METAMORFOSI
Ho da sempre attraversato fasi in cui ho avvertito in me i segni di una trasformazione in corso.
Credo che sia un dono : è un'acme di consapevolezza e insieme una turba di confusione, come se la pupa si guardasse mentre da sé esce la farfalla.
Non è detto che sia l'orrore a invadere l'animo del mutante,
quando scorge le fronde spuntare dalle sue braccia,
o i suoi arti inarcarsi nelle zampette del ragno,
o il petto coprirsi del vello del lupo mannaro.
C'è una gioia, un orgoglio della metamorfosi, purché sia lucida e presente.
Ciò non significa sapere in che cosa essa sfocerà, dove condurrà e che porterà.
Sentir cadere da sé tutto ciò che è diventato scoria – impercettibilmente, piano piano, nel tempo, tanto che non ce se n'è accorti.
La liberazione non è mai un punto di arrivo, ma un processo di progressivo (illimitato?) alleggerimento...............................................................
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Chi coltiva, cura o semplicemente osserva una pianta di camelia, sa che ad ogni fioritura , dei tanti fiori che si aprono, uno e uno solo sarà perfetto.
Così ogni giorno , quando alza gli occhi sui boccioli che si sono schiusi , individua immediatamente se l'evento si è verificato o no.
Perché non possono esserci dubbi : il fiore perfetto è immediatamente, indiscutibilmente , riconoscibile , e chi guarda sa senza incertezze se lo ha davanti agli occhi.
Magari può incantarlo la screziatura di un petalo , o la simmetria soave di una corolla, ma solo davanti all'Unico, l'occhio vibra di quell'impercettibile fremito che provoca la Perfezione.
Chi guarda sa aspettare : scambiare un' approssimazione per una pienezza, è colpa capitale.
BACH
Dunque : ri-emergo da una lunga apnea bachiana, dovuta alla lettura di una biografia appassionante (Bach, P.Buscaroli). Di biografie di Bach ne conoscevo un paio ( lui per me è stato un amore molto precoce, indotto ovviamente), le avevo trovate competenti, erudite, ma non mi avevano dato granché. Da questa – non per caso “torrentizia” - sono stata sommersa.
I musicologi “puri”avranno certo da storcere il naso (vedi Massimo Mila), ed è vero che qua e là il tono pamphlettistico irrita ( ad esempio nella costante polemica col biografo ottocentesco Spitta), la patente di Buscaroli di uomo di destra disgusterà altri; certo che il suo Bach è un libro in cui si avverte la “passione”, ma non quella melensa e superficiale che poggia sul vuoto, ma quella vigorosa e sostanziosa basata sulla frequentazione ossessiva e sul pensiero dominante.
Il suo metodo è quello della “spremitura” delle fonti certe, respingendo tutte le elaborazioni culturali frutto di indagini spesso legate a circostanze spazio-temporali.
Spremitura è del resto un bellissimo termine : rende bene il “voltare e rivoltare” del filologo che interroga l'arcano silenzio del documento, non disgiunto dall' innamorata dedizione dell'amante.
Non è disdegnato peraltro l'intarsio di citazioni di altri autori e studiosi, ben scelte , utili a rendere chiaro lo sviluppo di un'argomentazione, di un ragionamento. Sono citazioni sia specifiche, legate all'argomento in senso stretto, sia più generali,trasversali rispetto alle diverse arti, che mettono in risalto legami e analogie, operazioni di pensiero, dunque, particolarmente stimolanti.
Ne esce un Bach “moderno”, ma non “modernizzato”, laddove moderno significa anzitutto liberato da tutte le incrostazioni ideologiche e confessionali che a B. sono state sovrapposte . Viene definitivamente distrutta ( anche se la cosa ovviamente non è nuova) l'appropriazione( prepotente) di Bach da parte del cristianesimo protestante ; l'unica religiosità che risplende è quella altissima della creazione artistica.
Dal punto di vista umano si sbriciola l'immagine del pio organista, del devoto tutto-d'un-pezzo, la roccia solidissima di devozione e di moralità. Ma non ne emerge neanche una specie di stucchevole “eroe” romantico ante litteram.
Mi sono chiesta se l'arte del “religioso” Bach possa considerarsi arte religiosa.
Religione della intelligenza? Della folgorante forza costruttiva della mente umana?
Se qualcosa si avvicina alla sublime metafora della Genesi biblica, questo non può essere che la creazione di capolavori dell'arte, le più alte forme dei linguaggi inventati dall'uomo.
...”creare è la mia sola gioia, la mia sola passione”...(W.A.Mozart)

J.S.B.flickr.
Johann Sebastian Bach as a Monster checking for kids( Wilhelm Friedemann ,Carl Philipp Emanuel ,Johann Gottfried Bernhard ,Johann Christoph Friedrich ,Johann Christian ) under the bed
Pictorial evidence that proves that Bach don't have antennas on his head.
J.S.B.that hasn't realized he walked off a cliff.
J.S.B as Pikachu (from Pokemon) bumps into Dietrich Buxtehude,Yoda (from Star Wars) behind a fence.
Mi ha detto :
uno dei miei pochi pregi – ma non so se sia tale – è stato di “farmi piacere” ciò che ho dovuto accettare...
C' è una energia interiore – forse una forma di creatività – che è capace persino di questo?
Farsi piacere quello che ti tocca, ti tocca per meccanismi sia soggettivi ( personali, legati al tuo carattere) che non riesci a superare, sia oggettivi ( catene consequenziali di fatti esterni) di fronte ai quali sei del tutto impotente.
Ne scaturirebbe una visione meno retorica e più attendibile di tutti quei blablabla sul quisque faber , in tutte le sue versioni, dal timshel (tu puoi) all'odierno edulcorato e insopportabile “we can”.
Possiamo, sì, qualcosa possiamo : non certo forgiarci una serie di eventi e situazioni quali le sogneremmo ( e d'altra parte i modelli sono limitati, sembra) , ma investire nel materiale esistenziale che ci tocca in sorte, in quel bruto impasto di caso, consequenzialità fortuita, accidenti/incidenti, spinte e controspinte, - un soffio potente di adesione che non sia sottomissione al “fato”, bensì appropriazione di materia inerte , vivificata, COMUNQUE, dall'unicità del proprio Io.