Esterhazy

"IL MIO BUON PADRE ERA PARTITO A GALOPPO IN UNA PIANURA BELLISSIMA"
giovedì, 29 novembre 2007

 Wunderkammer di Luigino lo Zwei.

Stanza  III:

Teche XVII,XVII bis,XVIII,XIX,XX;

Panoplia  XXXII,

                                                 INVENTARIO.

a)Citostomi di Esseni in masnada(8 pezzi con custodia);

 

b)1 marabutto,1 morlacco,1 agiato coiaio,un mercoldì in albis,una antefissa con figura di dipsomane,una buonamano modica,tutti riprodotti(scala 1:1) in madapolam cerato;

 

c)una coppia di incensurabili(gabbiere e gabbianella) in guttalìna;

 

d)fluitato di  encomiasta,Manciuria,XII° sec.( 18 cc, in refill);

 

e)1 embrione acefalo di Catapano,investito all’atto del Concepimento(in orcio Lalique)

 

f)pepsina di Atarattici:2 ampolle dei 3  katastematici colti in omissione;5 ampolle dei 4

EN KINESEI colti sulla Francigena;

 

g)1 cataletto per basilischi,copia da originale Dauno(salma in factice)

 

h)mappa su rotolo continuo in carta da minuta del Floema completo di una ortensia da balcone e di una fake-rose da decotto;

 

i)17 paia di mezzecalze(secolo corrente)in filaccia di riuso, in astucci da due(astucci in corniolo);

 

l)Three studies for figures at the base of a quick impalament (arc:),copia su arazzo di un polittico (1944)di F.B.

 

m)1 shin-pad per il “veritable jeu de paume”,manifattura francese,1588( il secondo di coppia attualmente in Hampton Court,Londra,collezioni di H.M.t.Q.)

 

per il Curatore,Herr.J.v.S.M.,

Il ragioniercapo f.f, PdL.

 

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mercoledì, 28 novembre 2007

Sogno una Wunderkammer personale, tutta mia, che raccolga i pensieri sul passato e sul presente, i sentimenti, i  desideri, le angosce - diario di una vita interiore
E naturalmente feticci, i miei feticci, oggetti-feticcio, totem-tesori, che sappiano ancora essere per me wunder, ossia ispirarmi meraviglia, perché la meraviglia è una delle emozioni più gentili delicate e sopraffine che si possano provare.

Lo sterminato mondo delle cose è un immenso serbatoio semantico mediante cui si esprime il proprio immaginario...Cose che dialogano con me con parole mute e che mi parlano dei loro segreti.

Le cose chiamano e non si può non rispondere al loro appello quando lo si recepisce.

El hombre barroco, así, podía entregarse a la ensoñación de un mundo variopinto, inabarcable y colmado por Dios de seres y objetos enigmáticos que desplegaban el doble atractivo de la incitación sensorial y del reto intelectual, normalmente sujeto a las desatadas reglas de un pensamiento analógico y no empirista o clasificatorio. Y todo ello sin moverse de aquella cámara apartada, un poco secreta, dispuesta en muchos casos al lado de su studiolo

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martedì, 20 novembre 2007

Inferno

Non ho mai capito perché gli inventori di religioni e i teologi abbiano sprecato energie nell’escogitare un inferno che veramente facesse paura agli uomini ed eventualmente distogliesse dal “peccato”.
Non occorreva quel folkloristico calderone di demoni e di supplizi. L’inferno più spaventevole l’hanno trovato i materialisti, con il loro “tuttofinisce”.
 
Perdere lo splendore dell’ “essereio”.
L’emozione e l’estasi del sentirsi attraverso i sensi.
Malgrado tutto…Nonostante tutto…

 


