Divano analitico
So che sei là, nel buio, dietro di me . Non permetti che io ti guardi, né vuoi che veda come e quanto tu guardi me. So che mi ascolti : posso percepire il vortice del tuo udito che afferra le mie parole appena scivolano dalla mia bocca , mi piace parlare sempre più piano in modo che la mia voce assomigli sempre più a un balbettio, un mormorio, il chioccolio di una fontana, la lallazione di un lattante. Tu assorbi i miei suoni primordiali e li ricomponi in scale di senso, scale in cui i pensieri assomigliano agli angeli del sogno di Giacobbe nel loro andirivieni festoso e santo.
Non so dire come - per quali vie – percepisca la tua presenza, ma so che accade in modo più forte e più intenso di qualsiasi altra percezione sensoriale
Se il toccare e il vedere, l’annusare e il tastare, l’udire e l’odorare possono dare certezza, essa non è che la millesima parte di quella che mi dà il NON vederti e il NON toccarti.
Tu sei là, dietro la mia testa distesa, e posi la mano sul bracciolo contro cui la mia testa poggia. Ogni tanto ho l’impressione – ma so che potrebbe essere solo una impressione – che tu mi sfiori i capelli, addirittura che giocherelli con qualche ciocca. Ma non mi distrai, non mi distraggo. Sono troppo tesa a percepire la tua GENTILEZZA priva di dolcezza, la tua benevolenza priva di compassione, la tua bontà priva di misericordia…