Esterhazy

"IL MIO BUON PADRE ERA PARTITO A GALOPPO IN UNA PIANURA BELLISSIMA"
giovedì, 27 luglio 2006

Dmitry

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giovedì, 27 luglio 2006

IMPOLITISCH
L’unico modo per me accettabile di far politica è osservare le cose e i fatti con lo sguardo dell’Impolitisch manniano.Niente mi irrita più delle notazioni “giornalistiche” ispirate dalla polemica spicciola, dalla satira (?) a buon mercato, dallo stravolgimento più o meno parziale, più o meno consapevole, filtrato dall’occhiale della ideologia, o ancora peggio dal pregiudizio viscerale mascherato da ipercorrettezza e oggettività (?). Niente comunque che si avvicini al senso profondo della parola tedesca Betrachtung.
L’elaborazione metastorica, il distacco, la consapevolezza della complessità degli eventi e della fallacia delle prese di posizione univoche - e spesso vagamente paternalistiche nella loro pretesa "ragionevolezza" - , l'accettazione di essere dubbiosi, persino – perché no - confusi, e la ripugnanza a classificare e a sistemare con criteri obsoleti le linee direzionali di una “realtà” magmatica multiforme polivalente, mi sembrano tutto sommato il modo più coerente di vivere il proprio tempo , inteso quest’ultimo in senso sociale e pubblico, o se si preferisce la parola grossa, storico.
Sapendo contemporaneamente che il tempo, quello personale e intimo, è a-storico per eccellenza.
 
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martedì, 25 luglio 2006

                                                         TRECCE

Portava i capelli raccolti in un’unica treccia,
 una grossa treccia che nel camminare le sbatteva sulle spalle
Palpitava quella treccia, come una stella
A volte sbatteva come una bandiera al vento
Oppure crepitava, come una piccola fiamma
A volte strisciava come un rettile
Che appare improvvisamente sul tuo cammino
E tu cerchi un bastone
per farlo fuori
S’interponeva fra i nostri corpi
quella treccia
e la sentivo premere sul mio costato
o stringere la mia gola
finché la implorai di tagliarla
ma lei
non volle darmi retta.
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venerdì, 21 luglio 2006

'Nessuna metamorfosi dello spirito ci è più familiare di quella che, partendo dalla simpatia CON la morte, ha come conclusione la decisione di servire la vita'

T.M.

...sì sì sì...la cosa  notevole è precisamente quel CON, mentre ci si aspetterebbe piuttosto un PER...

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mercoledì, 19 luglio 2006

 Donne e sesso
 
Non posso giurare che non sembrasse beffardo il leggero sorriso che ho sentito disegnarsi sulle mie labbra quando, in modo del tutto inaspettato, la signora I. ha avuto la bella idea di parlarmi del suo rapporto con il sesso e del posto che ha occupato e occupa nella sua vita. E quanto più lei s’infervorava stiracchiando le palpebre e arricciando gli angoli delle labbra molto dipinte, tanto più avevo il mio da fare a smorzare l’espressione derisoria che sentivo crescere sul mio viso. Giacché era più forte di me intravederla in quella specie di cerimoniale raffinato e bene educato che senza dubbio lei scambia per sesso. Lei che non sa distinguere gli odori del corpo, che affastella tutti in un generico, indefinito, sentore di “poco pulito”. Non so perché ha voluto esercitare con me tutta la sua arte di accattivare mostrandomi i suoi ultimi acquisti di biancheria intima. Tutta roba , ovviamente, di estremo buon gusto. Al che io le ho svelato – con ben dosata e consapevole crudeltà – il mio segreto di “ come farsi sfilare la camiciola “
Mi guardava sbarrando i suoi occhi ( solo leggermente) bistrati. Valutava continuamente il mio appeal, disperata di non trovarvi l’elemento riproducibile, il quid che ai suoi occhi era inafferrabile.
“Alzare le braccia, piegare la testa da un lato, e farsi sfilare una camiciola di volgarissimo cotone…”
Questi pensieri leggevo sulla sua fronte leggermente, aristocraticamente bombata.
Arrivava a intuire l’esistenza di un momento-topos, di una o più immagini-chiave che, recepite, scatenano reazioni ancestrali, irresistibili, incancellabili, ma nello stesso tempo non riusciva a impadronirsene veramente. Nella sua sub-cultura di “persona informata”, di cervellino coltivato, mancava il  flash dell’inventiva dell’estro della creatività e , infine, dell’ironia, quella divina ironia erotica che ti rende consapevole dei procedimenti del piacere nel momento stesso in cui ne sei soggetto e oggetto .
 Credeva , la signora I. , come del resto molte donne, che un mix confuso di standard seduttivi bastasse a formare la summa del fascino, e con diligenza da scolaretta cercava di prenderne nota.
Ignorava l’essenziale, la signora I.
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lunedì, 17 luglio 2006

 

 

            Parlare di se stessi è irresistibile quanto insopportabile. Non voglio parlare di me stessa. Voglio essere ANONIMA e INTIMA. Voglio parlare senza parlare se possibile.

