Esterhazy

"IL MIO BUON PADRE ERA PARTITO A GALOPPO IN UNA PIANURA BELLISSIMA"
martedì, 30 gennaio 2007

 

La domanda ebraica

«[La domanda ebraica] può essere a buon diritto definita mediale, poiché non conosce risposte, ovvero: la risposta a essa congeniale sarà ancora una domanda. In nessuna delle basi più profonde dell’ebraismo si trova il concetto di risposta. [...] Dove il giudizio prende una decisione, la giustizia solleva una domanda.»

 G. Scholem, Über Jona und den Begriff der Gerechtigkeit.

Dal blog "Nella colonia penale"

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lunedì, 29 gennaio 2007

 E sogno partenze assurde, liberazioni impossibili. 

Ho sempre avuto l'impulso di andarmene da dove mi trovavo. Sia che mi ci trovassi bene, sia che mi ci trovassi male. Anzi - ora che ci penso - in modo più pressante se mi ci trovavo bene, addirittura con l'angoscia della fuggiasca se mi veniva lontanamente il sospetto che quel "trovarsi bene" potesse anche chiamarsi felicità. E questo molto precocemente : ricordo bene un quaderno da scolara su cui trascrissi versi di non so chi:

"E sogno partenze assurde / liberazioni impossibili...".

Non so perché né me lo chiedo più. Le spiegazioni che me ne hanno dato , dalle più razionalmente evolute e specialistiche alle più grezzamente semplicistiche e tautologiche, non mi hanno mai del tutto convinto. E del resto le "spiegazioni" in generale  non mi hanno mai soddisfatto né interessato molto.

Trovo pace nella metafora, che mediante la trasposizione e l'analogia, non pretende di individuare  e designare  ( o inventare piuttosto?) le cause di un fatto ma lo illumina di una chiarezza meridiana e gli dà un senso che per me è più forte di ogni analisi logico-verbale.

Così, ogni volta che fuggo da qualcosa o da qualcuno, sono ( non "sono come" ma "sono") l'anguilla giovanetta che contorcendosi nella massa del pescato sfugge ancora una volta alle casse destinate ai banchi del mercato ittico.

                                                       Pierre Puvis de Chavannes

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sabato, 27 gennaio 2007

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martedì, 23 gennaio 2007

UOMINI

Il Tonic Negus.

Ma avra’ stupito chi, il SantAntonio  cache-collato,con la giacchetta a spalle flosce Mourning-tweed,la testina Jivaro sfessurata  spatial-concept,l’occhio piroforico et semper    putativo?

Qualche sub-Colette del quid verum sparso in guide pratiche all’empietà(estetica da sobria ebrietas,eloquenza di tipo pugnax,piu’ esplicita del Dictionnaire  des Antiquités Grecques et Romaines),pronta a  spender rimorsi  su balaustrate al tramonto d’alfabeti?

 

Qualche Poetera ridipinta  coi fondi di the lungo di casa  Sachs o Szymbo,a picco  su mari impareggiabili,a piombo sulle  labbra tue ,ciliegie che si baciano ,addentroeinfondo  ai bruni rembrandtiani,fecondissima in Mar-Ma-Lu-Ot,quando la terra è azzurra come una arancia?

 

Qualche Pickwickiano alle prese con la Seconda Difficolta’,che batte in breccia le Teorie,le Poetiche e i Sistemi, Contritio-attritio tuttinunblocco,da quando le proporzioni del tempo e dell’essere sono scompigliate,e la storia la si lascia vivere ai domestici?

 

E’ miele che strozza, la scepsi strologante del  rumorista delle rivoluzioni coffee-table,la “plaquette” di  Empoissoneur Public,il pensiero Millefeuilles(,per il bene generale dell’umanità), del:-meno usi ,piu’ precetti,o :-piu’ precetti meno usi ;basta che passi la voce che prende i pasti a capotavola  e gia’ son  compostissime le StagisteScattiste,i GrandsRethoriqueurs delle renatae litterae,i Marginalisti(o graeculi o cornificieni) sgattaiolati da qualche accademia,i Deleuzisti preopinanti,le Scambiste di Tromp-Oedipe  per choc iterato,le malamate dagli  Alfredi,le basiste rosse per ladri de foco,le svenute in sede fissa  per iper-cognitio del Pole nella Pole-dance.

E quando il Pantoufle-Crator  gioca l’asso: IN VERITA’ VI DICO CHE  C’E’ UN CINESE CRETINO, tutti a incartocciar l’avanzo  per rifriggerlo come rinforzino eupeptico  nel Journal Intime,affianco dei  mementi di Miss Kimball,dei Baedekerini sulla demoralizzazione dell’Occidente,dei versi con post-fazione d’urgenza

