Esterhazy

"IL MIO BUON PADRE ERA PARTITO A GALOPPO IN UNA PIANURA BELLISSIMA"
venerdì, 30 giugno 2006

Divano analitico

So che sei là, nel buio, dietro di me . Non permetti che io ti guardi, né vuoi che veda come e quanto tu guardi me. So che mi ascolti : posso percepire il vortice del tuo udito che afferra le mie parole appena scivolano dalla mia bocca , mi piace parlare sempre più piano in modo che la mia voce assomigli sempre più a un balbettio, un mormorio, il chioccolio di una fontana, la lallazione di un lattante. Tu assorbi i miei suoni primordiali e li ricomponi in scale di senso, scale in cui i pensieri assomigliano agli angeli del sogno di Giacobbe nel loro andirivieni festoso e santo.
Non so dire come - per quali vie – percepisca la tua presenza, ma so che accade in modo più forte e più intenso di qualsiasi altra percezione sensoriale
Se il toccare e il vedere, l’annusare e il tastare, l’udire e l’odorare possono dare certezza, essa non è che la millesima parte di quella che mi dà il NON vederti e il NON toccarti.
 
Tu sei là, dietro la mia testa distesa, e posi la mano sul bracciolo contro cui la mia testa poggia. Ogni tanto ho l’impressione – ma so che potrebbe essere solo una impressione – che tu mi sfiori i capelli, addirittura che giocherelli con qualche ciocca. Ma non mi distrai, non mi distraggo. Sono troppo tesa a percepire la tua GENTILEZZA priva di dolcezza, la tua benevolenza priva di compassione, la tua bontà priva di misericordia…
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giovedì, 29 giugno 2006

 

...a proposito di  G.M. HOPKINS


                                        THE LEADEN ECHO

How to kéep—is there ány any, is there none such, nowhere known some, bow or brooch or braid or brace, láce, latch or catch or key to keep
Back beauty, keep it, beauty, beauty, beauty, ... from vanishing away?
Ó is there no frowning of these wrinkles, rankéd wrinkles deep,
Dówn? no waving off of these most mournful messengers, still messengers, sad and stealing messengers of grey?
No there 's none, there 's none, O no there 's none,
Nor can you long be, what you now are, called fair,
Do what you may do, what, do what you may,
And wisdom is early to despair:
Be beginning; since, no, nothing can be done
To keep at bay
Age and age's evils, hoar hair,
Ruck and wrinkle, drooping, dying, death's worst, winding sheets, tombs and worms and tumbling to decay;
So be beginning, be beginning to despair.
O there 's none; no no no there 's none:
Be beginning to despair, to despair,
Despair, despair, despair, despair.

...e un TENTATIVO di traduzione


Come impedire... c'è mai, c'è mai, non c'è alcuno, noto in alcun luogo, alcun nodo o fermaglio o treccia o fettuccia, laccio, cappio o panie o chiave per impedire
Alla bellezza, impedire, alla bellezza, bellezza, bellezza... di svanire?
Oh, non c'è modo di spianare queste rughe, striate rughe profonde,
Via? nessun modo di allontanare queste lugubri messaggere, silenti messaggere, tristi e furtive messaggere del grigio?
No, nessuno, nessuno... oh, no, non ce n'è nessuno!
Né potrai essere a lungo, come sei ora, chiamata bella...
Fa quel che puoi fare, fa quel che puoi,
Ed è saggezza disperare presto:
comincia: perché nulla può essere fatto
Per tenere a bada
La vecchiezza e i mali della vecchiezza... capelli canuti
Piega e ruga, declino, morte, il peggio della morte, sudario, tombe e vermi, e il cadere nel dissolvimento;
Comincia dunque comincia a disperare.
Oh, non c'è nessuno... no, no, no, nessuno:
Comincia a disperare, disperare,
Disperare, disperare,disperare, disperare.

 



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mercoledì, 21 giugno 2006

 

                                           Gulliver

 

"... Cercai di alzarmi,  ma non riuscii a muovermi  poiché,  mi  sentii  le braccia e le gambe legate da entrambe le parti    alla terra e così i capelli che avevo  lunghi  e  folti.  Sentivo che molti  legacci  sottili  mi attraversavano il corpo dalle ascelle alle cosce.  Riuscivo solo a guardare in  alto,  mentre  il  sole  cresceva 
abbagliandomi  gli  occhi."

