RIVETTE
L’ultimo film che mi ha fatto provare delle emozioni è “Histoire de Marie et Julien ” di Jacques Rivette. Visto per caso, cioè per una serie di contingenze del tutto fortuite : sembra strano ma spesso questo mi è accaduto con film che in qualche modo mi hanno toccato , mi hanno dato qualcosa. Rivette è un autore che può sembrare per certi tratti insopportabile . Esasperante nella sua ossessiva lentezza, ripetitivo,( letteralmente addirittura, quando una scena viene ripetuta con varianti minime che al momento possono anche sfuggire, facendola sembrare una inspiegabile replica),allusivo fino alla maniera, un modo di raccontare e descrivere il mondo meticoloso e teatrale ; e nel contempo grande proprio in virtù di queste stesse pecche.
Mi sono quasi commossa alle scene di amore ( dico quasi perché non mi accade mai di sentirmi turbata fino all’empito delle lacrime). E’ stata una commozione da riconoscimento, da identificazione. Quel bisogno di mescolare al piacere fisico la voluttà dell’invenzione in una continuità ininterrotta…
Il richiamo al soprannaturale e al paranormale interessa al regista solo in quanto serve a dare all’ambiente e ai personaggi una dimensione di atemporalità ; e così si privano le persone del loro contesto spicciolo, quotidiano, ( oppure certi aspetti di esso, come il lavoro di orologiaio, assumono connotati clamorosamente simbolici ) e si provvede ad identificarle solo mediante una loro peculiarità del sentire. Nella loro storia tutto a poco a poco perde rilievo attraverso la messa a fuoco di un elemento che diventa invasivo e onnipotente. Il vecchio tema romantico dell’amore più forte della morte è riproposto con grande asciuttezza e pathos, fino alla superba e tenera scena finale, in cui il sangue sgorga di nuovo dalla ferita di Marie.
