Esterhazy

"IL MIO BUON PADRE ERA PARTITO A GALOPPO IN UNA PIANURA BELLISSIMA"
sabato, 29 settembre 2007

Quanto rinfranca,come ristora ,legger di una coppietta  D.I.N.K. che  loda un monaco  eppoi ne loda un altro,analogo,perchè qui e là gridano libbertà!

Sarà  quella libbertà,proprio quella,il contro-mondo dell'essere e della durata,quella la vertigine non relativa e invariabile?

E' che qui si vive il prodotto dell'angossia della  vita,in  Briciole e Postille a doppio vincolo,LORSIGNORI!    Che è poi  la neo-formazione di quel delirio che ci trattiene nell'esistenza,sennò ce la saremmo data a gambe  da un bel pezzo,tuttinsieme  AU  TIBET,tricchetracche e  shahtoosh!

Bastabasta,si sarebbe detto sui sentier de' boschi,con 'ste  querimonie  ,che la vita cia' bisogno  di illusione,di errori creduti verità,A CULO IL PATHOS DELLA VERITA' CHE  CE PORTA ALLA ROVINA!

Qui la  finzione,l'essere mascherato,la messa in scena  davanti a sè e all'altri  ce ridurrano  a  fantocci o  a fanocci!  ( giura  qualcuno d'esser per noi l'isola in mezzo alla corrente? ce va di lusso se ce passera'  una stampella!)

 Ma:e se ci accecagna l'ignavia?metti  che finallà,(nell'ognidove,intendo) ci fastidia andare,e che  non ci  andiamo perche' insomma,a ben guardare ,tutto sommato,a conti fatti, forse che sì forse che no, allamano costi  & benefici..................................

                                             CHE   FARE?

 Ri-pittiamo gli eidola!che ri-Geburti der Tragodie!perseguiam la Giga come vorrebbe il Bateson  e lassamo che sia lo Smerdiakò a far il bricolage,patentiamolo  col badge del rebel-rebel!(che è così che ci piace che sia la gente vera,mica quei pacchianoni che stanno  a cacardubbi  sul kapitalismus e  il  Dasreligionsproblem): perchè qui si tratta  di convertire  l'omo mica di  educarlo.Deve diventà  un passacaglione come noi,lo si deve  rififinire a botte di mottetten  und  kantaten.Un  New-Barbariccon,con l'anima  tartinata  sul si minore del Ciaicoschi,un Ecce mus  rifoderato in  Bemberg,a dieta di zilavke e  tedii autoctici.

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giovedì, 27 settembre 2007

ROBERT E CLARA
 
Da quell’addio a Clara – tutto interiore, ché ancora fisicamente non era stato raggiunto il punto del distacco , ma lei continuò la sua acclamata tourné di concerti e lui tornò a Lipsia, a casa - comprese la sua assoluta impossibilità di seguirla o di tenerla per sé – e capì – cosa essenziale – che la musica non vuole rivali, anche se il dolore di rinunciare a lei poteva schiantarlo.

Ebbe la sua ricompensa, gli riuscì accedere a quella meravigliosa varietà di suoni di quartetti e quintetti che fino ad allora non gli si erano dischiusi, l’accoglimento infine di una energia creativa robusta e insieme leggera, indocile e insieme ligia, in cui si avverte la solitudine del genio che si bea di se stesso libero da ogni scivolamento del senso e del cuore.
 
Quintet in E flat, op.44
Quartet in E flat, op.47
 
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mercoledì, 26 settembre 2007

Barocco

"...e già i quaderni formicolano  di parole, l'una nemica dell'altra, sebbene corrano tutte affiancate, in neri plotoni suicidi, all'assalto dello stesso imprendibile alcazar. Sono esse i miei soldatini di piombo, il disperato giocattolo della mia vita; sia quando con un frego di penna le annichilo, sia quando altre ne suscito, o le stesse risuscito, sì da schierarle di nuovo, Lazzari esangui, in battaglia. E non conta che impugnano spade di carta, si cingono elmi di fumo...Chi, se non loro, potrebbe combattere in vece mia, tingere di eroico inchiostro il vessillo delle mie bianche capitolazioni?

