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#2   24 Luglio 2006 - 14:56
 

...no, no, insisto. C'è una profonda differenza fra simpatia per la morte e sym-patia CON la morte. E infatti quest'ultima accezione, rimandando all'etimo del termine simpatia, esalta una condivisione e direi una compenetrazione dei soggetti che è molto diversa da ciò che indica "simpatia-per", non altro cioè che un trasporto verso qualcosa che è pur sempre altro da te.
"Sym-patia" con la morte significa uno sguardo sul mondo consapevole della fugacità e quindi auto-ironico per definizione : non puoi che sorridere infatti di fronte al divampare delle tue stesse passioni o al mordere del dolore, misurando la sproporzione mirabile fra l'essere e il sentire ( trovata micidiale del cattivo demiurgo...) Né, come credono gli sciocchi, la simpatia 'con' la morte è propria d'individui afflitti, miserevoli e lagnosi, ché anzi essa conduce alle gioie impareggiabili del godimento senza speranze né illusioni.
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#3   24 Luglio 2006 - 21:24
 
trovo un po' offfensivo definire lagnosi gli individui che hanno familiarità con la morte, forse perché appartengo anch'io a questa categoria: ti assicuro che, se non ne hai fatto esperienza diretta, sentirti proporre un elettroscochok è devastante. Così come far scivolare una lametta sulla tua pelle, o bere sostanze velenose.... la sympateia con la morte è parte della vita del malato, quindi è sempre presente, nei suoi pensieri e nella sua esistenza. Io non so, a volte, se tu deridi chi sffre dvvero, o soffri tua volta. ma se deridi, che Dio abbia pietà di te....
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#4   25 Luglio 2006 - 13:01
 
e ti assicuro, non ci sono gioie impareggiabili del godimento senza speranze né illusioni. Solo la realtà, Ester, ha la crudezza della realtà, e a volte tu sembri dimenticarlo . Vorrei dire altro, ma la mia testa si rifiuta di funzionare. A volte piango, pensando a Iris, film che sicuramente avrai visto. So cos'è un cucchiaino, ma spesso non ne trovo il nome nella mia mente.. Spero siano le (molte) medicine che sono costretta a prendere, perchè se il mio destino è la demenza giovanile, preferisco morire, di gran lunga preferisco morire. Con o per simpatia con la morte e lo spegnimento di questo dolore.
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#5   25 Luglio 2006 - 14:00
 

...parda, credo che questa volta tu abbia frainteso sia il post che il mio commento ad esso. Pur mettendo in conto un mio probabile difetto di chiarezza, non capisco da dove possa evincersi da ciò che ho scritto la "derisione per chi soffre".
Sono convinta che il rapporto con la morte vada ben oltre la dicotomia malato/sano ( se pure esistono sani)...
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#6   25 Luglio 2006 - 15:07
 
però la dicotomia malato/sano è, come dire, più pressante, cruda e priva di quella certa poetizzazione che chi non la vive sulla sua pelle a volte tende a infilarci...
io ho frainteso una derisione che non c'era, ma anche tu qui tendi a perdere di vista la concretezza "sporca" delle cose che altre volte usi per schioccare il lettore.
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