Sotto le palpebre sigillate
The voice of mysterious lyra
As it sings in the fields beyond death
Vibravano le note di una voce:
sotto le palpebre sigillate
fiorivan di fuoco lame.
Mi lasciavo coprire di capelli.
Sulla testa china
ricadevano a ciocche.
Fiutavo le ginocchia abrase -
il derma scorticato rinasceva,
le cellule zelanti lavoravano
a ricreare il loro sodalizio.
Odori, oh odori :
quanti ne manda il corpo.
Lui era così nero che nella notte non si vedeva.
Il miracolo della finestra
(tempo su tempo)
Nella sala bellissima, allungata ma raccolta, l’ensemble di virtuosi suona un pezzo molto noto ma pur sempre inebriante del divino Vivaldi. Alzando gli occhi noto sul fondo la finestra che in perfetta simmetria chiude la scena dietro i musicisti. Una grande finestra nuda, elegantemente slanciata , dagli infissi bianchi, insolitamente spartita da bracci a forma di croce latina.
E mentre la musica radiosa percorre il suo proprio tempo, la finestra esibisce il suo tempo attraverso il trascolorare delle tinte del cielo che essa inquadra, le cui pallide e vellutate tonalità palpitano come il piumaggio di paradisiaci uccelli.
Non riesco a staccare gli occhi da quel lento ma percepibile viraggio, reso misterioso dallo schermo sottilissimo dei vetri, che vi getta pagliuzze di barbagli ed esili tramature di ghiaccio. Dal grigio-petto-di-colomba al rosa-petalo-di-rosa all’incomparabile mauve sempre più foncé fino al viola e alla cupa tinta del mosto, il tempo astronomico scandisce il suo cosmico percorso, dispiegandosi sullo sfondo del tempo musicale che domina nell’interno.
Tempi diversi che s’inviluppano l’uno all’altro come gusci concentrici. Al centro, abbacinata, la mia mente , nel suo perenne conflitto fra l’abbandonarsi al tempo (o ai tempi) e la nativa vocazione a uscirne, a esserne infine LIBERATA.
IN
Il prefisso IN ha la proprietà di dichiarare non possibile ciò che segue : pone un sigillo di non realizzazione e quindi automaticamente ha il magico potere di trasferire l’oggetto del desiderio dal piano del progetto concretizzabile nel tempo e nello spazio ( quali che siano) al piano di ciò che mai e poi mai nel piano dello spazio e del tempo entrerà. E quindi chiaramente – non entrando nel tempo – non sarà deperibile, e - non entrando nello spazio - non sarà trasferibile, allontanabile, perdibile.
L’IN-raggiungibile, l’IN-realizzabile, l’IN-attuabile sfugge così all’IN-evitabile opacizzarsi dell’esistere, allo splendore fané dei tessuti e dei sentimenti.
Gli umani non amano il prefisso IN . Non lo accettano, reagendo in vari modi : lo rimuovono , lo minimizzano, oppure, quando ne hanno accertato definitivamente la INamovibilità, non trovano di meglio che convincersi che ciò a cui quell’IN si riferisce non esiste, non è “reale”.
Patetica fragilità. E’ vero che il fuoco degli astri è gelido, un fuocherello di stoppie è consolantemente caldo , anche se effimero. Allungano le mani dalle prensili dita e il pollice opponibile , i più evoluti dei primati, e sorridono beati al calore che accarezza le loro palme tese.
Il loro povero brancolante cuore insegue chimeriche idee di “realtà”, un residuo ancestrale di identificazione fra tattile e reale, una primitiva equazione mentale=inesistente, un infantile bisogno di reificazione.
Stringere fra la mani un oggetto noto illude il fanciullino di non essere al buio.
[ ho scritto 9 volte IN ]
anzi,10
Il bosco incantato
“ Il sesso nell'uomo assomiglia a un bosco incantato, ossia a un bosco stregato e protetto da formule magiche. Chi tenta di avventurarvisi cade in preda al sonno, o è tratto in inganno, o è plagiato. Qualche volta eliminato. Nell'uno e nell'altro caso egli è "scortato" da sortilegi che ottengono il loro principale scopo: non gli concedono l'accesso nel bosco, non glielo lasciano penetrare. Altri ne sono anche respinti, intimiditi da incantesimi che assumono aspetti di spauracchi “terrificanti”, che l’uomo non osa nemmeno nominare. Né il pennello, né la parola umana ardirebbero di riprodurre le loro parvenze. L’uomo fugge nel terrore e, ancora una volta, il fine è raggiunto: il bosco incantato resta un mistero. E’ il sesso questo bosco misterioso. Ma ecco vi s’inoltra Edipo. Ciò che importa a questo punto è non perdere la testa, drizzare bene le orecchie, sorvegliare occhi e cervello. ..Qui inizia una straordinaria metamorfosi e il primo passo di chi si arrischia è ampiamente ricompensato….
Chi è penetrato ormai nel bosco incantato e “non vi ha perduto il senno”, scopre a ogni piè sospinto immensi tesori: li raccoglie nella cesta, li cela in petto, li stringe nell’orlo della camicia. Ma noi, noi spersi laggiù, nella città coperta di polvere, ignoriamo vicino a quale perenne freschezza di vita si viva.”
[meravigliosa pagina di Vasilij Rozanov, in Da motivi orientali)
Sangue e Astri
...ci sono dei momenti di spettacolare chiarezza in cui arrivo a discernere il puro ordito della trama prima che le fasce orizzontali e verticali di riempimento alterassero lo schema.
Eppure il riempimento è zavorra, è fumus piceus obnubilante, e fuorviante. Ciò che ti fa scambiare l'inessenziale con l'essenziale, il contingente con il necessario, il transeunte con il persistente.
Assi fatali, ai cui estremi stanno Sangue e Astri.
E l'uno rappresenta il ruolo feroce del padre e del Padre nel paradigma della mia esistenza; le stelle invece la determinazione - altrettanto feroce -del mio Io a essere quello che è e niente altro che quello.
Angelo Deviato.