...Fu (l'uso del tempo verbale - passato remoto - non è cronologico, ma semantico; e a questo proposito molto ci sarebbe da dire sull'uso dei tempi che niente hanno a che vedere con le "distanze misurate dall'orologio") proprio nel momento in cui disse : "Ma io, Sara, non ho niente da dire ", che in lei si verificò quel precipitato che potrebbe sembrare infantile ma forse non inadeguato definire di "ammirazione" e comunque di illuminazione nei confronti di una identità altra che fino ad allora le si era sottratta ( o così almeno le era parso) mediante la fittissima rete ( o meglio, maglia) di parole - nessuna delle quali era sicuramente di troppo o fuori bersaglio - ma che nell'insieme le rimandava un effetto ostativo come di una porta - che pur sottile e leggera nel suo apparire - non si apre e ancora non si apre, resistendo tenacemente e forsanche con una sfumatura beffarda ( e non nel senso di una voluta derisione, ma nel senso prodotto dalla elementare constatazione di una realtà di fatto : una porta che, en dépit de tout, NON si apre).
E malgrado che lei di rimando esprimesse tale agnizione con goffe e infantili parolette, alla fine le fu chiaro il senso di tutto ciò che lui le aveva detto ( o non detto) di quel sé che era aldilà della fitta maglia di parole . Il senso soprattutto - estremamente per lei liberatorio in quanto le confermava un itinerario e una meta a cui lei stessa sentiva di aspirare ma che ancora le risultavano confusi e , a volte, inaccessibili alle sue forze - il senso insomma di quel "TOGLIERE" e di quel percorso À REBOURS (l'andata facile e rapida, il ritorno milletricamente paziente nel frenare e nel togliere).
"Dunque mi metto a ritornare e a rifar tutto con piu' fatica che posso; mi do' il METODO (si dice) ,che comporta : sterilizzare il Motu proprio quandanche sia il Motu benedetto , guardar da fermi (e riguardare,ovvio) e levare."
