L’amore nel Neolitico
A chi ogni tanto mi chiede
che pensi dell’amore e se ci creda,
generalmente non rispondo
ma regolarmente
rivedo nella mente
immagini di un filmato che visionai una volta. Si trattava
di un “testo visivo” accluso
a un ponderato studio
che mostrava una ricostruzione- di valore scientifico–
di vita quotidiana nel Neolitico.
La parte che ricordo riguardava
una fase di quiete e di riposo –
forse obbligata dal buio o da maltempo –
Di individui di varie età e sesso all’interno di una caverna.
(il filmato era in b/n).
Nella grotta semibuia piccoli gruppi umani (di 2/3 individui) giacciono per terra o semi addossati alle pareti, completamente nudi. I corpi si sovrappongono e s’intrecciano con abbandono impudico e insieme angelico, mossi dalla ricerca di calore, di benessere, di piacere : bisogni naturali e innocenti, non viziati da perversi lavorii mentali.( Il retro-pensiero è il peccato di Adamo?) Alcuni sono intenti a operazioni che la nostra “civiltà” – facile ad arricciare il naso quando si avvicini più di tanto alla corporeità – si sente in dovere di guardare con disgusto, ma che costituiscono invece quegli archetipi di accudimento, il cui rigetto sta forse alla radice di tante angosce contemporanee .Vale a dire che si spidocchiano, si nettano reciprocamente la bocca e i denti a linguate, si lambiscono le palpebre sciogliendone i cigli aggrumati. Altri, con la stessa assorta e innocente concentrazione, si stimolano con sublime pazienza aree di piacere, avviluppandosi sempre più stretti con flebili e brevi guaiti.
Un grande senso di intimità e di benessere spira in quel nido oscuro, mentre dallo squarcio chiaro della lontana bocca della caverna giunge lo scrosciare di una pioggia primigenia.
