Esterhazy

"IL MIO BUON PADRE ERA PARTITO A GALOPPO IN UNA PIANURA BELLISSIMA"
lunedì, 30 ottobre 2006

E-LUSIONE
Eludere elusione , parola piena di un fascino segreto, una specie di trasparenza vibrante, o di vibranza trasparente , che fa pensare al glissando musicale . una piena coincidenza fra senso e suono, e in ciò pure la radice semantica  ha il suo peso : il ludere di base, che è il giocare nella sua accezione più alta o più bassa , e delle sue connesse varianti di in- ludere e de-ludere.
E così mentre l’illudere è in-ludere, entrare e fare entrare quindi nel ludus ,  e il deludere è un uscire da esso ma nel contempo precipitando in basso, l’e-ludere ha la divina grazia del restare sulla soglia [un attimo ma solo un attimo!] prima di entrare, in un atteggiamento che per elezione fa proprio il NON-DEFINITIVO, il NON-DECISIVO, e quindi per una sua vocazione naturale sceglie la motilità, la levità, la indescrivibilità. Ciò che si definisce inevitabilmente muore in quanto gli si assegna un tempo, una traiettoria,una fine, solo l’indefinito resta vivo per sempre.
 
Ancora una volta la scienza delle parole guida a una visione del mondo e delle cose umane.
 
postato da Esterazy alle ore 23:22 | Permalink | commenti (5) / commenti (5) (pop-up)
categoria:


venerdì, 27 ottobre 2006

 

Les Jours Gigantesques

Magritte, 1928

(...il suo ritmo è quello di un'altalena, di una barca, di una culla. Fonde in sé il senso rassicurante del quotidiano, dell'abituale, con quello elettrizzante dell'evento inatteso, del portento.

Si oscilla  fra il dettaglio insignificante, l'assopimento routinier e l'insidia celata nel lento maturare della CATASTROFE  che inaspettatamente, miracolosamente non ti fa precitare in basso ma salire in alto.)

"La via che scende e la via che sale sono la stessa strada"

postato da Esterazy alle ore 15:23 | Permalink | commenti / commenti (pop-up)
categoria:


mercoledì, 25 ottobre 2006

...potevo dar ordine alle lacrime di accalcarsi alle palpebre, alle risate di scuotermi il petto e tuttavia rimanere indifferente, lontano. Una passione sembrava a tratti dominante, ma dentro di me sapevo che mai lo era. Così sentivo piene di sentimento ascoltando la musica, vibravo come un fuscello al trepido vento dei tempi rubati, piangevo calde lacrime, eppure non ero PROPRIAMENTE  io a farlo. Era una mia parvenza. Ma era una parvenza anche l'osservatore freddo e distante. Osservava in me lo scorrere d'una coscienza che non ero io, era anzi nitidamente distinta da me quale mi conoscevo e quale apparivo. Non era né me né fuori di me...e quanto ai sentimenti e ai pensieri che mi si facevano incontro, che via via affioravano, fino a qual punto erano veramente miei? M'accorsi ben presto che potevo appassionarmi a una persona, a una cosa, a una situazione, a un gioco. Potevo perderci la testa e ritornare in me dopo un certo tempo. Ma chi ero io? L'entusiasta o l'osservatore? Lo stregato o colui che registrava il rapimento e l'ebrezza?

( E.Z.)

postato da Esterazy alle ore 16:33 | Permalink | commenti (2) / commenti (2) (pop-up)
categoria:


lunedì, 23 ottobre 2006

Il sogno di Efim
 
Di un film posso ricordare una sola immagine , una sola scena, una sola sequenza, ed è per esse che l’ho amato e lo amo nel tempo, archiviandole inconsapevolmente nella memoria in modo tale che emergono e riemergono a distanza – ciclicamente – in fasi della mia vita, come un sottofondo musicale, o un sogno ricorrente . Così fanno da leitmotif, filo conduttore, di un periodo, legandosi ad esso con nessi non sempre evidenti e ragionevoli.
Non sono io infatti a rievocarle consapevolmente per un collegamento di pensieri o di ricordi, bensì esse si presentano in apparenza del tutto gratuitamente con una insistenza però e una intensità visiva estreme e con una grazia ( nel senso di grâce) che si sfuma appena di nostalgia. Più che ricorrendo alla cronologia convenzionale, potrei siglare alcune mie esperienze con la morte di Mouchette, o il sogno di Kaspar Hauser o la nuotata notturna di Julie nella piscina blu.

