Mi ha detto :
uno dei miei pochi pregi – ma non so se sia tale – è stato di “farmi piacere” ciò che ho dovuto accettare...
C' è una energia interiore – forse una forma di creatività – che è capace persino di questo?
Farsi piacere quello che ti tocca, ti tocca per meccanismi sia soggettivi ( personali, legati al tuo carattere) che non riesci a superare, sia oggettivi ( catene consequenziali di fatti esterni) di fronte ai quali sei del tutto impotente.
Ne scaturirebbe una visione meno retorica e più attendibile di tutti quei blablabla sul quisque faber , in tutte le sue versioni, dal timshel (tu puoi) all'odierno edulcorato e insopportabile “we can”.
Possiamo, sì, qualcosa possiamo : non certo forgiarci una serie di eventi e situazioni quali le sogneremmo ( e d'altra parte i modelli sono limitati, sembra) , ma investire nel materiale esistenziale che ci tocca in sorte, in quel bruto impasto di caso, consequenzialità fortuita, accidenti/incidenti, spinte e controspinte, - un soffio potente di adesione che non sia sottomissione al “fato”, bensì appropriazione di materia inerte , vivificata, COMUNQUE, dall'unicità del proprio Io.
