Drancy
Quello che mi fa impazzire, quando leggo ancora qualcosa su loro – ultimamente un libro*, molto intenso, in cui si rievoca il centro di raccolta di Drancy nei sobborghi di Parigi, che anni fa visitai – è il fatto che loro non sapessero che cosa li aspettava.
Così , è ancora una volta un pensiero sul tempo : il quale cessa di essere lineare , orizzontale, unidirezionale ( la stramaledetta linea del tempo) per diventare se mai una spirale nel senso
dell’alto-basso.
Ecco : precisamente io che li guardo dall’alto del pozzo – nel “ fer de cheval” di Drancy come nelle stazioni o nei grandi piazzali in attesa delle destinazioni - ho allargato la mia visuale della loro vita e so che cosa li aspetta. Vedo il dopo, di cui “loro” erano all’oscuro e su cui si interrogavano con impotente angoscia - anche se non vedo il mio, il mio dopo.
Per cui penso che qualcuno che stia sul ramo più alto del grande fico accanto al pozzo possa vedere anche il poi della mia stessa vita.
In questo preciso istante il tempo diventa spazio, la distanza permette la visione, l’allargamento dei confini, lo sfondamento degli orizzonti del qui ed ora.
Ora io, creatura limitata e piccola come loro, so di loro ciò che loro allora non sapevano.
* Le variazioni Reinach, Filippo Tuena