Ultimamente è la volta dell”uomo che vola”, che a lungo, imprevisto e lampante, si presenta e si ripresenta. E’ l’inizio del Rublev: il sogno del mugiko che s’innalza con la primitiva mongolfiera., il formicolare delle figure in basso che diventano sempre più piccole. Il miracolo della distanza…
 Sta volando. Sto volando! Io volo…volo. Il tacito splendore degli specchi d’acqua. E quell’ebrezza del prendere il volo, della vertigine della fuga verso l'alto basta a bilanciare l'orrore della discesa, la paura dello schianto mortale. 
Sparito l’uomo, ucciso dal suo sogno, restano l’acqua e il cavallo, ignari e indifferenti. L'unica vera lontananza è la loro.
postato da Esterazy alle ore 15:38 | Permalink | commenti / commenti (pop-up)
categoria:


giovedì, 19 ottobre 2006

                                        DOLICOCEFALA

La donna portava una parrucca.

- Che le è successo? , chiese

- Niente. Solo che ho un cranio bellissimo e lo tengo rasato

- Se è così bello perché non lo mostra?

- Non è lecito. E poi, provocherebbe turbamento. Scompiglio. Forse anche disordini. Potrebbero pure linciarmi.

- Non ci credo...non è il vero motivo. Di solito lei ha coraggio.

- E' Lui che non vuole.

- Oh, lo pensavo. E' geloso?

- Forsennatamente. E poi non può dormire senza il mio cranio sul comodino. Ha paura del buio completo, in realtà teme la morte.

- E il suo cranio fa luce?

- Non proprio, ma spande un tenue alone di perla...Vede, lo rassicura.

postato da Esterazy alle ore 00:27 | Permalink | commenti (11) / commenti (11) (pop-up)
categoria:


domenica, 15 ottobre 2006

                  Lucien Freud, Donna con cane bianco, Tate Gallery, Londra

postato da Esterazy alle ore 12:17 | Permalink | commenti (5) / commenti (5) (pop-up)
categoria:


domenica, 15 ottobre 2006

 

Le jardin, en automne

Ritrovo, nella ca sa dove mi trovo ora, la paterna, in un cassetto del tavolo-scrittoio, in una busta su cui è scritto miscellanea - la sua mente raccoglitrice e ordinatrice - e Lui, ancora Lui,  e sempre Lui - alle mie spalle il Suo occhio implacabile che getta nel cestino il mio male e conserva il mio bene - le Sue labbra strette sulle mie pochezze imperdonate e imperdonabili, e il Suo occhio che irraggia di splendore quello che in me vale - come sa riconoscerlo Lui, nessuno - ritrovo, dicevo,  un vecchio appunto ...

  Una scrittura sensual-semantica, alla quale….

 
     1)      non interessa trasmettere concetti idee speculazioni, rigorosamente consequenziali e culturalmente  fondate, nella convinzione che
 1.a il formarsi di quello che si chiama il patrimonio d’idee di un individuo segua altri percorsi – molto labirintici peraltro, in cui confluiscono scorie di ogni genere ( e per scorie intendo tutto ciò che esula dalla razionalità pura), per cui alla fine credere di trasmettere con le parole un pensiero “puro” è una illusione persino nei “teoretici” di professione
2)      giacché non esistono parole di per sé neutre, ma ogni parola – persino, e anzi specialmente – le tecniche e specialistiche, persino – e anzi specialmente – le quotidiane usurate – possiedono una forza evocativa variabile a seconda dell’humus in cui cadono, suscitatrice di rimandi e connotazioni emotive, le quali aborrendo il percorso rettilineo concatenato e unidirezionale del “ragionamento” classico, presentano piuttosto una struttura a maglie o rete ( magica), i cui nessi si formano non certo per forza di consequenzialità ma di affinità e analogia [ e questa è in fondo l’unica chance creativa che mi pare ci sia concessa (privi come siamo della facoltà demiurgica di creare materia), e cioè l’uso di quel mirabile strumento creativo che è la Metafora]
3)      e questa fitta rete (magica) di parole – le quali sono polpose, ricche di succhi e gravide di grani vermigli, in questo simili a fichi e melograne – può – può – se ad essa ti abbandoni con fiducia non servile né passiva ( che sappia dunque non trasformarsi in una sterile lussuria di orgia verbalistica, pirotecnico artificio di stelle morte), lasciando ben aperti quindi gli occhietti vigili della mente, e posizionando al giusto livello le spie dei sensi e del cuore
4)      può, dicevo, PUO’ : (siccome dacché mondo è mondo la rete cattura pescatore e pescato) produrre il miracolo o magia di un’onda che si gonfia in un progressivo magnifico crescendo, in un UNISONO fra chi dà e chi riceve che non è – troppo elementarmente – definibile come semplice condivisione di contenuti – MA
5)       vibrazione di una corda sonora il cui diapason sarà quello della tua morte.
 

