ROCOCO’ COCORICO’
Oggi l’ironia – o presunta tale – si vende su tutti i mercatini più o meno rionali, e non manca neppure un vago odore di pesce avariato che proviene dai banchi della pescheria.Signore che hanno coltivato con amoroso e confidente zelo una loro modesta predisposizione alla lingua sciolta ( onny soit qui mal y pense), trentenni mucciniani che mascherano volgari abbordaggi con battutine spiritose, navigati suiters che ostentano un distacco dalla vita che non sanno quanto sia reale ( ma non certo nel senso che intendono loro) : tutti costoro hanno l’ardire di autofregiarsi – con incredibile immodestia – di doni sublimi di ironia e , s’intende, di autoironia - come se appunto una attitudine così complessa e virtuosa come l’ironia fosse attingibile per semplice autocertificazione.
Ahimè, quando sento la parola ironia, penso a chi ci ha mostrato che cosa essa veramente significhi, e il sangue mi si rivolta quando la vedo così prostrata nelle menti di chi se la autoattribusice…convinto che bastino, per attingerla, le sue melense battutine – di cui una su mille strappa a mala pena un sorriso e la stragrande maggioranza produce uno stridore di denti per la lambiccata artificiosità delle frasette mistificatorie .( ancora peggiori gli scambi e le tenzoni a due, in cui il rimpallo produce lo stesso fastidio di certi set tennistici di mediocri, che non fanno che attivare irritante girar di pupille e indolenzimento dei muscoli occipitali…)
Sono convinta che questa illusoria padronanza del registro ironico dissolva le già scarse potenzialità odierne di autentica comunicazione fra individui ; per ostentare superiorità intellettuale ci si sente infatti costretti ad esibire questo tono (falsamente) cinico e disincantato, questo rincorrere la battuta fine a se stessa. Ce n’è di che dedurre che siamo nella fase, storicamente non nuova ma forse non mai così degradata come oggi, del concettismo lambiccato, della brillantezza stereotipata, di un tardo tardissimo –
del tutto sbrindellato e dilavato e insulso - rococò.