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martedì, 20 novembre 2007

L’Oodiosa non affettò stupor,né tremor,né timor,né precarietà di thumos,né labilità del phrenes, e senza por tempo in mezzo,raccolse quel che le abbisognava per il breve viaggio,e cioe’:

a)il “ De naturis rerum libri duo” del Neckam;

b)le 13 copie de:”L’inconveniente d’esser fatui” autografate con ambo le mani dall’ilare autore;

c)le” Epistole Devotissime” del martire Catello,dai  capilettera alluminati con pigmento sanguini ex vena del mittente;

d)1 copia dei “Medicamenta Faciei Feminae”(con appendice monografica in 5 tomi sul Ficus Mauvagius Malphitanus);

e)Il cofanetto con indice a parte dei “Zalamort’s piccadylla”;

f)Lo spartito della “Missa Le Phaune Armè” del Guillaume Dufay( o del  Josquin Desprez  qualor si voglia);

g)1 copia  di “Poubelle de Seigneur” con commento a venire di Cino di Crepalcore;

h)1 copia dell’ “Opus a posteriori”,di donna Flor Pardamomia Ottotoghe,con tempario prosodico Dada-Rap-Ragamuffin-CoolPulp del Manekantore Trififido;

i),la –prova d’autore-n° 17 del  L.H.O.O.Q.B,già di proprieta’ di Miss Anthea C.Bowles;

e, l) l’ in-folio  de “ Les Duex recettes pour accomoder la queue au lait à la juive” di Ouatin Outrecuidant.

Rifiutò,invece,l’equipaggiamento militare,il bue e il bussolotto che il Pichet sosteneva spettassero ad ogni  Eromenos affrancato dall’Erastos suo (l’Efeto incrociato dal vinaio poco prima gli s’era messo a cantar le  Themistes alla vigesima terza coppa di Beaujolais nouveau,e al Pichet era piaciuto il costrutto in grecantico),

preferendo un mantello azzurro giacobeo,due camiselle,due vestille,due scarparelle,due calzerolle due,

un acquamanile in metallo raffigurante una vessatrice a cavallo di un  vessato,e,

al posto del bue,il gatto PangeLingua,che il Pichet  esecrava, ritenendolo criatura del Dimonio,e dunque infida,ossessa,astiosa ,accidiosa,luxuriosa,gholosa,hirosa,superbiosa,

 

E avuto tutto questo,l’Oodiosa se n’andò,senza volgersi indietro,sorda alle querimonie del Pichet,che lamentava:

1)di seni come noccioli di pesca mai concessi

2)di seni come musi di leprotti mai sfiorati

3)di seni come torme di colombe mai ignudati

4)di seni come Atlantidi Mirifiche mai sondati,

5)di seni come gigli tra i cardi mai spinati

6)di seni come volpi piccoline che guastano le vigne

7)di seni come  schiere a vessilli spiegati

8)di seni come spicchi di melegrane arrotondate

9)di seni come pecore appaiate

10)di seni come mandragole serbate.

(continua)

 

 

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lunedì, 19 novembre 2007

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venerdì, 16 novembre 2007

 

 

 

Non è da annoverarsi  tra i libri del cuore, ma è certo un libro monstrum che si fa leggere con tenace fascino e sfida alla costanza.

Stream of consciousness di un giovane doctor philosophiae, di nome Fert ( in latino è la terza persona del verbo ferre=portare o sopportare),  a metà del XVIII secolo, robustamente intriso di lumi incipienti, anche se con tutti e due i piedi ancorati alla teologia, ai cui grandi temi e dottori dedica gran parte del suo rimunigio mentale e di cui svela le magagne e le contraddizioni con dissacrante lucidità. L’unico che salva è Meister Eckart, per la sua teologia muta, “l’unica seria”, vale a dire la scelta di rinunciare a spiegare la divinità.  La sua vocazione a una logica rigorosa e a un habitus di coerenza lo porta dritto dritto all’immagine di un dio “cattivo demiurgo” , a cui con ossessiva ripetitività rimprovera l’avere creato l’universo sulla base di un piano che ha come fine ultimo l’inferno , massacro orchestrato e previsto solo per allietare sadicamente il suo ozio.

Lui abilissimo meccanico, burattinaio onnipotente, ha creato il macroscopico congegno dell’universo senza preoccuparsi affatto della  sofferenza degli esseri umani, fra cui ha già scelto gli eletti che, infame pubblico, godranno dall’alto assistendo ai tormenti dei dannati . Tutti , angeli e demoni, sono al suo servizio per far funzionare il marchingegno . Infido macchinista, pasticheur senza credito, dissennato giocoliere strapotente senza regole ( e chi più ne ha più ne metta).