         6) E il sopraggiungere di un'onda crestata di spuma accecante che ti  sommergerà togliendoti il fiato

       7)  E il vortice di sabbia rossa spirante dal deserto vuoto che renderà il tuo naso camuso come quello della Sphinx.

postato da Esterazy alle ore 12:08 | Permalink | commenti (4) / commenti (4) (pop-up)
categoria:


mercoledì, 11 ottobre 2006

Epistassi
 
Taccheggiava nervosamente
Su e giù sul marciapiede
Fra l’edicola e la fermata del tram
Su e giù sul marciapiede
Sulle lunghissime gambe
Di cicogna
Sfilate ancor di più
dagli aderenti stivaletti neri
le cosce magre strette
in jeans fascianti e risalenti
appena sotto l’ombelico
ma il Luminoso Particolare
- come diceva il tale –
che su di lei
come stella brillava
- segnaletica celeste -
era il fatto che il naso forte
le sanguinava e lei
isterica
lo tamponava con un volgare mouchoir di carta
che s’infiorava di vermiglio
di un rosso strano fra il papavero
e il geranio.
E quell’angoscia strana
Di un fluir che non cessava
Come una vita che fuggiva
Fra le sue dita bianche gocciolava
Una vita che se ne andava.
 
Gente, accorrete, aiutatela
Salvatela…Salvatemi!
 
Finchè il nasino alla fine
Di stillare cessò e così lei -
Detersa, e come più leggera ,
E sollevata, e quasi librata,
con gesto d’angelo
Il fazzoletto ( il Fazzoletto!)
gettò fra i rifiuti di un cassonetto.
 
( Lei è una figurina stanca, sfibrata e sottile, /sulla testa una spazzola di capelli chiari,/
e gambe lunghe, oh come lunghe /da attrice che fa di solito parti di paggio./
 E nel cestino gettò il fazzoletto, lacero e intriso,/ affidando al mondo il suo sangue )
 
 
postato da Esterazy alle ore 15:52 | Permalink | commenti (48) / commenti (48) (pop-up)
categoria:


lunedì, 09 ottobre 2006

DI PALO IN FRASCA
 
 Un blog è per sua natura e definizione un testo frammentario, umorale, effimero e forse anche futile, e quindi è incongruo aspettare di trovare una coerenza in ciò che vi viene scritto. E nello stesso tempo è proprio questa sua volatilità e leggerezza ( a meno che il titolare non sia deciso a farne un sacco di pietre che tiri a fondo chi vi si affacci) che può rendere intense le fiammate di con-senso o dis-senso, le vibrazioni di en-patia o anti-patia, e insomma tutti i segnali misteriosi che ci provengono da quell’universo sconosciuto che è un altro “io”.
C’è poi da dire che l’impressione di frammentarietà è a volte fallace, e deriva dall’abitudine a scambiare per coerenza un tipo di organizzazione del pensiero basata su progressioni prevedibili di stato d’animo o sequenze narrative. Qui non si parla in determinate condizioni di spazio e di tempo ( un salotto, una lezione, una conferenza), non ci si rivolge a un uditorio più o meno definito. Ci si abbandona al piacere di saltare i nessi, si evita la noia dell’esplicitare i legami. Non si vuole per forza essere capiti da tutti sul piano logico, né amati da tutti sul piano affettivo.
E nondimeno quel che si scrive non è un monologo, non può esserlo. In fondo quello che più interessa è ancora “mettere in rapporto, mettersi in rapporto”. O meglio invitare alla ricerca del rapporto, del collegamento, non certo fra quello che è scritto prima e quello che è scritto dopo, ma fra l’hic et nunc di chi scrive nel momento in cui scrive e il suo personale olim; e nello stesso tempo, fra questi e l’hic/nunc e l’olim di chi legge.
Una specie d’intreccio di rimandi incrociati, un gioco dei quattro cantoni, i cui echi possono dissolversi nel giro di pochi momenti o persistere per qualche ora, qualche giorno, con inattese e iridescenti code di pavone , o addirittura prodigiosamente durare e perdurare, riapparendo in forme a volte persino irriconoscibili.
postato da Esterazy alle ore 19:52 | Permalink | commenti (10) / commenti (10) (pop-up)
categoria:


lunedì, 09 ottobre 2006

Let us go then, you and I.....

Quando la sera si stende contro il cielo

Come un paziente narcotizzato su una tavola,

Andiamo, per certe strade semideserte,

Mormoranti ricoveri

di notti senza riposo in hotel da una notte

a poco prezzo

e ristoranti pieni di segatura e gusci d'ostriche:

Strade che si succedono

come un tedioso argomento

con l'insidioso intento

di portarti a incontenibili domande...

oh non chiedere : cosa?

Andiamo a fare la nostra visita.

                                                                   

postato da Esterazy alle ore 00:41 | Permalink | commenti (5) / commenti (5) (pop-up)
categoria: