Le cucitrici di Schulz
Ogni volta che ri-leggo Schulz rimango senza fiato. Vertigine, rabbia e disperazione per una scrittura che mi appartiene così tanto e che non ho “fabbricato” io. Come è possibile? Come può lui avere visitato i miei sogni, anticipato le mie visioni, sorbito i miei languori, accarezzato le mie deformità, sghignazzato sulle mie bassezze, vellicato i miei punti deboli, filato le mie parole….
Aperto a caso le sue Botteghe color cannella, altrettanto casualmente capitatomi in mano, l’elemento diabolicamente scatenante, una pagina sublime….Riletta d’un fiato e pianto di rabbia, di gelosia e d’invidia.
….e loro affusolate e snelle come le spolette di legno da cui si dipanavano i fili, e come quelle sempre in movimento, maneggiavano con gesti agili il mucchio di seta e stoffa, ne ritagliavano a grandi sforbiciate la massa colorata, facevano ronzare le macchine, calpestando il pedale col piedino calzato di vernice a buon mercato; e tutt’attorno cresceva il mucchio dei ritagli, dei brandelli e degli stracci variopinti, come le bucce e i gusci risputati da due pappagalli difficili e spreconi. Le ganasce ricurve delle forbici stridevano nell’aprirsi come i becchi di quegli uccelli multicolori. Le ragazze calpestavano distratte gli avanzi variopinti…eccecc…Si scuotevano di dosso quei brandelli con un riso nervoso…I loro cuori, la rapida magia delle loro mani non erano negli uggiosi vestiti che restavano nelle loro mani, ma in quelle centinaia di scarti, in quei trucioli frivoli e leggeri….All’improvviso sentivano caldo e aprivano la finestra….Si sventolavano le guance accese di fronte alla notte invernale che si gonfiava nelle tende, scoprivano i brucianti décolleté…Ah, quanto poco esigevano dalla realtà! Avevano tutto dentro di loro, avevano dentro una sovrabbondanza di tutto. Sarebbero bastate…una, due parole che attendevano da un pezzo, per potere entrare nella loro parte lungamente preparata, …eccecc…
