DONNE
LA GOFFA CUBISTA
Appena arriva, si piazza sul podio, senza che nessuno se ne mostri particolarmente desideroso o faccia almeno il gesto di alzare gli occhi su di lei. E non è neppure pagata.
Una volta lassù sembra che non sappia bene che fare, e neanche dimostra la più modesta delle aspirazioni ( l’umiltà le è ignota), cioè quella di adeguarsi in qualche modo alla musica che suona in quel momento.
Stonare, stonata, stonatura : sono le parole-chiave che meglio descrivono il suo comportamento. O meglio, il suo modo di essere. Non ha, inesorabilmente, orecchio. Così si muove, si agita, si sbraccia, là su quel podio. Inutilmente.
Le sarà sempre negato il glamour che deriva dall’armonia, dalla naturale corrispondenza fra gesti e parole, dalla compenetrazione fra musica e silenzi, dell’alternanza ben ritmata fra statica e dinamica.
L’autoreferenzialità è perfetta se è talmente vitale da diventare libera energia che s’irradia all’intorno; altrimenti, ricade su se stessa afflosciandosi in un patetico flop.
A volte, nel suo agitarsi coatto, incappa in una crisi ipercinetica o discinetica che la fa ruzzolare dal podio. Nessun segno intorno né alcuna eco della sua caduta. Ma lei imperterrita si reinstalla là in alto. Sul cubo.

(Sarah Moon)