Esterhazy

"IL MIO BUON PADRE ERA PARTITO A GALOPPO IN UNA PIANURA BELLISSIMA"
martedì, 22 marzo 2005

                                           OGGETTI

 

Il mio rapporto con gli oggetti è particolare. Non so se sia comune o meno ma mi pare di capire che in genere , essendo gli oggetti inanimati, il rapporto di un soggetto pensante con un oggetto è un flusso unidirezionale. Cioè il primo riversa su qualcuno di essi qualcosa di sé, lo satura di un  proprio sentimento, per così dire “gli dà vita”, gli imprime un suo marchio che glielo rende caro.

Per me è il contrario : oggetti a me del tutto sconosciuti , che non hanno assolutamente alcun legame con la mia esperienza, entrano – con clamorosa irruzione o , al contrario , con impercettibile progressione – nella mia orbita e mi attraggono.

Potrei dire che sfuggo – anzi aborro – la significatività degli oggetti. Il loro essere un “ricordo”. Il loro essere il segno di una relazione. Non riesco a comprendere quelli che si circondano di oggetti – feticcio, che in qualche modo costituiscono specie di sintesi biografiche, come se il vissuto potesse essere musealizzato, mummificato.

Forse è per questo che non tengo ad avere foto personali, ma colleziono foto d’epoca – la distanza temporale è un’ulteriore forma di estraneità -  di persone a me del tutto  ignote. E’ un interesse che son certa ha a che fare con l’idea della morte, e che mi ha molto aiutato a superarne l’orrore. Quando osservo vecchie foto ingiallite – scolaresche, gite in campagna, ricorrenze familiari, cerimonie d’altri tempi – mi sembra che si materializzi questo oceano di vite, di vicende, di esseri, da cui diventa naturale,  e  forse persino morbosamente gradevole, essere inghiottiti.

Mi piacciono tutti gli ambienti in cui la estraneità degli oggetti è d’obbligo : gli alberghi, le stazioni, gli alloggi provvisori. Contrariamente a quanto fanno molti, questi ultimi non li personalizzo mai. Mi sembrerebbe di annullare una possibilità di vera interazione fra me e questi spazi estranei. Aspetto che siano loro a dirmi qualcosa, altrimenti…pazienza.

L’oggetto che  mi attrae è l’oggetto che non ha niente a che fare con me. Nessun legame, né affettivo, né estetico. Non so dire perciò che cosa mi leghi ad esso. Sembrerebbe che il flusso stavolta parta appunto dall’oggetto e non dal soggetto ( cioè io). E’ l’oggetto che mi chiama, che mi vuole. In genere lo percepisco nettamente. Forse mi attrae proprio con la forza dell’estraneità, - forse anche l’estraneità è un “sentimento”- , dell’assenza di motivazioni al reciproco interesse.

 

L’esperienza più eclatante in questo campo è quando la mia faccia nello specchio sembra uno di questi oggetti.

 

 

 

postato da Esterazy alle ore 12:25 | Permalink | commenti (3) / commenti (3) (pop-up)
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Commenti
#1   22 Marzo 2005 - 14:32
 
sai esterazy mi è venuto un pensiero che non vuole ovviamente essere una rocsotruzione di te (le ho sempre odiate le pretese di definizione delle persone) però trovo un leit motiv in quasi tutti i tuoi ultimi post: il rapporto di affermazione/negazione dell'io, della sua "libertà", sia questo post dove il tuo aspetto fisico diviene lo percepisci altro da te, e lo ami forse come altro da te, sia quell'altro in cui invitavi d--- (uomo che non può non suscitare una qualche invidia :--) a penetrare dentro dentro dentro il tuo corpo, ma non nel modo "naturale" di una penetrazione, ma nel modo seppur metaforico dell'anatomista a cercare a invocarlo a cercare un dentro che vada oltre equell'esteriorità, e l'amore e la gabbia, e il rapporto di potere di possesso, tutto tutte le tue parole mi sembrano come avvolte da un vortice, ricordo ora un tuo commento dove dicevi mi pare di una tua attrazione per il versante nascosto (perdona la banalizzazione del pensiero). Insomma questo tuo blgo se è una finzione lo è in termini raffinatissimi credo, se invece è realtà, come credo, anceh perchè l'idea di simulazione mi ha sempre assai poco sedotto e quindi sono portato ad escluderla, se è realtà è te e genera uno stile che possiede una cifra molto personale credo...
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#2   22 Marzo 2005 - 18:48
 
Sei un po' come Moravia che amava la spersonalizzazione degli alberghi e delle loro stanze....
Il tuo post meriterebbe un analisi e un approfondimento che per varie ragioni non posso fare ora.In sintesi io ti posso dire che sono l'esatto contrario di te (la spiegazione della cosa diventerebbe un libro, perchè a base della scelta c'è una teoria "spirituale" che parti da basi e considerazioni opposte dalle Tue ma (stranamente) in un certo senso "complementari".E' un discorso che mi piacerebbe fare.Non mi è ancora arrivato il commento al mio post "lo (s)fondo della mia immagine...."La curiosità mi divora e...come direbbe Fantozzi....abbia pietà.... Saluti
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#3   22 Marzo 2005 - 23:18
 
hladik, se questo spazio esercita su di me un'attrazione, è perchè in esso posso permettermi una rappresentazione di me del tutto libera da mediazioni, approssimazioni, retropensieri e aspettative, una specie di esercizio di lucidità e di autoscarnificazione, scaldato dal piacere per la parola scritta.. E tutto ciò ha come destinatari anzitutto me stessa,e anche "altri", chi legge, il cui misterioso contatto ha il grande pregio di essere determinato dal caso, dall'assenza di motivazioni utilitaristiche, dalla "distanza", e quindi in una parola dalla libertà...

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