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martedì, 20 giugno 2006

Fiume carsico
 
Scorreva fra erbe e fiori, alla luce del sole.
Sponde fruscianti e palpitanti, e la sua acqua come un liquore, come un umore, che carezzava e poliva i ciottoli del greto. Nuvole specchiantesi, in gara di velocità. E le delizie dei venti in superficie, le crespature, i brividi, gli scompigli.
Poi, l’inghiottitoio.
Nel gelo e nel silenzio della grotta sotterranea. Le sue acque mute , immote come cristallo nero.
 
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venerdì, 16 giugno 2006

SOLO PITTORESCO…
 
Mi chiedo che differenza ci sia fra il pittoresco e il bello, e se sia possibile definire dei criteri distintivi che vadano aldilà della mera impressione-intuizione soggettiva. Posso dire che davanti a certe opere – figurative, letterarie, musicali – ho reagito dicendomi : no, non è bello, è SOLO pittoresco.
Forse un discrimine sostanziale è che raggiungere il pittoresco è “relativamente” facile: basta avere il talento – non disprezzabile ma limitato – di scegliere, dosare, manipolare gli ingredienti giusti. E in più il fiuto sicuro per la gradevolezza.
Ecco, ci siamo : la gradevolezza. Il pittoresco è sicuramente gradevole, il bello non lo è necessariamente. Anzi a volte può essere sgradevole. Un pugno nello stomaco. Ricordo quella frase di Kafka, che diceva che un libro deve penetrarti come un pugnale, lacerarti come una lama.
La bellezza è ardua.
Se insomma il segreto del bello è questo produrre un effetto di vertigine, di mancanza di respiro (saggezza delle frasi comuni : bello da togliere il fiato), di precipitare in un vuoto in cui giusto quella bellezza è l’unico appiglio, si può facilmente concludere quanto esso sia raro e quanto spesso in realtà c’imbattiamo in suoi succedanei.
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mercoledì, 14 giugno 2006

LE GENOU DE CLAIRE

Rivisto per caso un vecchio film poco noto di e.rohmer – lo vidi la prima volta anni in una saletta d’essai e non mi fece grande impressione -  e invece questa volta mi ha colpito la tematica che – non so se capziosamente, per una mia predisposizione mentale – vi ho individuato: Il rapporto anzitutto fra l’intreccio che può esserci fra una storia pensata, vicende immaginate come possibili e attuabili, e il susseguirsi di vicende “reali” che chiamiamo vita. In sintesi il protagonista, un uomo maturo e apparentemente molto consapevole, che sembra controllare pienamente le sue relazioni affettive – sta per sposarsi con la donna con cui desidera stare per il resto della vita – coinvolto da un’amica scrittrice che cerca ispirazione per le sue “storie” , mette in atto un approccio erotico-sentimentale , prima, con un’adolescente in piena crisi postpuberale, poi con la sorella di lei, Claire, giovane donna innamorata di un suo (odioso) coetaneo. Jerome ( il protagonista) sperimenta la doppia relazione, convinto ( o illudendosi) di padroneggiare il tutto , e riferisce costantemente all’amica scrittrice le sue reazioni e quelle delle due ragazze. In alcuni passaggi lo spettatore ha l’impressione ( e forse desidera) che il controllo della situazione sfugga a j. , confermando così l’impossibilità di sottoporre la vita a una regia : fra “inventare” e costruire una relazione e trovarsi a viverla, c’è la differenza che intercorre fra cosmo e caos.
Il dettaglio del ginocchio di Claire è geniale : la ragazza sale su una scala per cogliere ciliegie e jerome è folgorato da quel ginocchio scoperto che inizia a ossessionarlo. Ho sempre pensato che – consapevolmente o meno – ci s’innamora per un dettaglio, che ci sequestra e ci blocca nel flusso mobile ed eterogeneo delle nostre esperienze. L’amore è come una istantanea che immobilizza e ripete all’infinito una percezione che in qualche modo è stata “diversa” dalle altre, ci ha flesciato il cervello e i sensi introducendoci per un attimo in un “altrove” di cui non sappiamo niente ma che , in quell’attimo, ci ha dato un sentore di sé. E tutto il percorso amoroso successivo – la relazione, il rapporto – non è altro che la disperata nostalgia di quel momento, la ricerca ossessiva di attingere di nuovo quel sapore, come quando si ricerca un odore, un colore, e continuamente si dice : non è questo, non è questo…, ma si continua a tentare, a tentare, a cercare di trovare, immobilizzati , fuori dal tempo-spazio, finché l’ultima traccia del ricordo svanisce, e l’amore finisce.
Al termine del film , il protagonista maschile conclude con compiacimento perbenistico la sua sperimentazione : è convinto di aver fatto del “bene” alle due ragazze, facendo crescere l’una e svelando all’altra la gagliofferia del fidanzato.
Ma il film si chiude con Claire che accoglie di nuovo a braccia aperte il suo ragazzo, e che beve fiduciosa le frottole ( o “verità”? ) che lui le racconta.
Ancora una volta , la “vita” va per conto proprio. 
(questo scritto risale a domenica scorsa, e lo posto dopo avere letto il commento al film In SvuotaMenti)
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martedì, 13 giugno 2006

