BRATISLAVA
Ricordi quel giorno a Bratislava? Mai estraniamento fu più perfetto.
Ci guardavamo negli occhi senza sapere chi eravamo. E all’improvviso il gruppo di suonatori di strada ci circondò, spazzando via ogni parola e il nostro silenzio con la loro travolgente melodia. Una donna – vibrante e insieme maestosa – cantava (in ungherese), gli archi si sbizzarrivano nei loro sperticati assolo. Afferravo solo qualche parola di quell’idioma sconosciuto eppure in qualche modo curiosamente familiare. Le solite eterne parole : amore, lacrime, addio.
Nessun altra musica al mondo sa far durare il patetico solo il tempo necessario e non un istante di più, in modo che il motivo struggente non diventi mai melenso sentimentalismo. La tenerezza è rilanciata in alto – su su sempre più su – dall’impeto della vita che non si ferma. Va oltre.
Pienezza folgorante del momento. Sussulto di sangue sepolto. La tua agile mano bruna sul tavolo del locale seguiva il ritmo della musica.
Sopra di noi il cielo di Bratislava.
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L’immagine è tornata così, senza collegamenti, senza motivo. Mi ha investito come un getto di acqua fresca e profumata alla nuca.
Uno straccio rimasto impigliato a un ramo di rovo.
Cercare le parole per descriverlo, per fissarlo, è un vizio, una perversione.
Non farlo più. E’ peccato.

http://www.youtube.com/watch?v=Hr0UMWMWnU0