Il miracolo della finestra
(tempo su tempo)
Nella sala bellissima, allungata ma raccolta, l’ensemble di virtuosi suona un pezzo molto noto ma pur sempre inebriante del divino Vivaldi. Alzando gli occhi noto sul fondo la finestra che in perfetta simmetria chiude la scena dietro i musicisti. Una grande finestra nuda, elegantemente slanciata , dagli infissi bianchi, insolitamente spartita da bracci a forma di croce latina.
E mentre la musica radiosa percorre il suo proprio tempo, la finestra esibisce il suo tempo attraverso il trascolorare delle tinte del cielo che essa inquadra, le cui pallide e vellutate tonalità palpitano come il piumaggio di paradisiaci uccelli.
Non riesco a staccare gli occhi da quel lento ma percepibile viraggio, reso misterioso dallo schermo sottilissimo dei vetri, che vi getta pagliuzze di barbagli ed esili tramature di ghiaccio. Dal grigio-petto-di-colomba al rosa-petalo-di-rosa all’incomparabile mauve sempre più foncé fino al viola e alla cupa tinta del mosto, il tempo astronomico scandisce il suo cosmico percorso, dispiegandosi sullo sfondo del tempo musicale che domina nell’interno.
Tempi diversi che s’inviluppano l’uno all’altro come gusci concentrici. Al centro, abbacinata, la mia mente , nel suo perenne conflitto fra l’abbandonarsi al tempo (o ai tempi) e la nativa vocazione a uscirne, a esserne infine LIBERATA.
