Esterhazy

"IL MIO BUON PADRE ERA PARTITO A GALOPPO IN UNA PIANURA BELLISSIMA"
giovedì, 30 agosto 2007

I Letterali
 
Ho sempre chiamato fra me e me i “letterali” coloro che sembrano non possedere l’accesso a quella chiave di lettura non solo dei messaggi interpersonali ma dell’universo mondo che è la metafora. Ora scopro che un geniale studioso della psiche umana dice che è proprio la deletteralizzazione, - cioè la consapevolezza che ciò che si percepisce con i sensi deve essere preso en métaphore -, a distinguere il delirio paranoico dalla visione illuminata.  Fra l’oggetto della visione e l’occhio che mira deve interporsi un velo che è un aidōs (una timidezza, un riserbo, un pudore) che ci mantiene diffidenti, riservati nello sguardo, che ci trattiene persino nello splendore della rivelazione, dell’incontro. Il velo non fa difetto alla visione, non la rende meno perspicua o radiosa, anzi l’alona di intensità di emozione.
I letterali se ne stanno invece coi loro grossi piedi piantati in terra, i loro grossi occhi puntati sul mondo, come degli ingordi che si buttano sul boccone inghiottendolo tutto intero. Il primo senso è l’unico per loro e se ne appropriano con una tenacia combattiva e persino aggressiva, ed esso gli si addensa nei cervelli spessi in grossi grumi ostruenti
Bestioni della decodifica, analfabeti del senso, si costruiscono mondi basati su dati tanto “certi” quanto falsi, e , nella loro patetica sicumera di avere in pugno la “verità”, possono persino ispirare una ironica benevolenza.
Eppure perderebbero forse la loro arroganza se sapessero che i loro procedimenti mentali stanno all’origine del delirio paranoico e che molte delle alterazioni alle quali sono soggetti i malati di mente consistono appunto nello scambiare una forma di discorso figurata per un discorso letterale.
“Per esempio, un matto dichiarerà di essere fatto di ferro e che niente lo può spezzare…quello che lo spirito vuole dire è che quell’uomo è forte come il ferro, ma il matto prende il senso letterale…non essendo la sua immaginazione sotto il suo controllo…LO SPIRITO PARLA POETICAMENTE, MA IL MATTO PRENDE IL SENSO LETTERALE ”ecc ecc
Al messaggio che ci perviene e che vogliamo veramente comprendere dobbiamo prestare un orecchio ermetico (da Ermes, dio della rivelazione), mercuriale, considerandolo come  rosa centifolie da sfogliare, plico di significati impilati da svolgere, velame di salomè cosmica, stratificazione semantica che potrà condurci allo svelamento e all’agnizione solo grazie ad una  perspicacia coltivata  e – dote suprema – alla pazienza ( che , etimologicamente, rimanda al “saper patire”) .
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lunedì, 06 agosto 2007

 

                                  ULTIMA   THULE

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domenica, 05 agosto 2007

LA COMMEDIA MENTALE

"Come nell'angeologia neoplatonica si narra di angeli che sono l'altra parte, rimasta intatta, di cui noi rappresentiamo l'esistenza terrena, nell'ombra, così i nostri interlocutori privilegiati, che sono interlocutori mentali, sono l'altra metà cui sempre tentiamo di ricongiungerci, rivali di qualunque altro interesse o fittizio piano di vita. Fuori della corte mentale, tutto non è che banale accidente, luce che non convertita in dialogo con la nostra metà invisibile dispare. Per cui reale è questo colloquio e pretesto tutto il resto, che è capovolgimento essenziale : il fatto di narrare loro, [ai miei interlocutoriprivilegiati], quello che è avvenuto, non è un fatto che avviene dopo, ma elemento che condiziona atti e pensieri. Gli spettatori privilegiati sono simili a dei : la confessione è un rituale, ma la presenza della divinità è continua. Non è l'io che lega un'ora all'altra della vita, ma questi personaggi mentali, non l'attore ma lo spettatore, non colui col quale avviene un fatto ma la persona cui sarà narrato - altro capovolgimento fondamentale..."

(Alessandro Spina, La commedia mentale, in "I confini dell'ombra") 

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giovedì, 02 agosto 2007

PRESENZA/ASSENZA

In amore ogni apparizione dell'oggetto amato deve essere una epifania . Ed è quindi inutile - anzi dannoso - che negli intervalli di assenza, di mancanza, di distanza, la mente si ingegni a ricercare, ricordando, o a prevenire , immaginando, il momento dell'apparizione. Ancora peggiore è il ricorso a marchingegni tecnologici che danno solo l' illusione dI annullare la distanza, mistificando una presenza che in realtà non è tale.

Giacché la vera PRESENZA è irradiazione di atomi che t'investono, flusso benefico di energia, fascio di onde di calore, nutrimento senza parola e senza suono, trasfusione di licor caelestis.

L'assenza è eclisse. L'aria acquista quella particolare luce nera, che non impedisce di vedere, anzi rende forse più acuta la vista, ma la carne è gelida.

Quindi la polarità assenza/ presenza non può essere che accettazione profonda dell'una e dell'altra condizione, vissuta ciascuna con piena aderenza alle sue specifiche caratteristiche. 

"In Spagna vidi una volta una danza, un uomo maturo e forte e una giovane esile e diafana : più quello ci metteva passione e più lei pareva assente, una marionetta. Non lo guardava mai, gli occhi fissi di un automa. Sono sicuro che fosse la sua donna : ma ecco, lui non riusciva a essere l'amato. La danza come corsa lungo un cerchio, dove la distanza resta costante per un incantesimo."

(Alessandro Spina, Il giovane maronita)

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