Esterhazy

"IL MIO BUON PADRE ERA PARTITO A GALOPPO IN UNA PIANURA BELLISSIMA"
venerdì, 29 luglio 2005

A Pietroburgo ci ritroveremo  /  come se vi avessimo sepolto il sole

e una beata parola  insensata  / pronunzieremo per la prima volta.

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giovedì, 28 luglio 2005

 

Trovare un senso a quello che non ce l'ha....

 

 

 

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mercoledì, 27 luglio 2005

Madeleine 3

  Il copione dei sintomi di Madeleine non differisce da quello delle grandi mistiche dell’Occidente : non manca neanche la percezione del Nulla, il “vuoto grigio”, a cui approda dopo le voluttà dell’estasi, e che caratterizza l’esperienza di una mistica “beata”, l’italiana Angela da Foligno ( vedi autobiografia).

Insomma è evidente che in altro contesto e per altre circostanze la singolare individualità della “folle di Janet” avrebbe potuto condurla a una santificazione da parte di una qualche chiesa

( d’Occidente o d’Oriente ) e a una folgorante ascesa in un liturgico empireo ( come per la sua omonima Maddalena de’ Pazzi, santa riconosciuta del calendario cattolico : 29 maggio!).

Pare che alla fine il tenace e ragionevole dottor Janet, dopo anni e anni di terapia…detentiva, abbia – a suo dire – “guarito” Madeleine, facendole ritrovare un “equilibrio” che se forse bastò a definirla “sana”, la privò certamente della sua ragione di vita.

 

Leggendo la storia di Madeleine  (che ho trovato nel bel libro di Clément-Kakar ‘La folle et le saint’), mi è venuto in mente un autore da me molto amato, Levi-Strauss e il suo “pensée sauvage”.

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mercoledì, 27 luglio 2005

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martedì, 26 luglio 2005

Madeleine 2.

Presto lascia la famiglia, finisce in carcere per vagabondaggio ; a chi le chiede il motivo del suo comportamento, lei risponde definendosi una “rinunciante”. Infine viene trasferita alla Salpetrière ,“tempio delle cure per isteriche”.

Nei lunghi anni passati alla Salpètriere si manifesta il risvolto mistico della esperienza di M. E’ evidente che essa, per dare un senso alto alla sua esistenza, incanala la sua sensibilità esasperata e iperreattiva, la sua creatività urgente e urente,  in una “invenzione” che corrisponda ai suoi bisogni più profondi senza esserne distrutta. E quindi non c’è dubbio : il suo essere come è e il non potere essere diversa, viene da Dio. Solo attribuendogli infatti una origine così alta, può giustificare a se stessa di avere rifiutato il piacere per salvarsi la vita.

Il percorso è obbligato : visioni estatiche, trance, catatonie, lesioni corporee  - autoinflitte o di origine psicosomatica? - , tutte le fasi insomma di un contatto sempre più intimo con “Dio”.

A quanto risulta dalla documentazione lasciata da Janet, M. collabora volentieri nel descrivere minuziosamente i suoi stati e le sue sensazioni, per cui paradossalmente poche descrizioni dell’orgasmo femminile sono così efficaci come quelle fatte da questa donna che ha “rinunciato" alla carnalità.

Prima tappa della Carta del Tenero : baci e fellationes….Assaporo dappertutto la soavità di questi baci. I godimenti nella bocca e sulle labbra sono continui, è impossibile paragonarli a qualsiasi altra cosa, è più dolce del miele…ho sulla bocca un sapore dolce e fresco, la mia lingua prova un piacere come non ne aveva ancora mai provati : questa dolcezza nella bocca è inebriante. Che liquore è questo che dolce e inebriante mi riempie la bocca? E’ come miele che non oso inghiottire, è come se mangiassi dolciumi, non ho voglia di alcuna leccornia, perché ciò che assaporo supera tutto quel che è possibile immaginare…”

E ancora :

