DONNE 2.
Muse
Quella della Musa è una delle eterne vocazioni femminili, come la Sposa, la Mamma, la Padrona delle Ferriere, l'Artista Incompresa. Naturalmente ci sono più sottotipi di Musa, ma quelli davvero paradigmatici sono due.
La prima è la Musa Fatale. In parte fa sue le intramontabili fattezze della Femme Fatale storica, aggiungendovi però il lustro ( o i lustrini) del suo interlocutore, il (presunto) artista o individuo geniale di cui lei è convinta di essere l'ispiratrice.
Sfuggente per istituzione - le Muse si sa sono irraggiungibili - inquietante per definzione ( Disquieting Muse), vagamente sentenziosa nel dire, volentieri ermetica - spaccia il suo ermetismo per "vocazione alla polisemia" -, vagamente mistica e altrettanto vagamente carnale, la Musa fatale è destinata a scadere in una patetica Cassandra (dopo la caduta di Troia), allorché l'Ispirando le si svela al di sotto delle aspettative
La seconda è la Musa Adorante. In perpetua incondizionata e prostrata ammirazione per il suo idolo, se lo coltiva come il basilico nella "testa" di Lisaveta ( o , meno melodrammaticamente; come il geranietto sul davanzale). Il suo è tutto un "farsi da parte" per fare spazio a lui: si può persino percepire il fruscio delle sue gonne che si ritirano, perché - ovviamente - la Musa Adorante indossa la crinolina. Ha infatti il garbo, il savoir faire la sorridente socievolezza di una Savante del '700, qualcosa di mezzo fra Mirandolina e Madame du Deffand in sedicesimo.
Il suo limite è il rischio di una eccessiva edulcorazione e della stucchevolezza che porta sempre con sé l'entusiasmo esagerato anche per chi ne è oggetto. Se poi sbaglia secolo e slitta nell'800 , diventerà una di quelle lacrimose e insopportabili Vittime Designate alla Adèle H.
