BACH
Dunque : ri-emergo da una lunga apnea bachiana, dovuta alla lettura di una biografia appassionante (Bach, P.Buscaroli). Di biografie di Bach ne conoscevo un paio ( lui per me è stato un amore molto precoce, indotto ovviamente), le avevo trovate competenti, erudite, ma non mi avevano dato granché. Da questa – non per caso “torrentizia” - sono stata sommersa.
I musicologi “puri”avranno certo da storcere il naso (vedi Massimo Mila), ed è vero che qua e là il tono pamphlettistico irrita ( ad esempio nella costante polemica col biografo ottocentesco Spitta), la patente di Buscaroli di uomo di destra disgusterà altri; certo che il suo Bach è un libro in cui si avverte la “passione”, ma non quella melensa e superficiale che poggia sul vuoto, ma quella vigorosa e sostanziosa basata sulla frequentazione ossessiva e sul pensiero dominante.
Il suo metodo è quello della “spremitura” delle fonti certe, respingendo tutte le elaborazioni culturali frutto di indagini spesso legate a circostanze spazio-temporali.
Spremitura è del resto un bellissimo termine : rende bene il “voltare e rivoltare” del filologo che interroga l'arcano silenzio del documento, non disgiunto dall' innamorata dedizione dell'amante.
Non è disdegnato peraltro l'intarsio di citazioni di altri autori e studiosi, ben scelte , utili a rendere chiaro lo sviluppo di un'argomentazione, di un ragionamento. Sono citazioni sia specifiche, legate all'argomento in senso stretto, sia più generali,trasversali rispetto alle diverse arti, che mettono in risalto legami e analogie, operazioni di pensiero, dunque, particolarmente stimolanti.
Ne esce un Bach “moderno”, ma non “modernizzato”, laddove moderno significa anzitutto liberato da tutte le incrostazioni ideologiche e confessionali che a B. sono state sovrapposte . Viene definitivamente distrutta ( anche se la cosa ovviamente non è nuova) l'appropriazione( prepotente) di Bach da parte del cristianesimo protestante ; l'unica religiosità che risplende è quella altissima della creazione artistica.
Dal punto di vista umano si sbriciola l'immagine del pio organista, del devoto tutto-d'un-pezzo, la roccia solidissima di devozione e di moralità. Ma non ne emerge neanche una specie di stucchevole “eroe” romantico ante litteram.
Mi sono chiesta se l'arte del “religioso” Bach possa considerarsi arte religiosa.
Religione della intelligenza? Della folgorante forza costruttiva della mente umana?
Se qualcosa si avvicina alla sublime metafora della Genesi biblica, questo non può essere che la creazione di capolavori dell'arte, le più alte forme dei linguaggi inventati dall'uomo.
...”creare è la mia sola gioia, la mia sola passione”...(W.A.Mozart)
