Esterhazy

"IL MIO BUON PADRE ERA PARTITO A GALOPPO IN UNA PIANURA BELLISSIMA"
martedì, 30 maggio 2006

SARCASMO

Nella geniale definizione del Devoto-Oli, è il senso d'insoddisfazione di sé che si esprime nella demolizione di altri. Mentre l'etimologia, se vogliamo mantenerci su un piano di  neutra oggettività, rimanda al greco antico sarkasmòs = lacerazione di carni.

I commentatori di blog che si cimentano nell'ardua pratica del sarcasmo dovrebbero tenere presente e l'una e l'altra formula definitoria. E dunque le loro sortite non dovrebbero mai essere inficiate - per evitare l'effetto boomerang - dal sospetto che può nascere, vuoi nel destinatario vuoi nell'occasionale lettore, di un coinvolgimento troppo personale dell'estensore; in poche parole , che dietro a quel livore - spesso spropositato - si celi qualche sordida schiuma di quelle - che pur essendo ahimè inestirpabili dalla natura umana - un individuo ben attrezzato nella lettura di sé sa far defluire e deglutire con un sorriso.

E questo è il primo comandamento del codice del sarcasmo.

Il secondo precetto , additatoci dall'etimo - è che il sarcasmo che non "lacera le carni" e spruzza solo qualche stilla di veleno, è  robetta da dilettanti. E qui entra in gioco - ovviamente - l'uso della lingua : che se  è importante  in ogni ambito - anche nei più insospsettabili - della comunicazione, per colui che - per motivi suoi più o meno oscuri - si diletti a trinciare il suo prossimo, è indispensabile, in quanto fa la differenza fra un credibile epigono di Voltaire o di Kraus e una Mezza Calza. E' appunto della genìa di quest'ultime che sono popolate room di chat e commentarî di blog, in cui l'aspirante Dilaniatore di Carni mi ricorda irresistibilmente  l'indimenticabile In-fante ( attenzione all'etimo!) vomitante bavetta verde del film l'Esorcista.

Quanto basta insomma per convincermi a non cancellare alcun commento del genere, a preziosa documentazione  e monito di quanto sia da evitare l'abbordare con spericolato dilettantismo l'insidiosa pratica del SARCASMO.   

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lunedì, 29 maggio 2006

UOMINI

Sue sono l'amabilità elusiva e l'inalterabile gentilezza.

Conversatore piacevole, dà l'impressione  ad ogni interlocutore di privilegiarlo e di tener conto dei suoi nteressi e delle sue caratteristiche.

Un tantino assente, mantiene sempre una impalpabile distanza, forse involontaria, ma insuperabile. La barriera cade quando ride , quando trova chi sa farlo ridere.

Non ama dir di no. Ma in qualche modo fa arrivare il suo diniego, fermissimo.

 Suole ridere di se stesso - come quando dice di sé "sono una personalità magnetica" -  e lo fa con una scrollatina di spalle e guardandoti dritto negli occhi, quasi ad accertarsi che l' intenzione autoironica sia stata recepita inequivocabilmente. 

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venerdì, 26 maggio 2006

En paradoxe
 
Mettere barriere – non parlo di steccati o bastioni – sotto forma di divieti ad esempio, e anche auto-divieti, frena l’arroganza dei sensi che come cavalli al galoppo vanno avanti ciecamente finchè trascinati dal loro stesso impeto sfondano il Muro Sacro.
E’ la geniale, storica, trovata del popolo Ebraico che praticamente ha “inventato” la religione e l’etica.
E’ l’arrestarsi sulla soglia sentendo che il NON ti arde le vene e ti fa scoppiare il cervello.
NON guardarmi, NON chiamarmi, NON raffigurarmi. LUI che dice NO : è il fatto ultimo che prova la sua esistenza.
Accettare di non vedere , di essere al buio, per vedere meglio : il segreto della Nictalopia.
Liberarsi dalla prevaricazione dei sensi, con la loro pretesa di attestare la veridicità di ogni cosa.
Il gesto della Creazione in Michelangelo : non c’è contatto fra il creatore e il creato, fra la punta delle dita dell’uno e quelle dell’altro c’è distanza, manca il contatto. I vecchi demiurghi delle antiche mitologie impastavano maneggiavano trattavano i materiali primordiali, ma Iddio non ti tocca, non ti tocca né 
 v u o l e   e s s e r e   t o c c a t o.
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mercoledì, 24 maggio 2006

