Esterhazy

"IL MIO BUON PADRE ERA PARTITO A GALOPPO IN UNA PIANURA BELLISSIMA"
lunedì, 27 febbraio 2006

 

DISTANCE

Distance - is not the Realm of Fox

Nor by Relay of Bird

Abated - Distance is

Until thiself, Beloved.

(E. D)

[Distanza - non è il regno della volpe

né un volo di uccelli può colmarla -

Distanza è solo Quella

fino a Te, adorato.]

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domenica, 26 febbraio 2006

  ...............................................................................................................

Tu, misterioso spirito gentile,

fammi la guardia come un carceriere:

che non nasconda piú, vanesia e vile,

verità vergognose e voglie vere.

                  

(P.V.)

 

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sabato, 25 febbraio 2006

 LE BRUIT DU TEMPS

 

Olga S. ,  Kiev, 1903

 Olga S., Kiev, 1923

                                

           Olga S. , Kiev , 1943                                                                              

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venerdì, 24 febbraio 2006

Et sub aurei nembi specie Lucifer veniebat...

Come il nuotatore stremato

come il Battista decollato

come l'amante estenuato

come il plorante disperato :

Il fiero capo sollevava

e in quell'atto superbo mi parlava,

il suo dire fluente mi bagnava

e rorida rugiada m'irrorava.

E gli orli delle palpebre lambire -

gli estremi delle labbra sfinire -

il collo chino accarezzare -

la pelle chiara imporporare -

il ventre freddo rinvenire.

Pioggia gentile e violenta

in forma di aurea tormenta

d'un subito getto m'investiva

lontan da ogni riva mi gettava.

Ché l'essenza divina mi svelava

della sua dolce natura prava

e me volente mi facea sua schiava.

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giovedì, 23 febbraio 2006


SIMILIS SIMILIBUS…
Ma che m'importa degli imbecilli? Non è a loro che parlo.
(Sade, La filosofia nel boudoir)

Accettare o rifiutare Sade, essere d'accordo o in disaccordo con le dissertazioni dei suoi libertini, è un falso dilemma, o meglio: è l'alibi a cui ricorre qualsiasi rifiuto. Se Sade risulta inaccettabile, è perché viene misurato con la logica della praticabilità sociale. Ma Sade non parla alla collettività, bensì all'individuo, e lo invita a incontrare, pericolosamente, la parte di sé che egli stesso considera inumana.

Non si può eludere (o tradurre in positivo) la violenza lucida del suo pensiero, come non ci si può sottrarre alla violenza fredda degli uomini. Non è Sade che ha inventato gli assassinî, le mostruosità o gli abusi di potere (di cui, peraltro, ci ingozziamo, senza problemi digestivi, ogni giorno): ha voluto solo investigarle, e fino in fondo, e nel più profondo. Ciò che non finisce mai di turbare le nostre coscienze.

 

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mercoledì, 22 febbraio 2006

 

THAT GOD FORBID...

That god forbid, that made me first your slave,

I should in thought control your times of plaisir,

Or at your hand th'account of hours to crave,

Being your vassal bound to stay your leisure.

O, let mi suffer, being at your beck.

Th'imprisoned absence of your liberty,

And patience tame, to sufferance bide each check,

Without accusing you of injury,

Be where you list , your chartet is so strong

That you yourself may privilege your time

To what you will; to you it doth belong

Yourself to pardon of self-doing crime.

 I am to wait , though waiting so be hell,

 Not blame your pleasure, be ill or well. 

W.Shakespeare. Sonetto LVIII

Quel dio che per primo mi rese tuo schiavo, oh, non voglia quel dio

che io da lontano controlli i tuoi tempi di piacere,

oppure implori dalla tua mano il conto delle ore.

Oh, lasciami soffrire, dato che son tuo servo,

l'assenza di te libero che m'imprigiona,

e con mite pazienza, sopportare ogni prova,

senza accusarti di niente.