Diavoli siete, parole. Angeli, siete. Brusche, melliflue, ombrose...ora carte veline, pelurie, petali di ninfea che s'infiora; ora schegge di vetro, spine, carboni ardenti...

No, non c'è cosa che mi lusinghi gli spiriti quanto un amalgama di senso e suono dentro la tazza di poche sillabe d'oro. Gremire me ne sento come una vela di vento, una voliera di voli. Ne ronzo, ne stormisco, ne sibilo...E pazienza se alla fine, come il toro di quel Falaride, non faccio che tradurre in muggiti i gemiti d'ogni umana passione; se ascolto, io per primo, nei tremoli della mia chitarra, un concerto di gatti in amore...Posso rifarmi sempre le orecchie con una musica altrui più innocente..."

[ G.B ]

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martedì, 25 settembre 2007

  L' APRES-MIDI  D'UN  CHEVALIER COURROUCE'

 

.......  E Voi,messo su così in pulito.......disse Carlomagno,chi siete?

Io sono(la voce giungeva  metallica da dentro l’elmo):

Agilulfo  Emo Bertrandino dei Guildiverni e degli Altri di Corbentraz e Sura,

 cavaliere di Selimpia e Fez,

Balivo di Corrivo e Carapipi,

già Fantaccino di Friggero Bolso,conte di Pampour,

Stirausberghi di Dodone il Larvoyant,

Primo assaggiatore  di Cochillaggi e  Cacauetti della Principessa Niqohelette Nunc Scotta,

Conservatore dell’Ordine del Gran Tepore contra-periclitatio,

Granlaudatore e Còmito di Pericone  Grossatesta  di Vibràm ,di Rambouilli  e di Sacrofauno (prov RM)

 

Aaah,-fece  Carlomagno-,e perché  non alzate la celata e non mostrate  il vostro viso?

Dico a Voi,ehi,paladino,-insistè  Carlomagno-,com’è che  non mostrate la faccia al Vostro Re?

La voce uscì netta dal barbazzale:

.-Perché io non esisto,Sire-

-O questa poi! Adesso ci abbiamo in forza anche un cavaliere che non esiste!fatemi un po’ vedere

.

Agilulfo parve esitare ancora un momento,poi con mano ferma  ma lenta sollevò la celata.

L’elmo era vuoto e nell’armatura bianca dall’iridescente cimiero non c’era dentro nessuno.

Mah, mah!Quante se ne vedono,-fece Carlomagno.-E com’è che fate a prestar servizio,se non ci siete?-

Con la forza di volontà, -disse  Agilulfo-e con la fede nella nostra  santa causa!

 

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mercoledì, 19 settembre 2007

sebald
Le tessitrici di Sebald
 
Ho molto amato Austerlitz, ma ne "Gli emigranti" trovo centrato al millimetro il mio particolare modo d’interessarsi agli altri, o meglio ad altri. Modo che non ha niente di vaporosamente evangelico, ma si manifesta in forma di ossessiva e cocciuta ATTENZIONE nei confronti di un singolo, persona magari perduta nel mare dell’anonimato, sconosciuto ai più, piccolo pedone di una marcia infinita, colui che sale l’erta del Rosenhorn, annega nel naufragio del Titanic, parte da Grodno, villaggio lituano,nel 1939.
Come si sfoglia un fiore, un carciofo, o le pagine di un libro, il segreto è sempre al cuore, al centro, e si svela in una progressiva ri-salita nel passato, come nel sogno di Kaspar Hauser.
E’ l’essenza di un individuo, la sua identità più nascosta. Gli indizi che precedentemente potevano farla intuire sono talmente fini che spesso passano inosservati e risplendono solo retrospettivamente, in una specie di vertiginosa chiarificazione à rebours. La chiave c’è sempre, alla fine, ed essa permette non solo di riconoscere il senso della storia del singolo ( rimettere a posto i tasselli, come dice Sebald), ma anche fa sommessamente rinascere la speranza in un senso più generale, universale, una volta che il puzzle cosmico sia rimesso insieme ed ultimato.
 
