Una storia d'amore
Primo Atto
Lei invitata da lui ( il classico “venga a trovarmi, signorina, che ne parliamo”), nell'ora di ricevimento.
Che fu quel colloquio?
Parlò quasi esclusivamente lui, col tono cortese e paternalistico del maestro ( anzi, del Maestro).
Lei,stretta nell'impermeabile grigio, goffa e timida come era a quel tempo, rispose solo “sì”,”no”.
Parlarono di più i suoi occhi sotto la falda del cappello. Lui non li avrebbe dimenticati in una vita.
Subito dopo ( la sera stessa) lui le scrive la prima lettera “per parlare al suo cuore”. L'iniziativa della parola è ( e sarà sempre) sua. E' notevole che fin da subito le raccomandi la gioia.
“Gioisci!”
Ha visto certo con i suoi occhi penetranti, un po' felini, il fardello cupo della malinconia su quella fronte ombrosa di ragazza. Malinconia di nascita, che non è tuttavia affatto in contrasto con la vitalità selvaggia e la sensualità inconsapevole della natura di lei.
Il “Suo” prima della firma , alla fine della lettera, sa ancora di convenzione epistolare, il “Tuo” alla fine della seconda ( 10 giorni dopo) è già un indubbio salto di qualità nella intimità del legame, il riconoscimento di una vocazione, la registrazione di un'attrazione radicale che andrà oltre limiti invalicabili.