Sta' dove ti piace : la carta che hai in mano è così alta,

 che puoi godere del tuo tempo come meglio vuoi.

A te solo spetta di perdonare te stesso per le tue colpe contro te stesso.

   A me tocca aspettare, anche se aspettare è un inferno,

   e non biasimare il tuo piacere, bene o male che sia.

 

- libera traduzione...mia

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martedì, 21 febbraio 2006

Nel folto del terebinto

Le storie sono capricciose. Le storie sono prepotenti. Le storie sono invadenti. E comandano loro. Ne vuoi scrivere una e invece ne irrompe un’altra e la fa da padrona.

Così sono stata presa per i capelli dal terebinto di Assalonne..

 Fra le storie che s’inseguono e si sovrappongono c’è nondimeno un filo, e in questo caso il filo è Tamar, anche se non è la stessa Thamar che s’innamorò del vecchio Jacob e dello spirito di Israele.

 Questa Tamar è una giovane vergine, sorella di Assalonne, figlio di Davide . E’ bene sapere che in tutto Israele non vi era uomo che fosse tanto lodato per la sua bellezza quanto Assalonne : dalle piante dei piedi alla cima del capo non vi era in lui difetto alcuno.Ma soprattutto splendidi erano i suoi capelli : lunghi, folti , naturalmente profumati e del colore delle drupe di terebinto.

 Accade che un altro figlio di Davide, il primogenito Amnon , s’innamori della piccola Tamar, sua sorella,  in modo così  folle  che giunge a violentarla attirandola a sé con uno stratagemma. Dopo l’atto la passione svapora come il fumo di un sacrificio, e lui non esita a farla buttar fuori di casa da un suo servo. Tamar ripara in lacrime da Assalonne : lui al momento consiglia il silenzio, ma ben presto vendicherà la violenza incestuosa uccidendo Amnon.

Molto più tardi, uomo fatto, concluderà il suo destino di violenza tentando di spodestare il padre, senza riuscirci.

Il dettaglio che mi ha impigliato è nella fine di Assalonne : e cioè quando egli, fallita la congiura, è costretto alla fuga.

Nella foresta di Efraim si compie il suo spettacolare destino :

"Assalonne cavalcava il mulo; il mulo entrò sotto i rami di un grande terebinto e la chioma di Assalonne rimase impigliata nel terebinto; e così egli restò sospeso fra cielo e terra, mentre il mulo che era sotto di lui passava oltre. Joab, uno degli uomini di Davide lo vide e, contro l'ordine del re, prese in mano tre dardi e li immerse nel cuore di Assalonne, che era ancor vivo nel folto del terebinto".(2,Samuele)

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sabato, 18 febbraio 2006

 Durata

 

In tutto – in ogni persona o sentimento – io sto stretta , come in ogni stanza : sia che si tratti di una tana o di un castello. Io non riesco a vivere, e cioè a “durare”, non so vivere nei giorni, e ogni giorno vivo “fuori” di me. E’ una malattia inguaribile e si chiama – anima.’ (Marina Cvetaeva)

 Credo che potrei fare mie in toto queste parole, se non fosse per una certa riserva sul tema dello spazio: il fatto di sentirmi stretta, per quanto riguarda la dimensione spaziale, presenta nel mio caso delle eccezioni importanti , che a volte bastano a compensarmi di ogni altra angustia. Ci sono infatti dei luoghi a cui sento di aderire così perfettamente come una mano al suo guanto, e il guanto alla sua mano. Il più delle volte sono luoghi naturali, ma non mancano neanche ambienti interni, spesso caratterizzati questi ultimi – paradossalmente- da una effettiva angustia spaziale che anziché cagionarmi tormenti claustrofobici mi fa sentire splendidamente “a casa mia”.

 

Culla? Bara? Stipo riposto? Tana “sotto-il-tavolo-ricoperto-da-lungo-tappeto? O ancora…tenda?