'Sì, c'era della profondità in lei. Ma nessuno troverebbe niente scendendo nelle proprie profondità, se non la profondità stessa, come nel buio si trova il buio. E' possibile che, se qualcuno proseguisse ancora, trovi, dopo aver camminato per leghe nelle tenebre, un indizio di sentiero, guidato forse da un battito d'ali, da qualche traccia di animale. E - all'improvviso - la foresta.' (C.L)

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giovedì, 13 luglio 2006

Capire

A volte mi chiedo che cosa significhi capire. Il significato più ovvio di trovare una spiegazione razionale, logica, alle cose, una motivazione plausibile ad atti e comportamenti, mi sembra sempre più riduttivo. A dire il vero, ho sempre più l'impressione che "capire" ci sia precluso quanto più VOGLIAMO capire, come se la tensione della volontà ci precludesse un accesso.

Percepisco l'esistenza di connessione illeggibili per l'intelletto ragionante, a cui una parte di me si è sentita per molto tempo quasi in obbligo di riferirsi...

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martedì, 11 luglio 2006

...GENTLE CLOSURE

 ' Thee have I not locked up in any chest,

   Save where thou art not, though I feel thou art,

   Within the gentle closure of my breast,

  From whence at pleasure thou mayst come and part...'

W.S, Sonnets, 48

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sabato, 08 luglio 2006

RIVETTE
 
L’ultimo film che mi ha fatto provare delle emozioni è “Histoire de Marie et Julien ” di Jacques Rivette. Visto per caso, cioè per una serie di contingenze del tutto fortuite : sembra strano ma spesso questo mi è accaduto con film che in qualche modo mi hanno toccato , mi hanno dato qualcosa. Rivette è un autore che può sembrare per certi tratti insopportabile . Esasperante nella sua ossessiva lentezza, ripetitivo,( letteralmente addirittura, quando una scena viene ripetuta con varianti minime che al momento possono anche sfuggire, facendola sembrare una inspiegabile replica),allusivo fino alla maniera, un modo di raccontare e descrivere il mondo meticoloso e teatrale ; e nel contempo grande proprio in virtù di queste stesse pecche.
Mi sono quasi commossa alle scene di amore ( dico quasi perché non mi accade mai di sentirmi turbata fino all’empito delle lacrime). E’ stata una commozione da riconoscimento, da identificazione. Quel bisogno di mescolare al piacere fisico la voluttà dell’invenzione in una continuità ininterrotta…
Il richiamo al soprannaturale e al paranormale interessa al regista solo in quanto serve a dare all’ambiente e ai personaggi una dimensione di atemporalità ; e così si privano le persone del loro contesto spicciolo, quotidiano, ( oppure certi aspetti di esso, come il lavoro di orologiaio, assumono connotati clamorosamente simbolici ) e si provvede ad identificarle  solo mediante una loro peculiarità del sentire. Nella loro storia tutto a poco a poco perde rilievo attraverso la messa  a fuoco di un elemento che diventa invasivo e onnipotente. Il vecchio tema romantico dell’amore più forte della morte è riproposto con grande asciuttezza e pathos, fino alla superba e tenera scena finale, in cui il sangue sgorga di nuovo dalla ferita di Marie.

 
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giovedì, 06 luglio 2006

 

VATER UND TOCHTER

Fu molto amato, e amò molto. Ma quello che ammiro di più in lui è la capacità di "abbandonare" chi lo deluse e lo "tradì".Trovare motivazioni e giustificazioni per chi non si rivela all'altezza delle nostre valutazioni ed attese non è  - come spesso si millanta -  un atto di generosità, bensì di debolezza : è dovuto infatti al timore di non saper affrontare il dolore della rinuncia. Lui seppe sradicare sentimenti e rapporti  una volta che si erano rivelati fallaci. Non odiò; non covò dentro di sé rancori autodistruttivi né accettò compromessi affettivamente avvelenati ; semplicemente andò oltre.

Tagliò, con il bisturi chirurgico del suo cervello meravigliosamente limpido e del suo cuore appassionatamente gelido.

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