“Ha gusti abietti l’Artifex tabulato dai santi Agostino e Tommaso: maniaco della varietà, combina innumerevoli generi e specie contigui, dall’angelo al corpuscolo invisibile; in ogni classe varia gl’individui;…coltiva storpiature, deformità, mostri, convinto d’accrescere il valore complessivo dell’opera. Dio sa cosa gliel’abbia messo in testa, direi se ne esistesse uno major; e può darsi, secondo Marcione, quello del Vecchio Testamento è monarca minore, responsabile dei mali……Solo un beccaio poteva allestire questo mattatoio universale….”

Il tutto ripetuto fino al martellamento , ciò che all’inizio può lasciare spiazzati finché si capisce che è proprio quello il ritmo della scrittura, il ronzio reiterante e nevrotico di un pensiero ipercolto e reattivissimo.

Altri refrain del suo monologare : predestinazione e ciclicità dell’evemerenziale (l’ekpirosis degli Stoici) , per cui passa e ripassa in rassegna – portando il lettore all’esasperazione – gli eventi chiave della sua vita – più recenti e remoti – e prevede eventi del suo futuro . Il tutto collegato a una onnipresente scansione stagionale. Di questo andirivieni nel tempo è oggetto-simbolo un marchingegno che Fert scova da un antiquario e grazie al quale è in grado di conoscere in quale giorno della settimana cada qualsiasi data del tempo umano

Una cosa che mi ha incantato del personaggio Fert è proprio il senso profondissimo delle stagioni, con netta predilezione per autunno/inverno ( di cui evoca magistralmente colori, suoni – soprattutto-, odori, sapori) e insofferenza per l’aprile portatore di disastri - con le dovute eccezioni.

Come del resto mi piace la sua passione per le geometrie euclidee e tutto ciò che ad esse può essere riportato, come il gioco delle bocce e del biliardo, il tiro di precisione, in cui si evidenzia e si esalta  l'abilità di chi sa centrare con suprema nonchalance qualsivoglia bersaglio .

 E anche il fatto che coltiva ossessione pittoriche , come in primis, il "Trittico del fieno" di Bosch,

 con passaggi più rapidi dal Guidoriccio da Fogliano alla fatale Melancolia.

Senza contare che il tutto si può leggere anche come straordinario catalogo di libri antichi, nei confronti dei quali si percepisce l’insana e malcelata passione dell’Auctor.

 

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giovedì, 15 novembre 2007

 

 

.........E non v'era vino o pozione o nepente o teriaca o brodin lustrale o bibita estuante o decotto calmante che gli rimediasse l'oblìo,sperdendolo nel preambivalente,racciarpandolo nel niente.

Finchè un dì udì una voce,che non gli parve di vivente(il prete Hucbaldo?Sant'Eutizio Glossatore?Rodelgrimo Peregrino?) che gli neniò un precetto:

-fac fieri anulum et hec nomina super chebal gat guttandy et intro scribes adros ydro adros,et semper exultet si in digito portet-

e questo detto,non più si sentì.Il Pichet si studiò il costrutto,ma si smarrì ben presto e allora interrogò

Neri Moscoli,Cecco Nuccoli,Cucco Baglioni,Gilio Lelli,ma costoro l'un dopo l'altro  si chiamaron fuori,chi consigliando di interpellare il Bonagiunta,chi il Guittone,chi il Maramauro.

E Bonagiunta  gli disse:vai da Gian Truciardi

e Guittone gli disse:vai da Gusiani Corto

e Maramauro gli disse:vai da Duran La Bicia.

Ma quando il  La Bicia gli fece il nome di Miciele Lo Chornudo,il Pichet dette di matto,ebbe uno sbocco e maledì tutti quanti,dagli Inclitorum Pisanorum agli Antiquorum Romanorum, e maledisse inoltre:le Fuge in Egyptu,il Liber Maiorchinus e persino Bocca degli Abati e Mosca Lamberti,che non c'entravano per niente co' le storie sue,essendo morti di sabato  sotto un albero caduto a Montaperti o ad Altopascio.

