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Prima che partissi ho messo nella tasca del tuo capotto la mia lingua tagliata, avvolta in un fazzoletto candido. Resto muto fino al tuo ritorno, spesso chiusa la bocca, o aprendola davanti allo specchio del bagno dove palpita quel che resta, un brandello ben reciso, della glossa. Secoli fa ho appreso una lingua straniera con la quale spesso ora mi ritrovo a pensare, scivolando verso la discesa che conduce al porto. Tu prova a morderla, in un esercizio di crudeltà che ti è consueto, non so se ti aiuterà farlo, ma il dolore riflesso, lontano dolore, mi dirà che sei viva, e profumata la tua notte.
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Il Sacro Capriolo
Non c'è luce nel loro mondo
di ottusa pienità, né fessure di vuoto-
ossessi della carne non ne sanno
le ascose verità, le ascose leggi.
Il denso o il troppo denso non
si sfoltisce mai in radure fatate
nel cui centro perfetto dorme -
ravvolto su se stesso -
il Sacro Capriolo.
Folgorazioni (!)
Improvvisamente fu colpita dalla espressione "venire alla luce", chissà quante volte udita o letta prima senza che le provocasse alcuna reazione. Ora invece le saettò in testa una idea così accecante da avvertirla anche fisicamente : una vibrazione al centro del cranio, un bisogno irresistibile di battere le palpebre.
E se la metafora fosse da costruire sul rovesciamento dei termini tipico dell'ironia? Per cui il nascere debba essere in realtà entrare nel buio. E l'ironia in tal caso a chi sarebbe attribuibile se non a Quello che il beffardo marchingegno, l'inesplicabile tunnel oscuro che è la vita, ideò e realizzò, forse per ingannare la noia dell'atemporalità?
Tutto sommato l'immagine di un demiurgo beffardo e gingillone era quella che le ispirava più simpatia, ammirazione e - perché no?- un illuminante e leggero stoicismo (ché lo stoicismo pesante è francamente indigeribile).