INCHIODATI AI NOSTRI OCCHI ARIDI
Da molto non piango. O forse non ho mai pianto. Poco almeno. Molto poco.
Tempo fa un amico mi ha detto che lui spesso piange.
' Mi concedo questo lusso' ha detto sorridendo, e ha precisato che lo fa comunque nel più assoluto riserbo.
' A volte l'onda sale....' e quando la sente salire, si cerca un luogo appartato, possibilmente tale che lo racchiuda in poco spazio, che assomigli in qualche modo a una tana. Lo fa anche se in quel momento è solo, ma potrebbe capitare magari qualcuno. O anche se ha accanto persone del tutto intime che l'hanno visto in situazioni molto personali. Ma per piangere deve essere assolutamente e certamente solo.
'Il pianto è rimasto l'unico vero piacere, o vizio, solitario...' ha aggiunto.
Da quando mi ha fatto questa confidenza, è cambiato il punto di vista da cui lo guardo, il mio modo di “percepirlo”.
In tutti i nostri contatti, anche fuggevoli, occasionali, insignificanti, sento la vibrazione di quelle lacrime, il loro umidore. La mia percezione di lui ha acquisito quasi una nota di morbidezza, di sensualità.
Volupté des larmes…chi l’ha detto? Non so, mi viene in mente una nota di Cioran che diceva pressapoco di detestare la civiltà per il discredito in cui ha gettato le lacrime. E che, per avere disimparato a piangere, siamo tutti senza risorse, inchiodati ai nostri occhi aridi.
