En plein air
Travolta dalla esuberanza della natura, prolifica e invasiva come non mai, in modi e forme quasi agghiaccianti, rese immoderate da una stagione altrettanto immoderata.
Fioritura e fruttificazione mescolate e fuori dai tempi, mostruose enfiagioni e moltiplicazioni di fiori la cui durata effimera è brutalizzata dall’esplodere anticipato del frutto – che peraltro forse non maturerà e s’imbarzottirà sul ramo.
Sul melograno, fiori in boccio,fiori completamente aperti e frutti nascenti dissipatamente e sgangheratamente coesistono – così come mesi fa l’urgere cieco delle nuove fronde abbreviò più del solito la opima quanto fragile fioritura della mimosa.
Come se nella donna incinta già al terzo mese il feto protendesse al varco d’uscita la testa finita di un corpo ancora pinnato.
Si è persa la religiosità delle FASI. Il ritmo: la DIVINA SCANSIONE.
Travolta, dicevo, e schiacciata, e persino inorridita, soffocando, con la bocca sul prato.
E solo ascoltando ( gli auricolari mi si nicchiano in coclea con inaspettata naturalezza) , a occhi chiusi, il caos farsi cosmo nel sestetto brahmsiano, ho ritrovato la Via.