Perfetta è invece la mia adesione al senso di angustia rispetto al campo affettivo, che poi è strettamente legato al tempo.E’ consolidata ormai la mia consapevolezza  di non sapere “durare”, che però non so se è giusto identificare tout court col vivere, come fa M.C.. Ma è vero che non so vivere nei giorni, nella sequenza di segmenti temporali che si susseguono ,  per cui ci si aspetta l’istituirsi di una coerenza fra ciò che precede e ciò che segue, nel campo affettivo nel campo operativo nel campo relazionale, insomma in ogni aspetto dell’umano esistere.

Nata tarata, angelo schizzato per errore nel trambusto del tempo, appesa ai miei istanti di accecante fulgore che nessun umano è disposto a farsi bastare, sola in un universo di cacciatori di tempo,di durata, di persistenza, di stabilità, di possesso.

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mercoledì, 15 febbraio 2006

 

COPPIE

 Nel suo cursus amorum si ripete con innegabile ricorrenza il personaggio dell’uomo carico di anni e di esperienza, severo ed esigente,  che posa gli occhi – i suoi begli occhi astratti e distratti – sulla fanciulla .

Il “Vecchio Sapiente”? Il “Vecchio illuminato”? “L’iniziatore”?

La sua secchezza sapienziale –

La sua aridità sentimentale –

La pungente ruvidità della sua tenerezza –

La sofisticata sottigliezza del suo Eros, un eros che non invade ma scortica e brucia. E lascia il segno.

Contrariamente a quanto si potrebbe credere con una troppo facile associazione, l’attrattiva di Lui agli occhi di Lei non è tanto quella del Pater quanto quella del Magister.

Thamar ai piedi di Jaakob : acerba idolatra a cui si schiudono gli scenari della spiritualità, ma che nondimeno non può staccarsi dalle ginocchia di lui. La rivelazione dello Spirito passa attraverso il suggello inestinguibile dei corpi.

Lui, il Magister, le concede il privilegio della sua parola e insieme la rigetta: perché il Magister è anche Iudex

Bacchetta le mani tenere e , disgustato dalla imperizia e dalla barbarie di lei, spesso distoglie gli occhi. Ma, nella sua perizia, egli non scorge che è prigioniero della stessa rete.

***

...sorridendo fra me , mi chiedo come farà lei, con il naturale avanzare degli anni, a trovare il suo magister, la cui età slitterà presumibilmente verso età sempre più tarde, degne di patriarchi. Oppure, come spesso accade, la vita darà uno dei suoi colpi di tacco, per cui si operano strepitose inversioni ( o è solo il cerchio che si chiude?), e un giovinetto, o addirittura un prodigioso Infante, sarà il suo ultimo Magister.

 

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lunedì, 13 febbraio 2006

DONNE 3

La Brillante à tout prix

Ne conosco di donne così...

Moderatamente intelligente - in ogni modo assai meno di quel che può sembrare - più brillante che profonda, sostanzialmente fatua, porta all'occhiello il fiore del suo stra-esibito sens of humour, della sua , proclamata a tutti i venti, ironia ( e auto-ironia, ovvio), il che fa nascere dei seri dubbi sulla qualità di ciò che viene tanto strombazzato. Fa parte di quelle donne che non vogliono mostrare lo strazio che le ferite della vita gli hanno inferto, anzi, ricoprono le cicatrici di cerone ottenendo uno sgradevole effetto di camuffamento e di artificio.

Ironia a buon mercato, savoir faire da padrona di casa vecchio stile, indulgenza tanto generalizzata quanto labile, che in realtà nasconde una sostanziale indifferenza agli altri e una radicata convinzione di essere la migliore; modestia esibita a coprire un narcisismo feroce; mai un flash che peschi nel profondo del suo animo senza ombre - la Brillante à Tout Prix resterà per sempre attaccata tenacemente agli stereotipi di sé che lei stessa ha creato e che sono tutto ciò che sa di se stessa.

                                                                                       

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