Saint Sébastien
Si metteva contro la parete e alzava le braccia sopra la testa a formare un arco allungato. Piegava leggermente – decidere quanto leggermente era un’operazione di alta precisione che richiedeva un’assoluta concentrazione mentale e il meglio del suo senso spaziale – il collo a destra, in modo che la punta del naso formasse una perfetta diagonale con il capezzolo sinistro : particolare indispensabile a determinare la sottesa armonia che solleticava l’estro estetico e provocava la motilità cordis del Contemplante. I capelli si agitavano liberamente nel momento in cui li lasciava cadere sul collo e poi fluivano piano, come neve al rallentatore, adagiandosi nella loro nicchia naturale fra l’orecchio e la clavicola. Una volta posatisi, nessun soffio doveva più muoverli : come cenere, come piumaggio, rimanevano immoti nel loro nido.
Gli occhi sentivano su di sé il peso delle palpebre, lo sguardo lottava per scavalcare la vellutata saracinesca, ma così forte così forte era la tentazione di lasciarsi coprire, del tutto.
Ma non poteva rinunciare a VEDERE, sia pure attraverso una fessura, rinunciare a guardarlo nel momento in cui Lui avrebbe scagliato la prima freccia.

Pierre Biardeau,Saint Sébastien,Laval, Eglise Saint-Vénérand, 1647