                                                      Lucong, Goodnight Chelsea

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martedì, 23 maggio 2006

PAROLETTE

Suvvia andate, parolette mie -
Varcate l’inconsistente aria
Dell’oblio
Oh , spudorate parolette,
volate
e non celate quanto
siete affamate -
animate gemme fiammate,
e mostratevi
disarmate
che tale è la vostra più
intima verità.
Sulla soglia fermate-
Spiate
L’Angelica Entità –
E affermate
Ancora una volta
Il paradiso
Della
Fraternità.
(à la manière de G.C.)
 
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lunedì, 22 maggio 2006

 

Gli Accattivanti

Essere accattivanti – e lo si può essere in molti modi : nel parlare nel gestire nel guardare e nel sorridere, nel vestire; ma ora sto pensando in particolare allo scrivere – può sembrare apparentemente un vantaggio. L’etimologia del resto, come sempre, la dice lunga : un  ‘ad’ più un derivato di capĕre, cioè captivus=prigioniero. Un termine quindi che rimanda con certezza all’ambito della seduzione, e come tale, di tutto rispetto. Anche se la seduzione dell’Accattivante mi sembra , a dire il vero, assai all’acqua di rose.
Indubbiamente egli esercita un fascino, la cui peculiarità è di agire indiscriminatamente su persone eterogenee, diverse per ceto, cultura, gusti, abitudini e così via. Ognuna di esse magari troverà una motivazione diversa per soggiacere all’attrazione del fascinatore, a volte persino lo contrasterà denigrandolo in quella maniera esacerbata e compulsiva che fatalmente fa sospettare un inconfessato e inconfessabile innamoramento.
Tramite una personale osservazione degli Accattivanti che ho incontrato ( confesso che il fenomeno – e uso la parola con appena un tocco di riferimento  al concetto di “monstrum” - mi ha sempre incuriosito) , credo di poter concludere che essere accattivanti non è alla lunga un vantaggio per coloro che possiedono questa caratteristica. Pagano infatti la piacevolezza dell’”incontrare”, di avere successo nell’ampio ventaglio delle relazioni, di essere sempre confortati da nutriti gruppi di devoti, persino di  godere del rovello,amoroso anch’esso,dei loro appassionati detrattori. – sì, pagano tutti questi gradevoli orpelli con il RIMANERE FERMI, inchiodati al loro stesso autocompiacimento che tuttavia pian piano perde sapore per i loro palati viziati.
Il gradimento altrui diventa la loro Gabbia, il loro Carcere, la Tomba dei loro veri (?) talenti.
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venerdì, 19 maggio 2006

Memoria

non è peccato finché giova. Dopo

è letargo di talpe, abiezione

che funghisce su sé…

E.M. 

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mercoledì, 17 maggio 2006

 

UNTITLED

                                          LUCONG, 2004

( Enfin : l'unica forma di narcisismo decente!)

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martedì, 16 maggio 2006

 

Mysterium tremendum, mysterium fascinans

Leggo con stupore e quasi - ma sì - con gioia, ritrovando un antichissimo Costituente del mio Immaginario. A riprova, persino qualcosa che ricordo di avere scritto qui...INGHIOTTITOI.

'Nel repertorio delle immagini mistiche è testimoniato il motivo dell'attrazione derivante dall'essere ingoiati al culmine di u n  l u n g o   p r o c e s s o  d i  a v v i c i n a m e n t o  a l   D i v i n o.  Nella Weltanschauung mitica,  frequente nella mentalità arcaica, l'iniziato è coinvolto in un'esperienza terribile d'incontro con il "mostro", il quale, "divorando" l'iniziato, gli permette di raggiungere un livello comportamentale più maturo  e allo stesso tempo un nuovo status sociale. In entrambi i tipi di esperienza la persona viene elevata ad un livello superiore : l'approccio primitivo impiega la tecnica della presentazione del giovane al mysterium tremendum, mentre l'approccio mistico fa uso della tecnica della ricerca di un incontro con il mysterium fascinans...'

(in "Cabbalà - Nuove Prospettive", Moshe Idel, ed.Giuntina)

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martedì, 16 maggio 2006

                                         MOUSE  TRAP

                              

                               Lucong, 2004

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