Requiem
Mais où sont les hivers d’antan ? Dove sono gli inverni di un tempo ?
Il Generale Inverno cadde sul campo di una subdola guerra. Requiem.
Dove sono il naso freddo, i piedi fredde, le cosce fredde (deliziosamente, per chi aveva il buon senso di non usare il collant). Ricordo le battaglie con mia madre che m’imponeva il collant pesante nei giorni in cui V. era spazzata da una tramontana che mai più da allora ho ritrovato. Tramontana collodiana davvero, che s’ingolfava per le strade stridendo e fischiando, e ti rincorreva con il rasoio in mano e ti aspettava agli angoli, togliendoti il respiro bastonandoti e sferzandoti su tutto ciò che trovava da sferzare.
Immersi in questo tiepido giulebbe, invano ci togliamo gli abiti di dosso : nessuna sensazione di arietta che morde, che pizzica, che brucia. Il sole è tiepido, la pioggia pure, la nebbia non ha quella immobilità vitrea di un tempo, è vapore lascivo.
Mimose e camelie sono già fiorite, ma i fiori son nati già vecchi, disfatti, sparpagliati. E’ mancata la bocciolatura, la fase puberale della gemma che s’inturgidisce giorno dopo giorno. Forse è così anche per gli umani, e scomparve pure l’adolescenza. Le carni sono sfatte, prive di compattezza, venne meno il legame interstiziale della durezza. La grazia della durezza.
La gente dice ; sembra primavera. Ma è un abbaglio eclatante.
Della primavera mancano gli odori, le asprezze, i sollievi, i tumulti, i ritorni all’indietro, gli slanci in avanti : la varianza , insomma.
Perdere la mutevolezza credo sia una catastrofe.
