Gli Accattivanti
Essere accattivanti – e lo si può essere in molti modi : nel parlare nel gestire nel guardare e nel sorridere, nel vestire; ma ora sto pensando in particolare allo scrivere – può sembrare apparentemente un vantaggio. L’etimologia del resto, come sempre, la dice lunga : un ‘ad’ più un derivato di capĕre, cioè captivus=prigioniero. Un termine quindi che rimanda con certezza all’ambito della seduzione, e come tale, di tutto rispetto. Anche se la seduzione dell’Accattivante mi sembra , a dire il vero, assai all’acqua di rose.
Indubbiamente egli esercita un fascino, la cui peculiarità è di agire indiscriminatamente su persone eterogenee, diverse per ceto, cultura, gusti, abitudini e così via. Ognuna di esse magari troverà una motivazione diversa per soggiacere all’attrazione del fascinatore, a volte persino lo contrasterà denigrandolo in quella maniera esacerbata e compulsiva che fatalmente fa sospettare un inconfessato e inconfessabile innamoramento.
Tramite una personale osservazione degli Accattivanti che ho incontrato ( confesso che il fenomeno – e uso la parola con appena un tocco di riferimento al concetto di “monstrum” - mi ha sempre incuriosito) , credo di poter concludere che essere accattivanti non è alla lunga un vantaggio per coloro che possiedono questa caratteristica. Pagano infatti la piacevolezza dell’”incontrare”, di avere successo nell’ampio ventaglio delle relazioni, di essere sempre confortati da nutriti gruppi di devoti, persino di godere del rovello,amoroso anch’esso,dei loro appassionati detrattori. – sì, pagano tutti questi gradevoli orpelli con il RIMANERE FERMI, inchiodati al loro stesso autocompiacimento che tuttavia pian piano perde sapore per i loro palati viziati.
Il gradimento altrui diventa la loro Gabbia, il loro Carcere, la Tomba dei loro veri (?) talenti.