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martedì, 23 gennaio 2007

  DONNE

LA GOFFA CUBISTA

 Appena arriva, si piazza sul podio, senza che nessuno se ne mostri particolarmente desideroso o faccia almeno il gesto di alzare gli occhi su di lei. E non è neppure pagata.
Una volta lassù sembra che non sappia bene che fare, e neanche dimostra la più modesta delle aspirazioni ( l’umiltà le è ignota), cioè quella di adeguarsi in qualche modo alla musica che suona in quel momento.
Stonare, stonata, stonatura : sono le parole-chiave che meglio descrivono il suo comportamento. O meglio, il suo modo di essere. Non ha, inesorabilmente, orecchio. Così si muove, si agita, si sbraccia, là su quel podio. Inutilmente.
Le sarà sempre negato il glamour che deriva dall’armonia, dalla naturale corrispondenza fra gesti e parole, dalla compenetrazione fra musica e silenzi, dell’alternanza ben ritmata fra statica e dinamica.
L’autoreferenzialità è perfetta se è talmente vitale da diventare libera energia che s’irradia all’intorno; altrimenti, ricade su se stessa afflosciandosi in un patetico flop.
A volte, nel suo agitarsi coatto, incappa in una crisi ipercinetica o discinetica che la fa ruzzolare dal podio. Nessun segno intorno né alcuna eco della sua caduta. Ma lei imperterrita si reinstalla là in alto. Sul cubo.

                                    (Sarah Moon)

  

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sabato, 20 gennaio 2007

 

 

Requiem

Mais où sont les hivers d’antan ? Dove sono gli inverni di un tempo ?
Il Generale Inverno cadde sul campo di una subdola guerra. Requiem.
Dove sono il naso freddo, i piedi fredde, le cosce fredde (deliziosamente, per chi aveva il buon senso di non usare il collant). Ricordo le battaglie con mia madre che m’imponeva il collant pesante nei giorni in cui V. era spazzata da una tramontana che mai più da allora ho ritrovato. Tramontana collodiana davvero, che s’ingolfava per le strade stridendo e fischiando, e ti rincorreva con il rasoio in mano e ti aspettava agli angoli, togliendoti il respiro bastonandoti e sferzandoti su tutto ciò che trovava da sferzare.
Immersi in questo tiepido giulebbe, invano ci togliamo gli abiti di dosso : nessuna sensazione di arietta che morde, che pizzica, che brucia. Il sole è tiepido, la pioggia pure, la nebbia non ha quella immobilità vitrea di un tempo, è vapore lascivo.
Mimose e camelie sono già fiorite, ma i fiori son nati già vecchi, disfatti, sparpagliati. E’ mancata la bocciolatura, la fase puberale della gemma che s’inturgidisce giorno dopo giorno. Forse è così anche per gli umani, e scomparve pure l’adolescenza. Le carni sono sfatte, prive di compattezza, venne meno il legame interstiziale della durezza. La grazia della durezza.
La gente dice ; sembra primavera. Ma è un abbaglio eclatante.
Della primavera mancano gli odori, le asprezze, i sollievi, i tumulti, i ritorni all’indietro, gli slanci in avanti : la varianza , insomma.
 
 
Perdere la mutevolezza credo sia una catastrofe.
 

 
 
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giovedì, 18 gennaio 2007

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giovedì, 18 gennaio 2007

 

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lunedì, 15 gennaio 2007

 

E DUNQUE
Non è la prima volta che mi capita. E’ un’impressione non lancinante, ma pervasiva, assoluta.
L’impressione di avere qualcosa sotto gli occhi e di non riuscire a vederlo.
E il volgere intorno lentamente le pupille, percependo che esse hanno acquisito ( o stanno acquisendo, o stanno per acquisire) una visione diversa – il problema ora è descriverla nella sua diversità,di fatto indescrivibile se non forse mediante una sequenza di ossimori che potrebbe sembrare artificiosa.
E dunque : miniaturizzazione gigante, stereoscopia immobile, immensità millimetrica.
E il sapere pure, in quel momento, che nella grande maggioranza del tuo tempo, questa consapevolezza – di poter SAPERE, di poter CAPIRE – non la percepisci, non l’avverti; passa sopra di te.
E dunque il sapere che puoi sapere, e che magari manca solo un istante al sapere , la sensazione – indescrivibile indefinibile indeterminata ma certa come nessuna cosa certa – di essere sulla soglia.
E l’essere sulla soglia non di un annegamento o ottenebramento mistico, ma di un surplus di perspicuitas in cui la ragione non è sommersa, ma anzi il cervello, proprio nella sua materialità di spiraliforme membrana , prende occhi naso mani palato e sesso…
E dunque sotto una luce battente, il mistero si disvela.
E dunque si ride alla fine, liberati, si ride del fatto di essere stati così ciechi.
E dunque.

                            G.Courbet
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lunedì, 15 gennaio 2007

 

     Rescue-package for milk-tasters.

 

- Ma chi ha mai pensato,-gridò K- di giacere con la propria  ava ?

 

-Il giovanotto di cui parla S,il quale-rispose Y-non solo ci pensò,

ma giustificò  così la propria intenzione al padre:

 

" Tu,Signore,giaci con mia  madre;perchè non dovrebbe essere lecito a me giacere con la tua?"

 -E' l'Argumentum commune,-soggiunse  Y.

 

(L.S. -the life and opinions of........ I,IV,cap XXIX,p.297.)

 

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