Ci sono notti in cui
L’inconsapevole atto di scoprirmi
Nel sonno, mi ridesta –
Braccia e gambe allargate in direzioni
Opposte e testa prona,
nel mio sogno tuffata
e quasi infitta.
La prima luce e il fresco
Della fuggente notte
Mi destarono
O forse il primo canto
Di un uccello disperso.
E da allora imparai quel gesto strano
Tirarmi sopra gli occhi la coperta,
e sopra, oltre la testa –
godermi quel simulacro oscuro
di tiepido sepolcro,
riallacciando i tramiti del
sonno e i sentieri del sogno
riprendendo.