Esterhazy

"IL MIO BUON PADRE ERA PARTITO A GALOPPO IN UNA PIANURA BELLISSIMA"
mercoledì, 19 settembre 2007

sebald
Le tessitrici di Sebald
 
Ho molto amato Austerlitz, ma ne "Gli emigranti" trovo centrato al millimetro il mio particolare modo d’interessarsi agli altri, o meglio ad altri. Modo che non ha niente di vaporosamente evangelico, ma si manifesta in forma di ossessiva e cocciuta ATTENZIONE nei confronti di un singolo, persona magari perduta nel mare dell’anonimato, sconosciuto ai più, piccolo pedone di una marcia infinita, colui che sale l’erta del Rosenhorn, annega nel naufragio del Titanic, parte da Grodno, villaggio lituano,nel 1939.
Come si sfoglia un fiore, un carciofo, o le pagine di un libro, il segreto è sempre al cuore, al centro, e si svela in una progressiva ri-salita nel passato, come nel sogno di Kaspar Hauser.
E’ l’essenza di un individuo, la sua identità più nascosta. Gli indizi che precedentemente potevano farla intuire sono talmente fini che spesso passano inosservati e risplendono solo retrospettivamente, in una specie di vertiginosa chiarificazione à rebours. La chiave c’è sempre, alla fine, ed essa permette non solo di riconoscere il senso della storia del singolo ( rimettere a posto i tasselli, come dice Sebald), ma anche fa sommessamente rinascere la speranza in un senso più generale, universale, una volta che il puzzle cosmico sia rimesso insieme ed ultimato.
 
La coincidenza : è la manifestazione più immediata del mistero che si cela anche nell’esistenza più ordinaria, ripetizione misteriosa, che i razionalisti ad oltranza si sforzano di spiegare con le tavole della probabilità. Essa compie un piccolo-grande miracolo : è come se disillusi da passioni desideri ambizioni riuscissimo a scuoterci dal malinconico torpore del disincanto e a ridestarsi , solo se toccati dai misteri della vita. In fondo ci rimane questa ultima risorsa della CURIOSITA’, ci rimangono le emozioni preziose dello stupore e della paura.
 
Infine le foto – di cui Sebald dissemina le sue storie : sfocate, sgranate, in bianco/nero o seppia, dotate dell’impalpabile fascino dell’effimero che si fa eterno, dell’attimo sfuggito all’orologio. Ho tremato quando, alla fine del libro, viene ricordato il ritrovamento nel 1987  presso un antiquario di Vienna di una serie di fotografie, accuratamente ordinate e con tanto di didascalia, prese nel ghetto creato nel 1940 a Litzmannstadt ( oggi Lódź), città chiamata allora la Manchester polacca.
Le ho viste quelle foto, oggi conservate in un museo.
 

"In una di esse – dice Sebald,  e così si chiude il libro -  dietro un telaio verticale sono sedute tre donne giovani, sui vent’anni.

…Chi siano quelle giovani donne , non lo so. A causa del controluce prodotto dalla finestra alle loro spalle, non riesco a vederle bene negli occhi, ma sento che tutte e tre mi guardano, perché io sono proprio nel punto in cui si era piazzato chi fotografava. Delle tre giovani donne, quella in mezzo ha capelli biondo chiaro e assomiglia in certo qual modo a una sposa. La tessitrice alla sua sinistra tiene la testa leggermente piegata da una parte, mentre quella di destra mi rivolge uno sguardo così fisso e implacabile che io non riesco a sostenerlo a lungo, Vado almanaccando quale sarà stato il nome di quelle tre giovani – Roza, Lusia e Lea oppure Nona, Decuma e Morta, le figlie della Notte, con il fuso, il filo e le forbici."

postato da Esterazy alle ore 00:10 | Permalink | commenti (5) / commenti (5) (pop-up)
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Commenti
#1   19 Settembre 2007 - 01:16
 
Nona, Decuma e Morta, le figlie della Notte

la Notte è sterile.
siamo noi a partorirla, ogni notte.

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#2   19 Settembre 2007 - 14:08
 

...no, non credo proprio che la notte sia sterile. piuttosto
( MONSTRUOSAMENTE) feconda.
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#3   19 Settembre 2007 - 14:56
 
Nominata da nemmenmezzominuto,e gia' Emilie stordisce il Suo Voltaire!
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#4   13 Ottobre 2007 - 08:38
 
grazie infinite per il consiglio su sebald.
bellissimo.
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#5   13 Ottobre 2007 - 15:29
 

...sono davvero contenta che Sebald ti sia piaciuto!
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