DANS L’INTIMITE’
 
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- Come mai zoppichi
- Zoppico? Ma no…ho sempre camminato così…
- Questa gamba…la sinistra, la strisci con una tale grazia
- Ah sì?
- Sei pieno di vizi in tutti i sensi
- Vizi…in che senso?
- Beh…alterazioni di ciò che viene definito norma, in genere
   Quando stringi la mano…ad esempio
   Nel lasciare la mano dell’altro, la rovesci d’improvviso, come se tu fossi sul punto di torcerla
   E la lasci lì…
  E quando cammini scalzo, hai un modo di allargare le dita dei piedi…aderendo al pavimento
  come   se tu avessi sulla pianta delle piccole ventose.
   E quando sorridi, alzi l’angolo sinistro della bocca sempre più di quello destro
   Poi, sbuffi.
- Sbuffo?
- Emetti uno squisito ron-ron, che ti fa vibrare impercettibilmente tutto il corpo.
   Basta toccarti che se ne è contagiati, si comincia sottilmente a vibrare.
   Io poi, finisco con il battere i denti. Come in preda a un attacco epilettico.
- E che cosa ancora?
- Emani vapori, nebbia…un’aureola fangosa ti circonda il capo.
   Un Fumus Piceus…
   che ha un odore di vecchia locomotiva..
    E le tue palpebre sono decisamente troppo pesanti, quasi grevi.
    Conchiglie rovesciate dal cui bordo inferiore sfugge un filo di luce che ferisce come una
    gibigianna.
- Gibigianna?
-Sì, gibigianna.
 Occhi micidiali.
 Vitrei come un lago alimentato da infernali immissari.
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lunedì, 12 giugno 2006

 

ABRAHAM BOSSE , SAVANT GRAVEUR

 

LA MANDRAGORE

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sabato, 10 giugno 2006

CUORE SACRO

Sono inorridita dalla violenza kitsch che da un po' di tempo si opera sul sacro. Per cui, in svariati loca dell'immaginario e della comunicazione, visiva e verbale, fioriscone icone raccapriccianti di cuori-di-gesù scoppiati o di madonne ammiccanti. Sembra che la tendenza più solleticante che emerge in molti blog sia la mescolanza - che solo a sprovveduti può sembrare inedita - fra sesso e sacro.

Saranno forse le mie origini o aspetti secondari ( acquisiti, dico) del mio modo di essere , a convincermi in modo così radicato che in tutto ciò che riguarda il sacro, la legge primaria è quella del Sigillo : sigillo di labbra, sigillo di occhio, sigillo financo di mente, di pensiero. Nessun silenzio - foss'anche di quelli "interminati" e astrali - è mai abbastanza per il Sacro. Tutto ciò che si può dire  di esso non può che essere preceduto da un prefisso denegativo.  E' l'estremo monito contro la ybris umana, portatrice di tutte le sciagure del mondo.

Senza questa chiave di accesso, si precipita nella paccottiglia folkloristica, nel ciarpame del cuore e delle viscere,che si colloca precisamente all'opposto di ogni spiritualità.

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martedì, 06 giugno 2006

Solo desiderio, solo deserto

 

Hamasha shelo nigmar (Tempesta di sabbia)

In questo viaggio che non ha fine

E nel quale nessun'onda compare all'orizzonte

Dove sono io?

Non ho né bocca né volto,

solo desiderio, solo deserto.

Non so chi io sia stato.

Vago sul mio cammello e solo la luna mi è

testimone.

Se il mio cammello cadesse e morisse,

io seppellirei il mio volto tra le sabbie.

Nessun'onda compare  all'orizzonte.

Solo desiderio.

Solo deserto.

( versi in ebraico moderno di Yair Dalal , cantati su un'antica melodia dei nomadi del  Negev)

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