Esterhazy

"IL MIO BUON PADRE ERA PARTITO A GALOPPO IN UNA PIANURA BELLISSIMA"
martedì, 29 maggio 2007

LA VIA DEL NON

Se sto facendo un percorso - non ne sono sicura - credo di stare percorrendo la via del NON.

Sia nei sentimenti come nelle percezioni come nelle attività mentali.

Dall'amare al NON amare.

Dal vedere al NON vedere.

Dal capire al NON capire.

Non so che razza di percorso sia, ma non intendo - né m'interessa - valutarlo con criteri utilitaristici.

                             L'enigma di Kaspar Hauser

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domenica, 27 maggio 2007

 

 

 

UN  TOAST(DU COTE' DE CHEZ  FAN)

 

 

A' toi,  le Roy qui les roys patronne

Qui les couilleries  bonbonne

Qui bons messoneurs messonne

Qui les bastonneurs bastonne

Qui  les conneries couronne

Qui quelques vacheries godronne

Qui les guerdonneurs guerdonne

 

                         

postato da proteinedulait alle ore 10:03 | Permalink | commenti (3) / commenti (3) (pop-up)
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venerdì, 25 maggio 2007

 En plein air

 Travolta dalla esuberanza della natura, prolifica e invasiva come non mai, in modi e forme quasi agghiaccianti, rese immoderate da una stagione altrettanto immoderata.
Fioritura e fruttificazione mescolate e fuori dai tempi, mostruose enfiagioni e moltiplicazioni di fiori la cui durata effimera è brutalizzata dall’esplodere anticipato del frutto – che peraltro forse non maturerà e s’imbarzottirà sul ramo.
Sul melograno, fiori in boccio,fiori completamente aperti e frutti nascenti dissipatamente e sgangheratamente coesistono – così come mesi fa l’urgere cieco delle nuove fronde abbreviò più del solito la opima quanto fragile fioritura della mimosa.
Come se nella donna incinta già al terzo mese il feto protendesse al varco d’uscita la testa  finita di un corpo ancora pinnato.
Si è persa la religiosità delle FASI. Il ritmo: la DIVINA SCANSIONE.
 
Travolta, dicevo, e schiacciata, e persino inorridita, soffocando, con la bocca sul prato.
E solo ascoltando ( gli auricolari mi si nicchiano in coclea con inaspettata naturalezza) , a occhi chiusi, il caos farsi cosmo nel sestetto brahmsiano, ho ritrovato la Via.  

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lunedì, 21 maggio 2007

L'ipocrisia delle donne

L'ipocrisia delle donne mi lascia ogni volta stupefatta. La chiamo ipocrisia ma forse sono vittima di un condizionamento lessicale, per cui uso questa parola in modo improprio, attribuendole un significato che forse tecnicamente non ha. E' il primo termine che ho usato, nella rozza indeterminatezza dell'adolescenza, di fronte a certi atteggiamenti di persone del mio stesso sesso che riuscivo ad analizzare in modo assai elementare ma che pure suscitavano in me lo stesso impeto di incredulità prima, e poi di acuta insofferenza e rigetto. Se infatti rifletto a fondo, devo dire che molto spesso manca nell'atteggiamento a cui mi riferisco la mala intentio, la premeditata volontà di nuocere, - vero segno del vero Male, a quanto ci dicono gli intenditori,  fra cui il loro massimo esponente, Satana - per cui la mia valutazione dei soggetti che vi incorrono, è ancora più severa, se possibile, sicuramente più insofferente , contrariamente a quanto si potrebbe pensare e a quanto viene universalmente convenuto. E' il punto fatale in cui la mancanza si sposa con l'assenza di lucidità e di autoconsapevolezza infatti che stimola al massimo la mia intolleranza.