La coincidenza : è la manifestazione più immediata del mistero che si cela anche nell’esistenza più ordinaria, ripetizione misteriosa, che i razionalisti ad oltranza si sforzano di spiegare con le tavole della probabilità. Essa compie un piccolo-grande miracolo : è come se disillusi da passioni desideri ambizioni riuscissimo a scuoterci dal malinconico torpore del disincanto e a ridestarsi , solo se toccati dai misteri della vita. In fondo ci rimane questa ultima risorsa della CURIOSITA’, ci rimangono le emozioni preziose dello stupore e della paura.
 
Infine le foto – di cui Sebald dissemina le sue storie : sfocate, sgranate, in bianco/nero o seppia, dotate dell’impalpabile fascino dell’effimero che si fa eterno, dell’attimo sfuggito all’orologio. Ho tremato quando, alla fine del libro, viene ricordato il ritrovamento nel 1987  presso un antiquario di Vienna di una serie di fotografie, accuratamente ordinate e con tanto di didascalia, prese nel ghetto creato nel 1940 a Litzmannstadt ( oggi Lódź), città chiamata allora la Manchester polacca.
Le ho viste quelle foto, oggi conservate in un museo.
 

"In una di esse – dice Sebald,  e così si chiude il libro -  dietro un telaio verticale sono sedute tre donne giovani, sui vent’anni.

…Chi siano quelle giovani donne , non lo so. A causa del controluce prodotto dalla finestra alle loro spalle, non riesco a vederle bene negli occhi, ma sento che tutte e tre mi guardano, perché io sono proprio nel punto in cui si era piazzato chi fotografava. Delle tre giovani donne, quella in mezzo ha capelli biondo chiaro e assomiglia in certo qual modo a una sposa. La tessitrice alla sua sinistra tiene la testa leggermente piegata da una parte, mentre quella di destra mi rivolge uno sguardo così fisso e implacabile che io non riesco a sostenerlo a lungo, Vado almanaccando quale sarà stato il nome di quelle tre giovani – Roza, Lusia e Lea oppure Nona, Decuma e Morta, le figlie della Notte, con il fuso, il filo e le forbici."

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martedì, 18 settembre 2007

 

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venerdì, 14 settembre 2007

FRA VESTITI CHE BALLANO

abiti usati, oggetti usati, vecchie foto : la mia passione per tutto ciò che reca in sé, nelle sue fibre più celate, una traccia di vite altrui, trascorse, affondate nel nulla, nel silenzio, nell'oblio.

niente mi dà un senso così forte e concreto della continuità vita/morte e della sacralità (sì, è la parola giusta) di questo connubio come portare addosso - sul mio corpo che è QUI e ORA - il corsetto o la camicia di una donna sconosciuta vissuta magari cento anni fa.

è una sottile impalpabile emozione, quasi una eccitazione, una euforia, che in un certo senso mi riconcilia con la Morte, e indubbiamente ha anche a che fare con l'ironia, come se silenziosamente mi burlassi dello sguardo che mi coglie come "contemporanea", mentre io porto su dime ( e dentro di me) i resti di un altrove temporale e spaziale.

 

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giovedì, 13 settembre 2007

Les Tres Riches Heures.

 

 

Nella cappelletta  consacrata a Sainte Dolorìs Du Pre,al Convento dei Corbellieres,sulla montagna Sainte-Odile,facciafaccia con la Foresta Nera,ma in terra di Francia,s’e’ trovato un polittichino colle valve in damaschino(stante cio’ lo si puo’ senz’altro classificare  come altarolo portatile), e quattro scene dipinte all’interno ,rese in Grisaille.Ci si legge la storia  di tre personaggi:IL PRIMO(e protagonista)esemplato sui sangirolami  bassorenani,e’ un prospero pievano,comodo sul suo scanno,che non abbandonera’ mai nel corso della narrazione,benche’ piu’ volte incoraggiato a farlo;

(Condillac l’avrebbe definito:LA STATUA SENSITIVA; William Cheselden,piuttosto, un :

“old gentleman,who was born blind,or lost his sight so early,that he had no remembrance of ever having seen),

L'ALTRI,(due flagitanti che ricordan l’angeli festaioli della Madona de Senigaja in Urbino),  si presentan invece attivissimi e dinamici e  interrogano il Girolamone.

