IL ROSA TIEPOLO : il Vecchio e la Fanciulla
Né si può tacere di un altro tema assai seducente , uno dei motivi ricorrenti nella grandiosa scenografia tiepolesca, questo teatro dei teatri, che alla fin fine suona persino come una ben celata ma consistente irrisione per quelli che credono nella realtà di ciò che chiamano reale.( la cosiddetta realtà “ non è che la prima delle credenze”)
C’è una coppia mitica, una coppia principesca, una coppia eterna : il Vecchio e la Fanciulla.
Sui soffitti delle sale reali, sulle carte pregiate delle incisioni, sulle piccole tele inaspettate della tarda età del pittore, compare e ricompare questo magnifico duo che racchiude in sé tutte le contraddizioni della carne e dello spirito . Lui è un vecchio prestante e vigoroso, il cui corpo non nasconde tuttavia i segni dell’età e sulla cui schiena si ergono – o a volte giacciono in riposo con pesante languore – due poderose ali – prodigioso, immemorabile, fascinoso arto dell’Essere antropozoico . Lei è una fanciulla in fiore, erta sulle anche, i seni piccoli e ben formati esposti con noncuranza, le gambe verginali ma forti come spesso quelle delle adolescenti.
I due sono in varii modi intrecciati e avviluppati in positure più o meno sensuali : in una di esse – travolgente - il vecchio a cavalcioni della sua ruota protende le mani leggermente rapaci a cingere una Core-lolita dal visetto slavato riversa fra le ginocchia di lui, in un’altra la mano di lei è tesa senza parere fra le cosce di lui . Non si guardano mai, il loro eros non conosce il circuito dello sguardo palpitante, degli occhi-negli-occhi di stampo romantico. Sono i loro corpi e le loro posture che rappresentano ed esprimono il loro vincolo, il loro legame indissolubile.
Chi sono ? l’identità dell’uomo è sicura . Lui è il Tempo, l’iconologia non mente. Il vecchio possente dalle grandi ali non può essere che lui, Kronos, signore del rapido e del lento, dell’ozio e della fuga, dell’istante e dell’eterno, il “ Vecchio dalla sinistra melanconia che racchiude in sé il sapere su numerus,mensura, pondus e il potere della rovina e della spoliazione”.
Lei può essere Core o Proserpina, oppure Verità, o una Ninfa, o addirittura Venezia, ma in tutti i casi è sempre e comunque Venere.
Venere e Tempo : che hanno in comune ? Apparentemente niente, anzi sembrano essere contraddittori, l’uno nemico dell’altro. Invece no. Fra lo splendore della forma effimera, della bellezza, dell’eros , e la forza che li corrompe e li dissolve non può che esserci una COMPLICITA’ unica, un abbraccio eterno.
Nemici, amanti, padre e figlia, alleati:
“…ogni possibilità confluisce nell’altra, in un moto circolare e ininterrotto,….in un nodo erotico che stringe l’abissalità saturnina e lo smalto afroditico, come se queste due segnature sussistessero ciascuna in funzione dell’altra e grazie alla complicità dell’altra. Tempo e Venere sono nemici solo in quanto amanti perenni. Nel loro cielo fisico e metafisico, non si scontrano…anzi si esaltano,”