Ed è proprio questo - l'incapacità di vedersi per quello che si è e di essere consapevoli delle radici nascoste del proprio agire, e di ammetterle, riconoscerle, almeno con se stessi - è proprio questo  che mi rivolta in siffatte configurazioni caratteriali, per cui la pervicace attitudine a dire di sé il contrario di quello che si é, ammantandosi sotto l'aurea cappa (upo-crysos), è aggravata dal fatto che in buona sostanza la prima ad abboccare a tale mistificazione è proprio colei che la perpetra. Al difetto della relazione si aggiunge così quello ben più grave dell'intelletto, alla pecca nell'agere quella capitale nell'intelligere.

Triste destino di chi "se la conta", preferendo caricarsi di nobili orpelli piuttosto che  scarnificarsi fino a urtare l'osso con la punta della sgorbia. 

 ( replica di un vecchio post, casualmente ma pertinentemente  ri-occorsomi davanti, a cui tributo con rinnovato slancio
   autosimpatetica adesione)

postato da Esterazy alle ore 17:22 | Permalink | commenti (6) / commenti (6) (pop-up)
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domenica, 20 maggio 2007

Da: “La verga di Aaron”.Due atti e un intermezzo.

Intermezzo:

 

 (Entra Aaron con la Verga ,la mostra  all’Oodiosa )

 

 

 

 Con questa ti ci fo’

un crotalo mutilo

un mitilo in ghingheri

un omer di manna

un diapason piccolo

un tetrapak comodo

un coccio di bucchero

un’esca  viatorum

una tinca soprano

un ripido naso

una sella curule

una vecchia gualdrappa

un grammatico aprassico

una trans col caschetto

una flute d’acqua puzzola

una Pars dell’intero!.

 

(nemmeno stizzita , l’Oodiosa lo rimbecca :)

 

Ma che bazzica   speri

di cavarmi  di tasca

a tediarmi coi trucchi

della mantica  stracca?

 

Va’ ad incinger  piuttosto

quella vispa basoffia,

che  ti spurga    deissi

od avverbi da Messa!

 

 

Non e’ pan per la mente

Quel suo “sottesamente”?

E’un nepente  eccitante

Quel suo “severamente”!

Non  ti allappa la strozza

Quando e’  participiante?

 

Lei fara’ “comburente”

La tua verga mutante,

oh  Aaron fastidiante.

 

 

postato da proteinedulait alle ore 11:33 | Permalink | commenti / commenti (pop-up)
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giovedì, 17 maggio 2007

E.  a d   A.

"...Non ho che da sporgermi sull'abisso della tua assenza e della tua presenza saldate senza speranza. Ho trovato il segreto di  amarti sempre per la prima volta..."

postato da Esterazy alle ore 14:58 | Permalink | commenti (4) / commenti (4) (pop-up)
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mercoledì, 16 maggio 2007

                                     LA DONNA SENZA OMBRA

Lo sapeva da tempo : lei non aveva ombra. Non ci aveva mai fatto granché caso e gliene importava assai poco. E siccome in genere evitava il sole e la luce piena, se ne accorgevano in pochi, e quei pochi dimenticavano subito quella mancanza che avevano per un attimo notato, oppure credevano fosse dovuta a un abbaglio, uno scherzo di luce.
Ma Lui un giorno le disse : basta con questa storia che non hai ombra, è l’ora che te ne procuri una.
Lei fece : e perché?
‘Non c’è un perché – rispose Lui. - Ti dico che è l’ora che tu ti procuri un’ombra, dato che tutti gli esseri umani ce l’hanno.
Lei si recò allora da una persona devota, fedele, che le voleva bene sopra a tutto.
-Dammi la tua ombra- le disse.
-Oh… -rispose quella. Io te la darei, lo sai; ma ti rendi conto di cosa significa? Hai ben chiare le conseguenze?
Lei spalancò gli occhi.
- E quali sono?
- Avere un’ombra significa entrare a far parte degli umani e quindi essere come loro.
Muoversi agire pensare parlare come loro. E anche procreare. E poi morire.
………………………………………………………………………………………………….
 