Il dialogo e’ soprascritto da mani terze(la monaca cuciniera?la monaca dentelliera? Cristina di Pizzano? Manola Portimao y Pedrasnigras?),come nelle Stripes del Dick Tracy o,meglio,come nel grande lino matildino di Bayeux.

Qui lo riproduco affinche’ chi vuole e puo’, l’interpreti ( che io son esegeta d’altre cose.)

 

 

Festaiolo  1:  “Salut,Uet,tu viens jouer  au foot?

Festaiolo 2 .”Yo,Uet.”

Il Girolamone:”Je peux pas….Je blogue “

F1.”T’as un blog? Genial!Et tu trouves toujours des trucs interessants  à poster?”

F2. “Ouais!genial!Megacool! un blog!”

G/mone.”quand j’ai rien a  raconter,je poste des conneries.....ou alors je poste des cartoons  à deux balles!!!! “

F1.”quel philosophe,ce Uet!”

F2 “Ouais,ouais”

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domenica, 09 settembre 2007

Immaginare è creare
 
Da tempo desideravo vedere qualcosa del regista tedesco Max Olphüls, alla fine sono riuscita a trovare il DVD di uno dei suoi film più rappresentativi : “Lettera da una sconosciuta” (1948)
Non sono rimasta delusa. Ho riconosciuto il modo tutto europeo ( e specialmente  tedesco) di fondere con equilibrio l’interesse per la “storia” e la cura formale, senza cadere né nell’eccesso di contenutismo che percepisco con fastidio nel cinema americano, né tantomeno nel calligrafismo fine a se stesso. Qui lo splendore formale ( valorizzato dal B/N) si sposa felicemente con ciò che viene raccontato con esemplare rispondenza. Il tema è di quelli che mi hanno sempre sedotto e , in certo qual modo, turbato : la possibilità di una vita vissuta sul doppio binario del reale e dell’immaginario. Un amore vissuto in assenza, che al momento della realizzazione non regge l’urto del reale. Ma questo non vale solo per l’amore.
Una mediocre visione dell’immaginare attribuisce a questa attività mentale una triste connotazione di sterilità, di frustrazione, repressione, evasione dalla cosiddetta “realtà”. Eppure, ancora una volta la parola di per sé ci dice tutto. Se l’immaginazione è – come lo è secondo l’etimo – produzione d’immagini, essa ha direttamente a che fare con la creatività, che è l’unica forma di energia per cui probabilmente vale la pena vivere. Essa infatti è sempre fertile, dinamica, produttiva : e se alcuni individui geniali riescono a tradurla in “opere” che a loro volta – come in una ininterrotta catena attraverso i tempi – alimenteranno l’impulso immaginativo e creativo di altri “geni”, anche l’uomo comune può acquistare tramite essa acutezza e intensità del sentire tali che gli consentano di dare pienezza di senso anche ad eventi minimi e accidentali.
 

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domenica, 02 settembre 2007

Verflossener
 
Stanotte ti ho sognato. E nel sogno si definiva con una precisione perturbante quel clima fra noi del ciò che c’è stato e del ciò che non c’è stato, e del ciò che c’è e non ci sarà, e del ciò che non c’è e forse c’è stato , o ci sarà. Tempi saltati, bruciati, scavalcati, sfalsati.
E tu avevi quella tua aria d’intimità complice ma sulle sue, quel tono leggermente distaccato con un sottofondo amabile di “ti conosco, mascherina”. Mentre io reiteravo ancora una volta il mio atteggiamento di profuga ( nel senso di sul punto di o appena uscita da o tutto quel che si vuole purché non manchi la voce FUGA).
Ma – ancora una volta – l’amo era lanciato, l’amo era infilzato, la rete acchiappava, la rete strascicava.
E tu lo sapevi.
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