Odori
I cattolici hanno un odore tutto speciale.
Lo so ben io che dai dieci ai tredici anni ho frequentato intensamente, praticamente vivendoci in simbiosi dalla mattina alla sera, una ragazzina mia coetanea, compagna di scuola, compagna del tempo libero, compagna di sogni e di fantasie. Lei aveva delle belle giovani braccia rotonde su una delle quali spiccava la cicatrice della vaccinazione antivaiolo, che mio padre – precorrendo i tempi – non mi aveva fatto fare. Quella cicatrice dall'aspetto di una moneta dalle nervature perlacee mi affascinava, o mi turbava. Le chiedevo se le doleva e ci passavo il dito, e mi piaceva sentirne la superficie rugosa e insieme vellutata. Lei si scherniva ruvidamente – sapeva essere nello stesso tempo invitante e brusca, come tutte le persone che dopo di lei nella vita mi sono piaciute.
La madre bigotta , nel mese di maggio, la obbligava a recarsi ogni pomeriggio in chiesa a depositare su un altare un mazzolino di fiori di campo – non dovevano essere assolutamente fiori di giardino né tanto meno, di fioraio : solo fiori spontanei e naturali colti nei prati. Solo così valeva il “fioretto”. Io la seguivo alle Mura nella ricerca di fioretti sparuti sopravvissuti alle notti ventose della mia città, e non rinunciavo alla visita in chiesa durante la quale mi tenevo timidamente sul fondo contro la tenda del portale , aspettandomi da un momento all'altro di essere cacciata come profanatrice.
Fu così che, senza accorgermene al momento, ma poi lentamente riconoscendolo in varie occasioni e su altre persone , imparai a riconoscere il suo odore .
Lei sapeva di quella tenda di chiesa del lieve sudore delle sue ascelle della cucina di sua madre del vento delle Mura e dei crepuscoli di maggio.