E camminava  senza meta smaniando,giaculando quelle parole infide,e chiunque incontrava in sulla via guatando storto,e invitando ,col gesto e con la mano,ora a Pedicare ,ora a Conferire In Vaso Postero ad affini ed a  parenti e persino agli abiatici innocenti,quando,da dietro un cippo od erma o fermacarro sbucò una diafanella,conciata in quattro stracci di orbace rigatino e pedule da guado,che lo guardò dritto negli occhi con grande comprehensione,e gli parlò così:

-Non dicere illa secrita a  bboce-

Il Pichet stimò che fosse una di quelle Amene addette al buonservizio che aveva celebrato nel suo Liber,e come d'abitudine mise mano alla scarsella,ma quella continuò nel suo dire:

-Son edotta degli usi liturgici trilingui,dalli scongiuri cassinesi a quelli lungobardi,ed ho la soluzione al tuo mysterium:or te la darò,mettiti attento-,e così come segue aruspicò:

-In iscorta agli anielli contro le fere tu debi mannare quella guttanda gattaiola ed esibir a lei il dito,come conviene, quando scribesse li malefizi grechi-

Il Pichet non poco si stupì,chè ad occhio & croce non gli sembrava quella la real significanza,ma sia perchè trovò comodissima quella intepretatio,sia perchè la maleinarnese si qualificò come tale Comodilla dell'Arcano,servente presso la Catacomba omonima,prese tutto per buono su due piè,le rese grazia,le sborsò una parpagliola e corse a casa a preparar l'interdetto per l'ignara Oodiosa.

E appena l'ebbe dinanzi,evitando di mirar quella faccetta mansa,quello piasente isguardo,quegli  esigui lombetti ove  gioco d'amor mai piovve(insomma ,tutto quel mucchietto di biltà di donna e di saccente core),Le intimò .

-Sae ko kelle terre,per kelle fini que ki contene,ch'io pignoratte a SancteBenedicti?Trenta anni ti avran pastora,e vacce tosto,e reca teco il gato(il perche' nol so,ma così mi venne detto) ,che tanta enoja me destrenz e abraca,o quem sia,d'enoia me menaça-

(continua)

 

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martedì, 13 novembre 2007

DONNE 
Giacometta
La camicia bianca di taglio maschile aperta oltre il terzo bottone lascia intravedere la linguetta metallica di una lampo nera. Dunque porta un bustino, di quelli che si serrano davanti. Eppure non ha certo l’esigenza di comprimere le sue forme naturalmente acerbe e tuttaltro che ridondanti. E quindi il chiudersi il corpo nella stretta di una sia pur gentile armatura deve corrispondere a chissà quale ghiribizzo o capriccio della immaginazione ( o leggera devianza della colonna?)
Anche i capelli del resto sono acconciati in modo bizzarro, raccolte le ciocche brune e lustre in una specie di torchon che torreggia fra il sommo del cranio e la nuca in una pigna fusiforme arieggiante certe fogge di teste africane.
Una lascivia distratta nelle parole e nei gesti, mascherata da frasi assolutamente casuali. Ciò che conta è quello che sussurra all’orecchio segreto.
Mi mette una mano sulla spalla, la lascia un po’ lì, poi spinge il braccio intorno al collo raggiungendo l’altra spalla.
Più alta di me, si curva leggermente a parlarmi, mostrando una evidente predilezione per i colloqui a distanza ravvicinata . A cui del resto si adeguano perfettamente la sua voce afona che soffia , più che parole, buffi di alito tiepido. Percepisco un odore vagamente funereo, molto aromatico, con note di alloro e di bosso.
Ho un flash ironico di noi due riprese dall’esterno, come spesso mi capita ( la chiamo la componente registica di me) : due teste ravvicinate e intente, saldate in un semi-abbaraccio ( e l’occhio indugia fino al ralenti sulla mano dell’una che pende inerte poco sotto il collo dell’altra.)
 
Che si diranno “quelle”? Viziose confidenze? ( " ora che orario fai? Non ti vedo più…")

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martedì, 13 novembre 2007

E’ che il Pichet mica si frastornava così con quelle che non ti tiran l’onfalon se le sbirci in peplos,che non ti sputan sul pilos se ci strappi lo strofion,che insomma son pronte come il mercurio ad allagarsi il core  se  sganci cantiche,se ipereroghi,se impili ecloghe.Alla  finfine il Pichet era un cerca-Circi di riciclo,semi-degeneri,più che compiute,già convertite,già  infantasmate,già rifinite d' impasto e disimpasto, che  ti s’appolpano al becco se un po’ le sgongori,che trafelan gli intrami se ci sbrini la Thule,che si glassan la psiche se per lor ti scamici,che ti copron di baci se ci fai l’occhi truci.Non c’è torto che le imbischeri,tutti i debiti rimettono,un sussurro le rinchiatta,un sospiro le ricresima,un rabbuffo le inciauscola,una lagna le rinvergina.Stan come ghiozzi al sole,con la pinna infalpalata,con la coda imbizzarrita,son sirene mai chetate che s’infilzano con niente,e il Pichet ,che è tipo pratico,le quotava nel carnet.Così fu che incanapò vedove bianche  di militi in frontiera,tordelle smarrite  negli agri in bonifica,odalische da cronicario,rimatrici ossesse dell’IsolaBella,concorsiste quasi-corse,parisine ribollite,cuociriso verzellone,bergamine ben stazzate,marchiafessi scalognate,colombazze  romanziere,mezzemonache sui tacchi.

