LUPI BIANCHI
Della interpretazione dei sogni di Freud ciò che mi ha sempre affascinato è la potente idea di simbolo. Il simbolo infatti non è basato su una elementare analogia, una metafora in cui il cammino fra il termine di partenza e il termine di arrivo è abbastanza evidente e leggibile a tutti. L’interpretazione del simbolo onirico, secondo Freud, richiede un percorso elaborato e a volte persino avventuroso da parte di una mente iniziata , la stessa che un tempo era in grado di decifrare – non certo per immediata illuminazione ma mediante una procedura misteriosa di ricerca e pratica sapienziale – i responsi delle antiche sibille. Dopo il folle orgoglio dell’individuo romantico convinto di elevarsi al Vero con le sue sole forze, riemerge dunque, in qualche modo, una figura di mediatore, una guida , uno sciamano, un sacerdos e cultore del sacro, i cui occhi si ficcano molto più a fondo dei nostri nel “mare del mistero”a leggervi quei segni che sfuggono agli occhi dei molti. E se un tempo l’oggetto da esplorare era l’Esterno, il mondo delle azioni e delle vicende, il mondo degli oggetti e dei fenomeni, a un certo punto lo sguardo si cala nel pozzo dell' Io e delle sue più intime esperienze, così profonde da essere nascoste persino al soggetto che le ha vissute e che le porta in sé. Così il lupo bianco accosciato immobile sul ramo di un albero ( e quale potenza estetica immancabilmente si associa al simbolo forte…) è il lenzuolo che copriva i corpi carnalmente avvinti del Padre e della Madre del bambino che viveva la sua prima fondamentale esperienza di amore e di odio, di stupore e d’invidia, di tradimento e di tenerezza, di desiderio e di ripulsa, in una parola l’esperienza della passione
Si recupera così tutto ciò che la semplificazione razionalistica aveva accantonato liquidandolo con troppa fretta. Riaffiorano la cabala e la magia, con i loro enigmatici e apparentemente inspiegabili abbinamenti, si profilano la messa in iscacco del rapporto causa/effetto, e la consapevolezza dei limiti della previsione.
Mi viene in mente ora che il bambino del sogno di stanotte – che mi ha suggerito questa riflessione – aveva il volto di quello che appare nel “Primo comandamento” di Kieslowski.
