I Letterali
Ho sempre chiamato fra me e me i “letterali” coloro che sembrano non possedere l’accesso a quella chiave di lettura non solo dei messaggi interpersonali ma dell’universo mondo che è la metafora. Ora scopro che un geniale studioso della psiche umana dice che è proprio la deletteralizzazione, - cioè la consapevolezza che ciò che si percepisce con i sensi deve essere preso en métaphore -, a distinguere il delirio paranoico dalla visione illuminata. Fra l’oggetto della visione e l’occhio che mira deve interporsi un velo che è un aidōs (una timidezza, un riserbo, un pudore) che ci mantiene diffidenti, riservati nello sguardo, che ci trattiene persino nello splendore della rivelazione, dell’incontro. Il velo non fa difetto alla visione, non la rende meno perspicua o radiosa, anzi l’alona di intensità di emozione.
I letterali se ne stanno invece coi loro grossi piedi piantati in terra, i loro grossi occhi puntati sul mondo, come degli ingordi che si buttano sul boccone inghiottendolo tutto intero. Il primo senso è l’unico per loro e se ne appropriano con una tenacia combattiva e persino aggressiva, ed esso gli si addensa nei cervelli spessi in grossi grumi ostruenti
Bestioni della decodifica, analfabeti del senso, si costruiscono mondi basati su dati tanto “certi” quanto falsi, e , nella loro patetica sicumera di avere in pugno la “verità”, possono persino ispirare una ironica benevolenza.
Eppure perderebbero forse la loro arroganza se sapessero che i loro procedimenti mentali stanno all’origine del delirio paranoico e che molte delle alterazioni alle quali sono soggetti i malati di mente consistono appunto nello scambiare una forma di discorso figurata per un discorso letterale.
“Per esempio, un matto dichiarerà di essere fatto di ferro e che niente lo può spezzare…quello che lo spirito vuole dire è che quell’uomo è forte come il ferro, ma il matto prende il senso letterale…non essendo la sua immaginazione sotto il suo controllo…LO SPIRITO PARLA POETICAMENTE, MA IL MATTO PRENDE IL SENSO LETTERALE ”ecc ecc
Al messaggio che ci perviene e che vogliamo veramente comprendere dobbiamo prestare un orecchio ermetico (da Ermes, dio della rivelazione), mercuriale, considerandolo come rosa centifolie da sfogliare, plico di significati impilati da svolgere, velame di salomè cosmica, stratificazione semantica che potrà condurci allo svelamento e all’agnizione solo grazie ad una perspicacia coltivata e – dote suprema – alla pazienza ( che , etimologicamente, rimanda al “saper patire”) .