Esterhazy

"IL MIO BUON PADRE ERA PARTITO A GALOPPO IN UNA PIANURA BELLISSIMA"
mercoledì, 26 dicembre 2007

L'uomo e la sua scimmietta

L'uomo portava sempre con sé la sua scimmietta. Amava molto quella bestiola. La teneva su una spalla oppure seduta sul braccio piegato, come un tempo le donne portavano il loro bambino. Era quella una scimmietta intelligentissima ma ombrosa, lunatica negli affetti, ora affabile, ora intrattabile. Smancerosa fino al lezio o grifagna, torva. Spesso triste, a volte allegra in modo esagerato. Seduttrice incallita, non risparmiava vezzi e smorfie per chi le piacesse di quelli che le passavano accanto, senza però mai spiantare i suoi piedini dalle spalle poderose o dal braccio fermo del suo padrone. Tuttavia questo, per paura che lei scappasse mentre era distratto o assopito, le aveva fissato alla caviglia un robustissimo filo, collegato a una catenella che l'uomo portava al collo.

La scimmietta forse sapeva che tirando in un determinato modo avrebbe persino potuto strangolarlo; ma come liberarsi poi dal suo cadavere?




postato da Esterazy alle ore 18:49 | Permalink | commenti (1) / commenti (1) (pop-up)
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Commenti
#1   28 Dicembre 2007 - 01:39
 
Una scrittura asciutta, lapidaria, essenziale drammaticamente determinata e....determinante.... come un sorriso che vorrebbe essere ironico e invece diviene una smorfia.... (Mica la "scimmia" ha "già" tirato il filo della catenella? )
Nel caso altre ipotesi ....
Il filo si potrebbe rompere prima del compimento dell' "opera".
Durante "L'opera" la reazione dell'uomo potrebbe essere talmente improvvisa e violenta da interromperla con grave danno.
Ma poi, ancora, oltre l'interrogativo presentato....
dove, dove andare "dopo", dove cercare un altro filo e catenella e chi avesse voglia e necessità di unirsi con questo doppio, tragico legame?
Per fortuna è un problema di scimmie, almeno in letteratura.
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