Nel sogno avevo un segreto, per cui dovevo andare, fuggire, lasciare il progetto accattivante, il calore di gente amica, forse l'amore.
Quanti sogni così, anche se con varianti innumerevoli.
Ora qualcuno m'insegue, m'insegue, m'insegue, fino alla soglia del Segreto; l'io Vigile che assiste al sogno come spettatore spera sempre che l'inseguitore mi raggiunga, mi chieda ragione, mi forzi a spiegare. E così alla fine si sveli il Segreto. Il segreto che nessuno conosce, neppure lo spettatore.
Altre volte invece lascio dietro di me solo muto stupore, sconcerto, perplessità, incomprensione, freddezza, ostilità.
Sono sempre figure femminili quelle che dicono : lasciatela andare.
E magari aggiungono : che s'impicchi.
Eis, Eden
Es ist ein Land Verloren,
da wächst ein Mond im Ried,
und das mit uns erfroren,
es glüt umher und sieth.
Es sieht, denn es hat Augen,
die helle Erden sind.
Die Nacht, die Nacht, die Laugen.
Es sieht, das Augenkind.
Es sieht, es sieht, wir sehen,
ich sehe dich, du siehst.
Das Eis wird Auferstehen,
eh sich die Stunde schliesst.
p.c
IL ROSA TIEPOLO : il Vecchio e la Fanciulla
Pataffio 4.
Un tale ,(che qui chiameremo Phi)
chiede a un talaltro(che qui chiameremo Hi),
di scrivere qualcosa di proprio(di suo,intende,di suo di Hi).
E Hi si domanda:checcosa vorrà da me il Phi?
Una panoplietta per sapere su che cosa investo la libido?
sapere se per caso ho me stesso come oggetto d’amore prima di tutti l’altri oggetti?
se m’offusco sul piano economico degli affetti per sfolgorare su quello topico?
Se i derivati del mio inconscio han resistito alla ablazione e mi ritornano come formazioni di compromesso?
O se l’afflussi d’eccitazione io li distacchi perche’ son dati di struttura che mi disimpegnano dal lavoro di lutto?
Hi,che non si cava di testa il sospetto che Phi lo ritenga
inetto ad abreagire in modo frazionato all’inibizione,al sintomo e al pulsionale , di gran carriera vappensare che Phi non abbia tendenza alla scarica assoluta,non mire sul simbolo mnestico di primo piano,non opzioni cruciali sull’emanazione coatta,MA,come dice il F.
“che cio’ che gli e’ rimasto non capito gli ritorna sempre,come un’anima in pena,e non ha pace finche’ non ottiene soluzione e liberazione”
E,considerando la richiesta del Phi reclamata dal concertus dei principi di Lust,di Trieb e di Bindung,non puo’ che (come si fa in partita doppia) raccomandare una anaclisi su pratiche antiperturbanti :
"Gelare i labbri al bacio della fine;"
"rischiare&raschiare la ragg(i)era dei nervi sensitiva;"
"volare a configgersi nel sogno che scalpita",
" e scavallar cosi’ nell’astinenza l'astringenza d’ogni arida paura".
(che poi e’ come dirgli,al Phi:"se la mia barca e’ meno carta della tua, tocca a me di macularla d’inchiostri evanescenti,di armarla di smussati ,deludenti e vecchi rostri?: io mica temo cio’ che temi tu:lunghe radici e frasche ha la sventura,tu non lo dici,ma io so che già t' usura")
(per gli indotti:Hi e’ un ragioniere,con panpsichismi da contatto:serve saperlo)
Il rosa TiepoIo : il morso e lo sguardo
A un certo punto de “Il rosa Tiepolo”, Calasso – apparentemente in modo un po’ divagatorio come a volte accade nei suoi libri, ciò che è d’altra parte uno dei fascini della sua scrittura – parla di un episodio della Bibbia avvenuto durante l’Esodo. Gli Ebrei attraversavano il deserto e sempre più mormoravano contro Mosè e contro Elohim per i disagi che dovevano sostenere. Finché Elohim, da par suo, si arrabbiò e mandò contro il suo popolo serpenti ardenti che uccisero molti. Mosè intercesse per loro e Javhè disse: prendi un bastone e sopra mettici un serpente di bronzo. Chi sarà morso, se guarderà il serpente di bronzo si salverà. E così fu.
