LA VIA DEL NON
Se sto facendo un percorso - non ne sono sicura - credo di stare percorrendo la via del NON.
Sia nei sentimenti come nelle percezioni come nelle attività mentali.
Dall'amare al NON amare.
Dal vedere al NON vedere.
Dal capire al NON capire.
Non so che razza di percorso sia, ma non intendo - né m'interessa - valutarlo con criteri utilitaristici.
L'enigma di Kaspar Hauser

UN TOAST(DU COTE' DE CHEZ FAN)
A' toi, le Roy qui les roys patronne
Qui les couilleries bonbonne
Qui bons messoneurs messonne
Qui les bastonneurs bastonne
Qui les conneries couronne
Qui quelques vacheries godronne
Qui les guerdonneurs guerdonne
En plein air

L'ipocrisia delle donne
L'ipocrisia delle donne mi lascia ogni volta stupefatta. La chiamo ipocrisia ma forse sono vittima di un condizionamento lessicale, per cui uso questa parola in modo improprio, attribuendole un significato che forse tecnicamente non ha. E' il primo termine che ho usato, nella rozza indeterminatezza dell'adolescenza, di fronte a certi atteggiamenti di persone del mio stesso sesso che riuscivo ad analizzare in modo assai elementare ma che pure suscitavano in me lo stesso impeto di incredulità prima, e poi di acuta insofferenza e rigetto. Se infatti rifletto a fondo, devo dire che molto spesso manca nell'atteggiamento a cui mi riferisco la mala intentio, la premeditata volontà di nuocere, - vero segno del vero Male, a quanto ci dicono gli intenditori, fra cui il loro massimo esponente, Satana - per cui la mia valutazione dei soggetti che vi incorrono, è ancora più severa, se possibile, sicuramente più insofferente , contrariamente a quanto si potrebbe pensare e a quanto viene universalmente convenuto. E' il punto fatale in cui la mancanza si sposa con l'assenza di lucidità e di autoconsapevolezza infatti che stimola al massimo la mia intolleranza.
Ed è proprio questo - l'incapacità di vedersi per quello che si è e di essere consapevoli delle radici nascoste del proprio agire, e di ammetterle, riconoscerle, almeno con se stessi - è proprio questo che mi rivolta in siffatte configurazioni caratteriali, per cui la pervicace attitudine a dire di sé il contrario di quello che si é, ammantandosi sotto l'aurea cappa (upo-crysos), è aggravata dal fatto che in buona sostanza la prima ad abboccare a tale mistificazione è proprio colei che la perpetra. Al difetto della relazione si aggiunge così quello ben più grave dell'intelletto, alla pecca nell'agere quella capitale nell'intelligere.
Triste destino di chi "se la conta", preferendo caricarsi di nobili orpelli piuttosto che scarnificarsi fino a urtare l'osso con la punta della sgorbia.
( replica di un vecchio post, casualmente ma pertinentemente ri-occorsomi davanti, a cui tributo con rinnovato slancio
autosimpatetica adesione)
Da: “La verga di Aaron”.Due atti e un intermezzo.
Intermezzo:
(Entra Aaron con
Con questa ti ci fo’
un crotalo mutilo
un mitilo in ghingheri
un omer di manna
un diapason piccolo
un tetrapak comodo
un coccio di bucchero
un’esca viatorum
una tinca soprano
un ripido naso
una sella curule
una vecchia gualdrappa
un grammatico aprassico
una trans col caschetto
una flute d’acqua puzzola
una Pars dell’intero!.
(nemmeno stizzita , l’Oodiosa lo rimbecca :)
Ma che bazzica speri
di cavarmi di tasca
a tediarmi coi trucchi
della mantica stracca?
Va’ ad incinger piuttosto
quella vispa basoffia,
che ti spurga deissi
od avverbi da Messa!
Non e’ pan per la mente
Quel suo “sottesamente”?
E’un nepente eccitante
Quel suo “severamente”!
Non ti allappa la strozza
Quando e’ participiante?
Lei fara’ “comburente”
La tua verga mutante,
oh Aaron fastidiante.
E. a d A.
"...Non ho che da sporgermi sull'abisso della tua assenza e della tua presenza saldate senza speranza. Ho trovato il segreto di amarti sempre per la prima volta..."
LA DONNA SENZA OMBRA

DÉDIÉ
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J’aimerais vivre avec Vous –
Dans une petite ville
Aux crépuscules éternels,
Aux éternelles cloches –
Avec la sonnerie délicate
D’une horloge ancienne – les gouttes du temps –
Dans une auberge de campagne.
Et le soir, quelquefois, d’une mansarde à l’autre –
Une flûte,
Et le flûtiste à la fenêtre.
Et de grandes tulipes aux fenêtres.
Vous ne m’aimeriez, peut-être, même pas. »
Marina Tsvétaïeva, Texte français : Henri Deluy.