Doppelgänger
Credo che in ogni evento-azione della nostra vita non manchi mai - a nostra insaputa o meno- una punta di rappresentazione, verso gli altri e verso se stessi. In realtà è ciò che probabilmente resta archiviato nella memoria, e che chiamiamo ricordo :l'oggetto di questo sguardo che , sdoppiandoci, gettiamo su noi stessi mentre viviamo le scene di questa spettacolare vita. Ché - se non ci fosse questa ombra di distanza da cui CI osserviamo - tutto rimarrebbe sommerso nello scialo naufragico dell'esistere.
Come un abile fotografo cerchiamo l'inquadratura, scartando una infinità di punti di vista possibili, circoscrivendo e incorniciando una piccola porzione di uno spazio sconfinato e inafferrabile, il cui focus è in continua erratica navigazione.
- Vedi, sei quella! - sussurra il regista alle mie spalle . Ironico? pietoso? amorevole? crudele?
E, alla distanza, l'esitante muoversi sulla scena di un'attrice che non conosce il copione - o che, per una inspiegabile défaillance - ne recita uno diverso da quello previsto,di cui a malapena sa balbettare le battute - sarà tutto ciò che riuscirò a sapere della mia vita.
P.S. E' terribile e insieme straordinario che la consapevolezza del vivere venga DOPO.
E se questo vale non solo per le linee che separano le fasi della vita, ma anche per il confine vita/morte, allora è legittimo pensare che aldilà di esso, la CHIARITA' sarà assoluta.

Recita di Natale.
(Si apra il sipario)
Aria pervinca, sole
di antico cotto toscano -
terra di terra
cielo di velluto.
- Non mi lasciare, sai,
non mi lasciare mai.
Mio gavitello, mia vela,
mia gomena.
Mia pennuta, mio falco,
mia poiana.
Mio cardo, mio rovo,
erba borrana. -
Scenografia perfetta,
immacolata la regia,
superbo il Primattore,
con le sue tempie stanche
di navigato amante.
Una Comparsa bruna
farà sicuramente strada.
Gli occhi lucenti radiavano
di stelle.
La musica, celeste:
scoperchiava il soffitto
e abbatteva i muri.
Volava così in alto
che l'anima spirò.
Molti gli applausi infine,
e l'Autore fu chiamato al proscenio.
Ma non si presentò.
Nascita della poesia
Purifica il tuo corpo e scegliti un luogo solitario dove nessuno ascolta la tua voce...
se puoi fallo di giorno, ma meglio se lo compi durante la notte
bada a distogliere tutti i tuoi pensieri dalle vanità di questo mondo...
netta le tue vesti e se possibile esse siano bianche
se è notte accendi molte luci perché sia chiaro e poi prendi penna inchiostro e tavola in mano
poi comincia a comporre insieme poche o molte lettere, a presentarle, a muoverle tra loro sinché il tuo cuore si riscaldi, e presta attenzione ai loro movimenti e a tutto ciò che può risultarne per te
e quando senti che il tuo cuore è già fatto caldo
e vedi che per mezo della composizione delle lettere e delle parole comprendi più cose che non potresti conoscere da tradizione umana o da te stesso
allora rivolgi tutti i tuoi veri pensieri a rappresentarti nel tuo cuore il Nome...
e dopo rivolgi il tuo animo a capire tutte le cose che verranno nel tuo cuore per mezzo delle lettere immaginate
e rifletti su di esse nell'insieme e in tutte le loro particolarità come uno al quale si racconta un sogno o una parabola, o che medita su un profondo problema in un libro scientifico
e cerca d'interpretare ciò che sentirai così che vada d'accordo tutto quanto è possibile con la tua ragione
e tutto ciò che accadrà dopo che avrai buttato via la tavola e la penna, o che esse
ti saranno cadute da sé per l'ansietà del tuo pensiero, sappi che quanto più forte sarà su di te l'influsso intellettuale dall'alto, tanto più deboli saranno le tue membra...
tutto il tuo corpo sarà preso da un forte tremito perché la tua anima a causa della sovrabbondanza della gioia per la raggiunta conoscenza, si separerà dal corpo...
e sii in questo momento pronto a scegliere coscientemente la morte, e allora saprai che sei andato tanto lontano...
( ispirato a Abraham Abulafia)

ONNY SOIT QUI MAL Y PENSE

" - C'è in ogni uomo un fondo incomunicabile- diceva mio fratello Pierre Klossowski. Qualcosa che non appartiene ai codici normativi del sociale, che non può assimilarsi ad essi, e rende l'io assolutamente singolare e unico. Nemmeno noi stessi possiamo sperare di raggiungere quel fondo vertiginoso, identico a quello che Meister Eckhart, uno dei miei autori prediletti, definisce il fondo abissale. Ecco perché , ad esempio, ricuso completamente le interpretazioni erotiche che molti dei critici e molte persone danno di solito dei miei quadri. Non è rispetto a una visione erotica in cui sarei voyeur e in cui svelerei addirittura a mia insaputa (soprattutto a mia insaputa) alcune tendenze inconfessabili e maniache, che ho potuto realizzare la mia produzione di quadri e disegni in cui abbondano tante fanciulle svestite,ma rispetto a una realtà profonda, avventurosa, imprevedibile e illeggibile che potrebbe infine liberarsi rivelando allora la sua natura favolosa, la sua dimensione mitologica, un mondo onirico che confesserebbe i suoi meccanismi."
[ tratto dalle Mémoires de Balthus, da me letto in questi "affaticanti giorni", con tonificante letizia]
Gemo in un punto e fremo:
fosco mi sembra il giorno;
ho cento affanni intorno;
ho mille furie in sen.
Con la sanguigna face
m'arde Megera il petto;
m'empie ogni vena Aletto
del freddo suo velen.
Per chi si trovi in uno di quegli stati di collera impotente, caratterizzato da una impressione di strangolamento e tale da far comprendere concretamente il significato della espressione "raptus omicida" ( nei confronti di altri o anche di se stessi) - stato più frequente di quanto non sembri negli apparentemente Imperturbabili o Gelidi - consiglio vivamente l'ascolto taumaturgico di uno splendido brano di Vivaldi, il cui testo drammaticissimo,paradossalmente espresso nel tempo musicale dell'Allegro, produce lo sgorgo catartico e il filtraggio di torbide passioni, avviandole a un risanante senso di pervasiva e intoccabile vitalità.
A.Vivaldi, Gemo in un punto e fremo, Aria da L'olimpiade, su libretto di P.Metastasio, 1734

Trio per violino, violoncello, oboe.