Esterhazy

"IL MIO BUON PADRE ERA PARTITO A GALOPPO IN UNA PIANURA BELLISSIMA"
giovedì, 22 settembre 2005

  

E’ curioso come, pur essendo un film che rimanda a una visione della vita disincantata fino al cinismo, priva del tutto di  ottimismo sulla natura e sul destino dell’uomo, mi ispiri , ogni volta che lo vedo, una feroce

allegria.

 Sarà forse effetto della superba colonna sonora di Nymand,  che rielaborando  musiche e temi di Henry Purcell,  in perfetta aderenza con il tracciato del film, celebra i limpidi splendori di un minimalismo iterativo e scioccante.

 Sarà quella visione “contrattuale “ del sesso, così scevro dai paludamenti del sentimento, con quegli amplessi discorsivi ma non privi di lascivia, quello spogliarsi e muoversi efficiente, controllato, preciso al millimetro. Saranno quelle visioni di geometrici giardini, - “più verdi di quanto non sia mai stato o sia un paesaggio inglese per un massimo di tre giorni, diceva Greenaway- in cui la bellezza sottende l’arcano codice dei numeri

Sarà l’affacciarsi imprevedibile dell’assurdo, del barocco, dell’eccesso – ora nell’apparizione surreale dell’uomo di pietra ( statua vivente di cui è lasciato allo spettatore intuire, supporre, ipotizzare la reale funzione : semplice ornamento escogitato da un bizzarro e dispotico signore o piuttosto vero deus machinae di tutto l’imbroglio?) , ora nel torreggiare delle esagerate parrucche  più grandi di quelle indossate da qualsiasi europeo del XVII secolo – ora, ancora una volta, nelle sottolineature spavalde della musica.

E i dialoghi  serrati, dimessi nel timbro e nel tono della voce quanto letterari e artificiosi nel lessico e nei costrutti, che tanto ricordano Choderlos.

  Oppure semplicemente mi è congeniale la situazione di base : l’apoteosi implicita dell’atto del guardare ( il protagonista , Mr. Neville , è un disegnatore che deve riprodurre sei viste a sua scelta di un magnifico parco).

Guardare come  tensione continua  a penetrare, oltre ciò che appare , la “realtà” vera, anche se il film con la sua conclusione sembra indubbiamente suggerire che chi penetra  “oltre”, paga con la vita, la società lo elimina.

 

postato da Esterazy alle ore 20:47 | Permalink | commenti / commenti (pop-up)
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