Su questo episodio enigmatico, Calasso innesta una riflessione molto acuta su oggetto, immagine dell’oggetto e fruitore dell’immagine. Il concetto chiave è : la cosa avvelena chi attinge, l’immagine della cosa lo salva. Il serpente reale avvelena e uccide colui che è morso, ma il serpente di bronzo (l’immagine dell’oggetto), innalzato sul bastone, cioè mostrato e reso percepibile anche a distanza, è salvifico.
“Non tutti gli Ebrei nel deserto furono salvati. Ma soltanto coloro che erano stati morsi e guardarono il serpente di bronzo. E’ questo il rapporto ultimo, più profondo, fra veleno e immagine. L’immagine può salvare soltanto chi è stato già avvelenato. Essenziale è però il distacco, il passaggio alla figura, la capacità di allontanare lo sguardo dal serpente che striscia e morde e fissarlo sul serpente metallico, brandito in aria. In questo distacco è implicita la morte.”
(R.Calasso, Il rosa Tiepolo, Adelphi, pag.179)
Mi sono chiesta che cosa distingua i due tipi di approccio : il morso e lo sguardo. Indubbiamente ciò che li differenzia è la distanza. Il sesso è morso, l’arte è sguardo

Pata3.
L'eclat d'un feu follet selon un faune faux-sorcier.
A lungo ha navigato mar piccoli e mar grandi,e se isolotti emergean a fior d'onda ,sempre ha colto,anche se raro,l'uccello intento a preda sovressi,e la scorpena che eludeva gli implacabili visceri col guizzo reprobo del corpo suo scellerato.
E le rive ha tenuto in sospetto:là si trovan tutti gli amanti che raggiunse la morte rapace(e talvolta meretrix),mai vinta dal sonno,mai disusa al faticoso pennecchio,mai incerta nel trarre i lunghi stami dalla conocchia piena.
E come se avesse legate le braccia con carezzevole nodo,ha lasciato al timone trivalvato di traguardar il cammino,lontano dalla tiepida acqua che a sera prepara la donna dalle tempie febbrili e dalle bianche spalle ornate di molli corimbi,a colui che torna fiaccato dal bidente e/o dal vomere.
Egli ancora vuol sbalzare dal cielo gli Dei,strappare le tenui vesti alle fanciulle,scompigliar loro l'intimo dono acconciato,e dimenticare l'ispida barba che offende l'amplesso,e far traboccar frutti dai grembi che ancor vibrano ai timpani della Tebe dircea,e percolare dalle bassariche chiome la essenza che cancella i lividi che l'amore lascia col morso dei denti.
E' nel vino,Egli dice,(che i marinai Eusini,nel loro curvo aspetto di delfini balzati nel gorgo ,fa rauchi come cembali per danze dell'Ida) il rimedio agli affanni,e la vita che resta vuol vivere per le corna di Bacco,e che l'alta erba crescente sia letto nativo e non sia colpa vedere nude le Dee.
E non si curerà dei portici incendiati di Ragusa,della adunca verga della ruota che gira a Leros:ancora vorrà cacciare con la pania e con i cani(chi ama batte un cieco cammino) e nessuna felce o edera elicoide in cime caucasiche raccolta ingannera' le orecchie da Lui stesso straziate per accusarsi d'inerzia,quasi fosse stata la lacrima versata complice del Suo indugio.
E se la Sua Nemesi lo guarderà con volto placido,e allenterà la catena che opprime l'urna che alle donne è sterile condanna, e ricucirà l'otre dei disinganni sgranando la voce dei rospi foschi nel padule
NON
il buio lo accoglierà sul ciglio delle forre ove lingueggia il dilavato segno ( igasurico all'intertrigine)
MA
sarà l'ospite nuovo di Paranumi ondisonanti.
E dove l'istmo come un cataletto stante separa l'uno dall'altro mare interrompera' la enervante vicenda dei remi e legherà all'albero vele non piu' presaghe.
(Pro-Ti-fan)
ROSA TIEPOLO