L’ARTE DELLA CONVERSAZIONE

"A differenza di certi pensatori– la cui conversazione ci schiaccia, ma forse ancor più intorpidisce, per l’assenza della ‘sprezzatura’–, Cristina fu una stupenda maestra dell’arte della conversazione, arte praticata con mirabile sapienza nel ‘700, appesantita da quell’’800 romantico, a volte incapace -come Cristina diceva - di decantarsi, ignorata nel ‘900 che ne aveva atrofizzato le delicatissime antenne. Quest’arte – ariosa, lieve come la musica di Mozart, ove ‘la massima profondità si nasconde alla superficie’- conciliava miracolosamente il ‘divertimento’ con la ‘concentrazione’. La ‘lievità’ veniva trasmessa con l’espressione e il tono della voce, anche quando l’argomento era serio – il che accadeva la maggior parte delle volte. Neppure i sordi contemporanei che si precipitano a chiamare ‘serioso’ quel che non è cinico, si sognarono mai di applicare a lei l’aggettivo, e si lasciavano incantare come da Mozart. Ma non di rado la ‘leggerezza’ cominciava dall’argomento (sapeva fare delle straordinarie caricature, per esempio), e questo aiutava l’interlocutore a riprender fiato, discendendo dalle altitudini di discorsi dove non si può aspettarsi che qualcuno soggiorni troppo a lungo. Il miracolo era che quel respiro non era mai nell’interlocutore un afflosciarsi – non poteva esserlo perché Cristina manteneva intatto nella pausa il suo grado assoluto di vigilanza a un livello di forma, di stile (si sa che vasto senso abbiano queste parole per lei), e l’altro doveva bene in qualche modo corrisponderle per non perderla."
( M. Pieracci Harwell)