‘Ho dolcezze enormi sulle labbra e, nel ventre che si stringe, scosse veramente divine… Ho dei fremiti in tutto il corpo quando Dio applica dappertutto le sue mani ardenti che fa scorrere dolcemente, impossibile definirlo, mi pare di svenire nel godimento che provo. Mi sento sempre più sollevata in aria, si direbbe che tutto il mio corpo si regga su una grossa corda che mi passa tra le gambe, e che questa corda comprima le parti che fa rientrare all’interno. Si fa qualcosa alla vescica, si pone un sigillo sull’apertura e il fastidio che si prova a urinare non è una sofferenza ma una voluttà… Provo troppo spesso, dentro e fuori di me, dei fremiti soavi, tanto particolari che mi riesce impossibile spiegarli...”.

(continua)

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martedì, 26 luglio 2005

                                                             

                                                               Igor Mitoraj  , Eros II

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lunedì, 25 luglio 2005

 Madeleine 1.

Il dottor Janet, esimio psichiatra dell’ospedale parigino ‘La Salpetrière’ sullo scorcio del secolo XIX, avrà in cura per molti anni una donna, Madeleine, ricoverata con la diagnosi di “psicopatia spirituale a sfondo isterico”.

Janet annota con meticolosa cura tutti i dati del caso, ricavati sia dall’anamnesi che dalla osservazione diretta.

Dalla documentazione, conservata negli archivi della Salpetrière, si viene a sapere che Madeleine fin da bambina ha presentato anomalie evidenti nella fisiologia e nel comportamento: comincia a camminare molto tardi – a 9-10 anni – perché le gambe “ non la reggono”; cade continuamente senza che sia possibile individuare patologie di tipo muscolare o neurologico. Ha crisi frequenti di tosse e di vomito. Soffre di iperacusia, per cui “il minimo rumore la fa sobbalzare , la scuote dalla testa ai piedi, anche soltanto lo scricchiolio delle scarpe nuove o il fruscio di un ago nella lana.”

I malesseri – gravi fino alla perdita di sensi – provocati dai rumori si accompagnano all’orrore fobico del contatto fisico. Quando la sarta le prova un vestito, Madeleine è scossa da fremiti. Respinge radicalmente ogni manifestazione di affetto, baci e carezze, anche da parte dei genitori.

In seguito arriverà a confessare che il piacere che le davano i sensi ( specialmente mediante il contatto con altri corpi, il gusto di cibi gradevoli, l’ascolto di musica) era così violento da terrorizzarla.

Percepiva chiaramente che “quel” piacere poteva annientarla,disintegrare la sua identità…

Così fece una scelta di “sopravvivenza” : si priverà di ogni leccornia, berrà acqua, mangerà pane e non ascolterà MAI PIU’ musica.

 

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lunedì, 25 luglio 2005

 

PUNITIVESHOES

 

 

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venerdì, 22 luglio 2005

    Lavinia  

Stanotte, dopo tanto tempo, è tornata a trovarmi Lavinia.

E pensare che credevo di avere definitivamente preso le distanze da lei.

Ascoltavo una musica strana, di un languore scandaloso che rasenta l’ossessione, nel ripetersi senza pudore del tema ; e lei ha bussato così forte, così forte che ho dovuto aprirle ( io non amo i fantasmi). Sentivo ancora la voce di chi me la presentò : questa è Lavinia, Sara.

-         Che ha di speciale? – chiesi , pensando che non mi sentisse.

Lei e il suo brandello di vela di levante, la sua figura alta e magra che si piegava così agilmente quando durante la gita  in barca le uscì dal piede lo scarpino.

C’è una gita cruciale nella storia di Lavinia, uno di quei “luoghi” magici dell’inesprimibile e del fuggente, un misto fra déja vu e premonizione, uno scambio , una distrazione fra passato e futuro.

Lavinia si macchiò di una colpa imperdonabile : non stare nei ranghi, non accontentarsi del ruolo destinatole, abbandonarsi al diabolico richiamo dell’orgoglio della creazione.

Creare nientemeno che la propria vita…..

 

                                                

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giovedì, 21 luglio 2005

La bellezza  ci sfianca e ci nutre....

 

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