Sul dolore
Nel sentire dolore – non parlo di quello fisico che forse richiede un genere diverso di riflessione – c’è un ultimo confine che si apre su una Zona in cui il dolore – quel dolore – cessa. Per cui d’un tratto mi è risultato chiaro che ogni sofferenza – che non sia legata, ribadisco, a strazio di carne – sia in fondo autoindotta , determinata insomma da qualche meccanismo interiore, inconscio ma non per questo meno attivo, che ci obbliga a farci male.
Una volta – anni fa – scrissi da qualche parte : e dunque, si può scegliere di soffrire come di vestirsi di rosso o di verde? In fondo era già l'intuizione della inesplorata camera che c’è dentro di noi, oltrepassata la soglia della quale, ogni dolore cessa e ci troviamo immersi in un’aria così rarefatta e leggera che neanche i vertiginosi librati delle aquile attingono.
E non è l’A-PATIA classica, e neppure l’A-TARASSIA Che lì quell’alfa privativo significa pure qualcosa : una sia pure lontana nostalgia, la traccia di un’assenza o di una mancanza, il persistere di un bisogno anche se dominato. No, niente di tutto questo nell’impervia Zona Franca a cui non a tutti è dato arrivare.
Bensì la divina ed estetica Grazia della Pietra.
La Grazia Della Pietra
Si tratta forse dell’insperato connubio di Grace e di Pesanteur, che la cristianamente giudea Simone Weil ( o giudaicamente cristiana?) disperò di attingere ?
Bene : oltrepassata quella soglia, a prezzo di un’ardua disciplina priva di sconti e di consolazioni, ti meravigli di non alzarti dal suolo in volo. Con indescrivibile sollievo butti come dalla navicella di un areostato tutta la zavorra che con incredibile ostinazione ti portavi dietro, senza arrivare a capire quanto fosse semplice il gesto.
Un Gesto Semplice appunto : buttare ( giù s’intende), sgravare, sgravarsi di tutti quei viluppi di feti morti che hai dentro, asciugarti del putridume e dei liquami.
Perdita di orpello ma non di sostanza.
Consistente ma trasparente come alabastro con una fiamma retro.
Sacrale e domestica come un’ostia che alta sull’ostensorio, soavemente raggia.
