Esterhazy

"IL MIO BUON PADRE ERA PARTITO A GALOPPO IN UNA PIANURA BELLISSIMA"
martedì, 28 giugno 2005

 

                                                                                    PANICO

Penso che il PANICO ai nostri giorni abbia preso una connotazione così negativa, perché si è svuotato completamente della dimensione del sacro. Se si guarda all’etimologia, la parola panico deriva da Pan , dio greco  rappresentato mezzo uomo mezzo animale che riunisce in sé l’elemento animale, umano e divino ; quella del panico dovrebbe essere dunque  l’esperienza dell’ "irrompere del numinoso" nel fluire del quotidiano, del ripetuto, del prevedibile. Lo “scuotimento” che costringe a prendere contatto con un modo “altro” di percepire il reale . Lo choc sensoriale che sospende la dimensione spazio-temporale abituale.

E quindi senz’altro un TIMORE  e TREMORE permeato  però da una straordinaria intensità di sentire e soprattutto di sentirsi. Come in molte percezioni bifronti – freddo/caldo, attrazione/ripulsione, amore/odio – anche il PANICO trascolora in ESTASI, se si riesce a superare il primo livello di sgomento dovuto al presentarsi dell’INATTESO, dell’INCONTROLLABILE.

E anche nel concetto di estasi soccorre – come sempre – l’etimologia : estasi dal greco existemi = uscire fuori da sé. Estasi quindi in un senso molto più ampio di quello comunemente inteso, estasi come capacità di attingere – eccezionalmente – l’ALTROVE.

E’ evidente che per raggiungere ciò bisogna LIBERARSI  di qualcosa, sgravarsi insomma, o spogliarsi, gettare zavorra insomma, in questo caso il modo abituale di    rapportarsi a sé e agli altri ( l’ “inganno consueto”?), l'illusione di avere a che fare con un universo addomesticato e domestico, prevedibile e controllabile, in cui ci si sente definiti e protetti

Occorre afferrare l’attimo della “sospensione fra angoscia e estasi” in cui  si apre il bivio che segnerà la nostra esistenza : ci si può irrigidire nel rifiuto di fronte a una INTENSITA’ che sembra INSOPPORTABILE, oppure abbandonarsi – con CORAGGIO – ad una esperienza di vertice che cancella l’Io in favore del Sé.

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postato da Esterazy alle ore 12:07 | Permalink | commenti (1) / commenti (1) (pop-up)
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Commenti
#1   01 Luglio 2005 - 23:16
 
....."perché si è svuotato completamente della dimensione del sacro" Questa tua frase, ritengo sia la chiave di lettura del tuo interessante post.... Riflettendo mi chiedo perchè, se in fondo il "sacro" è l'unica cosa che potrebbe "giustificare" un' esistenza soggetta ad ogni tipo di degradazione (da quella materiale-temporale a quella della perdità dei desideri e delle speranze).
Quale potere però abbiano noi sulla percezione del "sacro"? Il problema della "Grazia" allora si pone in tutta la sua drammatica necessità.
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