 
Lei ripensava a quando lui l’aveva catturata mentre , in forma di gazzella (una delle sue tante metamorfosi) correva libera per i boschi.
Non aveva cercato altro allora , non si curò di ombre, non volle altro che stringerla per i fianchi e chiuderla sul suo petto.
……………………………………………………………………………………………..
 
 
Che ne pensano i miei cari lettori?
Che cosa deciderà la donna senz’ombra?
Riuscirà ad accettare le condizioni per soddisfare il suo esigente Signore?
 
postato da Esterazy alle ore 15:35 | Permalink | commenti (9) / commenti (9) (pop-up)
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venerdì, 11 maggio 2007

DÉDIÉ

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J’aimerais vivre avec Vous –
Dans une petite ville
Aux crépuscules éternels,
Aux éternelles cloches –
Avec la sonnerie délicate
D’une horloge ancienne – les gouttes du temps –
Dans une auberge de campagne.
Et le soir, quelquefois, d’une mansarde à l’autre –
Une flûte,
Et le flûtiste à la fenêtre.
Et de grandes tulipes aux fenêtres.
Vous ne m’aimeriez, peut-être, même pas. »

Marina Tsvétaïeva, Texte français : Henri Deluy.


 

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venerdì, 11 maggio 2007

A VOLTE
Quello che mi manca, A VOLTE, è la sua risata. Ma già , mentre scrivo, percepisco la fondamentale incongruenza dell’affermazione : mi rendo conto che l’a volte' di per sé vanifica la mancanza, che , in quanto tale , deve essere percepita costantemente, presenza non necessariamente dolorosa ma attiva, non esito a dire persin feconda .
Altrimenti è già assestamento,adattamento, ri-costituzione di tessuti, di forme.
Diciamo allora che quella sua risata, a volte, la ri-sento. Riemerge da un passato non so più se vicino o lontano – giacché per me il passato non ha mai avuto spessore, profondità, né tantomeno una direzione, un orientamento. E’ piuttosto un arazzo, immenso, disteso su una parete,i cui serici fili finemente intessuti e intrecciati catturano, A VOLTE ,  un lampo di luce e producono una vibrazione indefinita, acquistando, per un tempo ugualmente indefinito, rilievo sull’insieme.
Quella che mi raggiunge in quel momento , in senso propriamente fisico, non è una risata molto particolare, ma è indubbiamente la sua , di cui la nota forse più caratteristica è la repentinità dell’attacco(quel che si dice “scoppiare in una rista”) e la persistenza del diminuendo, fino a raggiungere un chioccolio roco che si spenge in gola.
Quei due momenti -  di attacco e di fine -  mi sconvolgevano  - allora - , mi facevano balzare il cuore in petto, rimescolare il sangue, e vagamente, nel mio sentire acerbo, avvertivo l’ineluttabilità della mia dedizione a un essere che rideva a quel modo. 
 
 
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lunedì, 07 maggio 2007

 

EN LE REGARDANT DOURMIR
 
Nel sonno giaceva come un fiore
Come un nasturzio
Come un tulipano
E la bava di vento del respiro
Gli faceva vibrare una narice,
 il mento abbandonato.
E sulla bella bocca
Un’ombra di sorriso
Navigava
Come la luna quando -
Piccola falce ancora -
Le praterie celesti
Dell’universo attinge.
La fronte bruna d’un tratto si aggrottava
Come quando sul sol passa una nube
Ed un lieve umidore di sudore
Sulla tempia incavata riluceva.
Grandi palpebre
Mandorle gemelle
Identici siglilli
A quel volto
Toglievano e aggiungevano,
sul lido solitario
gusci relitti -
valve celanti
la nascosta perla.
E sulla gota balenava un guizzo
Puerile retaggio del digrigno
Che nell’infanzia già conturbava
La piccola sorella che gli
Dormiva accanto.
 
 
 
 
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