Ma s’umettava soltanto la strozza,con queste Cabirie in acconto.Voleva il Pichet quell’oodiosa,per spenger la sete del Moloch,che gli scombinava  le notti,e i giorni gli  ritribolava 

 

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sabato, 10 novembre 2007

 

............................

E allora strologò il Pichet e modi e mezzi onde applicar la  Purgatio,ma alcuno  fu efficace contro Quella,resa spavalda e trionfante dal dominio che aveva acquisito su di Lui.

Dunque le  impose:

la soppressione nel vitto  del mollame al melograno,della PescaMelba,dei legumi di qualsiasi sapore,del mosciame di Aigues Mortes,della mocetta di caprifauno,del bramagere ribollito,dell'agnello dei Prati Salati,dell'oeuf à cheval,del civet di porchimpiedi,della pompe à l'huile,del mostino domestico, del distillato di frumento polovesiano(e pur di quello di buccia di patata o di carruba),dell'oeil de brebis di Ramatuelle;

e ancora:il giaciglio fatto ancor più duro,l'obbligo di dormir con la cocolla,il divieto d'accender il foco avanti Prima e dopo Compieta,il divieto di ricever visite di  trobairizes(in special modo  di Azalais de Porcairagues),il divieto di scrivere  enueg o planh a futura jattura,l'obbligo di tenere  gli occhi bassi e il capo chino verso terra,l'obbligo di reputarsi Rea.

E tutto questo  perche' aveva sentito da Enrico Suso,il vinaio,il quale era stato mescitore per Giovanni della Croce, che ."Le pene son la livrea degli amanti" e che "i patimenti accolti  son come le perle preziose,che più son grosse più hanno pregio,e ispirano in Colei che le riceve più amore per chi glieLe dà".

E allo scopo che  Ella si riconoscesse -insolvibile-dianzi a Lui ,le riempi' le tasche di foglietti minatori,con il memento:" Sarò per sempre  del mio Diletto,sua schiava e creatura,dato che Egli è tutto mio:morta io sono al mondo.Tutto in Lui e nulla in me;tutto a Lui e nulla a me;tutto per Lui e nulla per me".

La fanzulletta  a ciò  con sforzo minimo si conformò,ed anzi con letizia,tanto che tra sè e sè si chiedeva:-Questo è tutto?e il bacio al lebbroso?e i 320 passi dal Pretorio al Calvario con la croce addosso?e i 900 gemiti e sospiri per mia salvezza e conversione?e lo Scrupus nel sandaletto?e la camicia di rascia  che attira petuncoli e zecche parassite,sicche',come dice Santo Francesco di Sales: la vermina mangeat la vermine?Dove s'approvvigiona,questo bambacione,di scienza doloristica cosi' di dozzina ?-

E gli pose la domanda:-Chi t'ispirò,mio buon Picherougetto,queste giuggiole a passatempo che m'offri per non si sa qual scopo?Hyacinthe Montargone?Ancellotto Hustache?le monachine ortolane del Montserrat?Santa Marga Alacocque? Ma se mi vuoi décharné,dénervé,démusclé,dépulpé,trai almen li"modi e mezzi" da Beatriz de Dia o da Jakubek di Stirbra,o da Guyot Marchant o Josse Clichetove,o dal Supplementum alla Summa Pisanella!-

E ciò gli disse  con l'aria Sua beata,sciogliendo un nodo del corpetto,donde  guizzo' albo un sen perfetto,che tramorti' quel gretto.

Si chieda chi ne ha voglia:ma stramazzo',il Pichetto,a vista di  quel fiore da balcone,o per la prosopopea di

quella gibbosetta?

(continua)

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